L’arcivescovo di Utrecht, cardinale Eijk, in Diocesi per la festa patronale di San Marco ad Avenza, ha parlato di fine vita in una conferenza a Pontremoli

Pontremoli ha accolto il card. Willem Jacobus Eijk, presente in diocesi in concomitanza con la festa patronale di San Marco ad Avenza, giunto in Lunigiana per una lectio magistralis dal titolo “Una buona assistenza di fine vita”. Prima dell’incontro il cardinale ha visitato la Concattedrale, raccogliendosi in preghiera davanti alla Madonna del Popolo e nella cappella del SS. Sacramento.
Quindi si è spostato presso il Vescovado dove, promossa in collaborazione con il Serra Club, ha avuto luogo l’iniziativa con buona partecipazione di pubblico, la presenza del vescovo fra’ Mario Vaccari e, a sorpresa, quella del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova ed ex presidente della Cei. Con una presenza autorevole e un italiano curato, il card. Eijk – medico di formazione e esperto in bioetica – ha guidato i presenti in una riflessione delicata sui temi dell’eutanasia e del fine vita, ambiti nei quali ha maturato una lunga esperienza nel contesto dei Paesi Bassi.

Entrando nel merito ha illustrato l’evoluzione della legislazione olandese dove l’eutanasia, pur rimanendo formalmente vietata dal codice penale, è consentita ai medici che rispettino rigorosi criteri: l’assenza di prospettive di cura e una sofferenza ritenuta insopportabile dal paziente. Tuttavia, nel corso dei decenni, si è assistito a un progressivo ampliamento dei casi, passando dalla fase terminale a situazioni più complesse, come patologie psichiatriche, demenza e persino condizioni non strettamente legate a malattie gravi.
Il cardinale ha definito questo processo come un “piano inclinato”, evidenziando come l’allentamento progressivo dei criteri rischi di portare a una normalizzazione di pratiche sempre più estese. Le statistiche, ha sottolineato, mostrano che oggi oltre una persona su venti nei Paesi Bassi muore per eutanasia o suicidio medicalmente assistito.
Al centro della riflessione si è posto un interrogativo fondamentale: l’uomo ha il diritto di disporre della propria vita e della propria morte? La risposta, ha spiegato il card. Eijk, dipende dalla visione antropologica di riferimento. Nella cultura contemporanea prevale una concezione che identifica la persona “con la sola coscienza razionale” relegando il corpo a elemento secondario e strumentale. In questa prospettiva, la vita può essere interrotta quando non ritenuta più “degna”.
Diversa invece la visione cristiana secondo cui l’uomo è unità inscindibile di corpo e anima, creato a immagine di Dio. Da qui deriva l’impossibilità di giustificare l’eutanasia, pur riconoscendo che la vita non debba essere prolungata a ogni costo. Il card. Eijk ha infatti richiamato la distinzione tra mezzi “proporzionati e sproporzionati” nelle cure: non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente obbligatorio. Ampio spazio è stato dedicato alle cure palliative, descritte come un approccio che “non mira ad aggiungere giorni alla vita ma vita ai giorni”.
Attraverso un richiamo simbolico a san Martino – che divise il proprio mantello con un povero – l’arcivescovo di Utrecht ha evidenziato come queste cure restituiscano dignità alla persona, alleviando non solo la sofferenza fisica ma anche psicologica, sociale e spirituale. Fondamentale, in questo contesto, il ruolo della comunità e delle relazioni, contrapposto ad una visione individualista che rischia di isolare il malato.
Non è mancato uno sguardo alla situazione della Chiesa di cui il porporato è vescovo: su oltre 4 milioni di abitanti, i cattolici sono circa 650mila, serviti da appena 50 sacerdoti e organizzati in una quarantina di parrocchie! Un quadro segnato da una forte secolarizzazione, iniziata già nella prima metà del secolo scorso. Tuttavia il cardinale ha sottolineato segnali incoraggianti, con una rinnovata riscoperta della fede soprattutto tra gli adulti.
Alla domanda, posta dalla nostra redazione a margine dell’incontro, sulla possibilità di un futuro di speranza anche per la Chiesa in Italia, il card. Eijk ha risposto con fiducia: ciò che oggi si osserva in Olanda – un ritorno graduale alla fede – può rappresentare un segno positivo anche per altri contesti. Una serata intensa e ricca di spunti che ha offerto ai presenti non solo un’analisi lucida di questioni complesse ma anche una prospettiva umana e cristiana capace di coniugare verità, dignità e speranza.
Fabio Venturini



