Una nuova pubblicazione: protagonista la piccola frazione bagnonese
Dopo il libro-album fotografico dedicato alle frazioni di Vico-Valle e Vico-Chiesa, è ora la volta di una analoga pubblicazione su Canneto: un pugno di case che si erge, umile e pittoresco, su una collinetta che sovrasta la frazione principale di Vico-Chiesa.
Antiche case, aie di pietra, voltoni riportanti stemmi lontani, la fontana che zampilla acqua fresca. Immagini impresse nel cuore e nella mente di chi è cresciuto in quel borgo, ascoltando le narrazioni degli anziani e ammirando la loro saggezza.
Sfogliando questa accurata raccolta si affacciano alla memoria numerose scene di vita quotidiana, intrise della durezza e delle difficoltà tipiche del dopoguerra, ma altrettanto ricche di momenti spensierati, quando bastava poco per essere tali: la festa patronale, il ballo paesano, le note di una fisarmonica. Eventi che sottolineano il valore della riconoscenza senza orpelli, che le piccole comunità sanno vivere poiché radicate nell’armonia dell’unione dei legami parentali e amicali.
Il profondo senso di comunità si percepisce, soprattutto, durante gli annuali festeggiamenti del protettore Sant’Antonio da Padova, venerato nell’omonimo oratorio e simbolo della nostra esigua frazione. La statua lignea del Santo giunse a Canneto nel lontano 1936, grazie al sacrificio di tutte le famiglie di allora, ovviamente numerose e patriarcali, che si autotassarono, in tempi davvero magri, pur di raggiungere lo scopo prefissato: trasformare una nuda stanza in oratorio con la presenza di un intramontabile testimone del Vangelo come Sant’Antonio. Ogni 13 giugno la festa continua ad essere forte momento di riflessione spirituale e di gioioso incontro anche con gli abitanti delle frazioni limitrofe.
A Canneto, tra il XVIII e il XIX secolo, vi furono due sacerdoti – don Francesco e don Luigi Orsi – i quali prestarono prezioso servizio presso la parrocchia di Santa Maria Assunta, patrona di Vico. Personaggi di cui i nonni ci hanno spesso parlato sottolineandone la fede e l’operosa carità.
“L’affetto che mi lega a Canneto, dove vivo con la mia famiglia – dice commosso Aldo Pini, autore della prefazione del suddetto libro -, è lo stesso che provo nei confronti dei miei paesani con cui condivido le piccole, grandi cose della quotidianità”.
Una quotidianità che scorre tranquilla, diversa da quella delle grandi, caotiche città che, in età giovanile, abbiamo calcato nel solco del grande flusso migratorio. Ma ora siamo di nuovo, e finalmente, fra i nostri monti.
A Roberto Cappanera e a Olivano Sarti Taddei un sentito ringraziamento per la lodevole iniziativa e l’accurato lavoro svolto nella ricerca di foto e di documenti atti a redigere gli apprezzati libri. Opere che ci consentono di rafforzare il senso di appartenenza alla terra che amiamo e di cui vogliamo essere “figli devoti”.
I.F.



