Pochi, tenaci ed eroici gli agricoltori “festeggiano” uno dei momenti più importanti dell’anno. Le macchine di Claudio Fanti e l’azienda di Jacopo Vinciguerra

Anche quest’anno è arrivato il momento della trebbiatura e anche la Lunigiana non si sottrae all’antico rito. Dopo la semina fra ottobre e i primi giorni di novembre ecco che una volta arrivata l’estate, nei primi giorni di luglio ecco tornare la trebbia. Nei tempi passati era questo un giorno di lavoro faticoso ma anche di festa. Il grano veniva tagliato a mano e trasportato con i carri vicino all’aia o nella piazza del paese dove arrivava la grande macchina, attesa per mesi, che sembrava un treno vero e proprio, trainata da un trattore che riusciva anche a sopportare il peso della pressa “a testa di cavallo”.
Ed era consuetudine che si radunassero tutti, perché tutti erano disponibili ad aiutare! L’introduzione delle “mietilega” ha agevolato il lavoro di tagliare il grano che veniva raccolto in covoni; ma il cambiamento definitivo è avvenuto con l’arrivo delle prime mietitrebbie: non avevano ancora il cassone porta cereali e quindi necessitavano di più operatori perché scaricavano il grano direttamente nei sacchi, perciò almeno un uomo era addetto al cambio del sacco una volta pieno, un altro era incaricato di legarlo ed altri ancora di caricarli sui carri. La semina del grano era diffusissima: tutti potevano ricavare il prezioso cereale per il sostentamento familiare, visto che con la farina si producevano in casa sia il pane che la pasta; e poi c’era la paglia, una scorta da utilizzare soprattutto per il giaciglio degli animali.

Con il tempo, purtroppo, il crescente abbandono dei campi e la continua diminuzione dei capi allevati sono rimaste ormai poche persone (davvero eroiche, è il caso di dirlo) che seminano ancora il grano, alcuni affiancandolo con l’orzo. Tra questi agricoltori e allevatori il più giovane è Jacopo Vinciguerra, che nella zona di Scorcetoli con passione, sacrificio e grande dedizione porta avanti l’azienda agricola che ha ricevuto in eredità dagli zii Gino e Armando, “i cerghi”.
Addirittura Jacopo, con un investimento non da poco, ha acquistato una trebbia propria e provvede da solo ad effettuare l’operazione, oltre che a mandare avanti un’azienda con 35 capi di bestiame. Gli altri “eroi” rimasti a coltivare la terra possono invece ancora contare sulle grandi capacità e la disponibilità di Claudio Fanti che dalla Pieve di Saliceto, con le sue macchine agricole, provvede per la zona di Pontremoli, Mulazzo e Filattiera. Claudio da sempre porta avanti il lavoro già del papa Silvano e dello zio Piero e tutti si augurano che voglia continuare ancora per tanti anni. “Sono stufo”, dice ogni volta in dialetto, per poi dirigersi verso la sua mietitrebbia e, brontolando, partire un’altra volta ancora.
(F.B.)



