
è difficile capire se Donald Trump sia consapevole dei messaggi che invia al mondo. Non contento di essersi presentato come Gesù che guarisce l’umanità, ora si presenta come Atlante che porta sulle spalle il peso del mondo. A dire la verità Trump, o chi per lui, denuncia una certa dose di ignoranza. Atlante è uno sconfitto condannato da Zeus non a sostenere sulle spalle il globo terrestre (come appare nell’immagine di Trump), ma la volta celeste. Comunque egli vuol comunicare l’immagine dell’eroe che, malgrado tutti i cattivi pensieri di chi non lo ama, affronta tutte le grandi battaglie per il bene dell’umanità.
Non importa se questo significa calpestare tutti i trattati internazionali, se vuol dire cancellare Gaza e la Cisgiordania dalla carta geografica, se si può invadere un Paese come il Libano o bombardare senza preavviso un Paese ostile. Il passaggio è contrassegnato d violenze, morti, macerie e chi non è bombardato direttamente ne subisce le conseguenze economiche, eppure Trump pretende di essere annoverato tra i paladini della pace e i benefattori dell’umanità. Ma una pace affidata praticamente al volere di un “capo” e sostenuta dalla violenza sarà vera pace? Non tutti sono d’accordo.

In questi giorni, quasi come contrappunto, si è riunito a Roma il Concistoro dei cardinali convocato da Papa Leone XIV. Qui non c’è un uomo solo al comando: “Vedere cardinali”, dice il Papa, “provenienti da Chiese, culture e situazioni così diverse ascoltarsi reciprocamente e cercare insieme ciò che meglio serve il Vangelo è stato per me motivo di consolazione, di speranza”. La Chiesa speso è percepita come una realtà astratta o come forma di potere. I cardinali del concistoro vengono dai Paesi più diversi tra loro.
Ma tutti portano storie di Paesi concreti, spesso poveri, in guerra, sulle frontiere della fame. “Molti di voi hanno raccontato le sofferenze provocate dalle guerre, dalle violenze, dalle povertà e dalle tante ingiustizie che segnano la vita dei popoli”, ha inoltre sottolineato il Santo Padre; “Dietro questi drammi avete riconosciuto una sofferenza ancora più profonda: la solitudine, la crisi delle relazioni, la perdita della speranza, la difficoltà di riconoscersi reciprocamente come fratelli e sorelle”. Non potevano mancare sottolineature sulla guerra. “Prima di manifestarsi nella storia, la guerra nasce dentro di noi, quando il sospetto prende il posto della fiducia, la paura della speranza e l’altro viene percepito come una minaccia”.
“La guerra non è soltanto un conflitto tra gli Stati”. “Nasce molto prima, da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione. Dio desidera la pace, non rassegnamoci alla violenza”.
Giovanni Barbieri



