Le nuove frontiere della longevità. Ovvero: vivremo più a lungo tutti o solo alcuni?

Interessa ai grandi magnati della Terra, ma dilaga anche fuori del circolo dei miliardari: prevenire l’invecchiamento e allungare la vita delle persone. Un tema che ha a che fare con la medicina ma anche con la politica: garantire che i progressi scientifici e sociali siano a beneficio della longevità di tutti.

Nel settembre scorso in una conversazione a margine di un incontro ufficiale, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Putin parlavano affabilmente di longevità e immortalità: “La biotecnologia si sta sviluppando continuamente, gli organi umani possono essere trapiantati incessantemente. Più a lungo si vive e più si diventa giovani e si può persino raggiungere l’immortalità”. “Alcuni prevedono che in questo secolo gli esseri umani potranno raggiungere i 150 anni”.
Ebbene, le “nuove frontiere della longevità” sono argomento suggestivo di conversazione per i leader mondiali ma da tempo anche i magnati delle grandi aziende tecnologiche sono interessati ed investono sul tema.
Jeff Bezos, proprietario di Amazon, è finanziatore di Altos Labs, un progetto nato per sviluppare terapie di rigenerazione biologica e “ringiovanimento cellulare”.

Foto Siciliani-Gennari/SIR

Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir, ha sovvenzionato svariate aziende di biotecnologie e ha espresso interesse per la crioconservazione post-mortem nella speranza che la medicina trovi poi le cure necessarie che rendano possibile un ritorno in vita. Elon Musk considera l’invecchiamento un problema “estremamente risolvibile” e ha dichiarato che l’estensione ampia della vita o il suo raddoppio sono obiettivi possibili.
Ma oltre le suggestioni di leader e miliardari la domanda di elisir di lunga vita cresce e proliferano i “Longevity Center”: centri medici progettati per prevenire l’invecchiamento.
Includono l’uso di una diagnostica avanzata, check-up e test epigenetici per stabilire l’età biologica reale, identificazione di biomarcatori di invecchiamento per mappare lo stato di salute.
Un “Manager della Longevità” definisce poi un programma su misura che unisce medicina anti-aging, nutrizione personalizzata, integrazione di vitamine, minerali, aminoacidi e antiossidanti e stile di vita. Operano all’interno di un panorama scientifico ibrido, dove pilastri della medicina preventiva fortemente consolidati convivono con terapie emergenti non ancora validate da studi clinici a lungo termine.
Il tutto è a carico del privato cittadino a meno che questi non abbia una polizza assicurativa di fascia alta. Così la longevità diventa bene di consumo di lusso destinato a seguire le logiche del marketing in un prossimo grande business globale.
Quali sono i rischi della longevità commerciale? La critica principale riguarda l’accessibilità. Il 25 e 26 maggio scorsi a Roma, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, la seconda edizione del Vatican Longevity Summit ha evidenziato il rischio concreto di andare verso una “longevità di élite”.
Già oggi, in molti paesi, le persone con redditi e livelli di istruzione più elevati tendono a vivere più a lungo e con meno anni di malattia rispetto ai gruppi socialmente svantaggiati. Le nuove tecnologie per la longevità potrebbero ampliare questo divario se i loro benefici fossero accessibili solo a chi ha maggiori risorse economiche. In più, le nuove cure biologiche avanzate e le innovazioni tecnologiche hanno costi sempre più alti e alla portata di pochi paesi e di classi privilegiate. La conclusione del summit è stata che “la longevità o sarà democratica e accessibile, o rappresenterà il più grande fallimento etico della modernità”.
Per questo il dibattito sulla longevità deve coinvolgere non solo la biologia ma anche l’economia e la politica. Tuttavia, anche ammesso che i sistemi sanitari universali favoriscano una distribuzione più equa delle nuove e costose cure, la longevità non è data solo da innovazioni tecnologiche.
Nell’ultimo secolo, per estendere la durata e la qualità di vita l’umanità ha fatto leva su terapie e tecnologie ma ancor di più su riforme sociali: servizi sanitari universalistici, prevenzione ambientale, igiene pubblica, sicurezza alimentare, istruzione.
C’è oggi un fattore emergente sempre più importante: le relazioni sociali. L’isolamento è uno dei predittivi più forti di mortalità precoce. Coltivare amicizie profonde e legami familiari stabili protegge la salute emotiva e cardiovascolare.
Partecipare ad attività di volontariato, associazioni o gruppi di quartiere mantiene attivi e connessi. Frequentare persone di età diverse stimola la mente e combatte la solitudine.
Per questo servono città accoglienti, architetture urbane che incentivano l’aggregazione sociale spontanea e le opportunità di comunicazione e interazione, trasporti pubblici fruibili, spazi condivisi, riduzione della solitudine soprattutto per i più fragili.
Più di un Longevity Center serve un Ministero della Solitudine come quello istituito dal governo inglese nel 2018. La sfida quindi è prima di tutto politica: garantire che i progressi della medicina ma anche l’ambiente sociale siano a beneficio e misura della longevità di tutti.

Severino Filippi