Rapporto annuale dell’osservatorio meteorologico di Pontremoli
Per stendere queste note, basterebbe prendere quanto scritto lo scorso anno e fare alcune modifiche qua e là: la parte relativa alle temperature, poi, calzerebbe quasi a pennello, visto che l’alternanza di anni più freddi e più caldi pare perduta.
Un altro tassello si è aggiunto al nuovo quadro climatico e verrebbe spontaneo parlare di “aggiornamenti” del caldo più che di record, una volta in grado di resistere a lungo proprio in quanto eventi rari e oggi, invece, adusi a cadere con maggior facilità. Superare primati di freddo, al contrario, risulta sempre più arduo. L’auspicio è che per la Terra, pianeta malato per colpa nostra, possa esserci ancora tempo prima che la situazione precipiti senza rimedio con gravi conseguenze per la vita che ospita in tutte le sue forme.

In campo termico, l’anno appena concluso si piazza in terza posizione dopo il 2022 e il 2023.
Gli scarti dalla norma delle temperature medie mensili evidenziano che, nel 2024, nessun mese è risultato più freddo dei rispettivi canoni in maniera sensibile: giugno se ne è tenuto sotto di appena 0,1°C, dicembre li ha perfettamente rispettati e gli altri dieci li hanno superati, specie febbraio (scarto +3,3°C), agosto (+2,8) gennaio (+2,1) e luglio (+2) e in maniera meno eclatante, ottobre, in surplus di 1,8°C, marzo di 1,7 e aprile 1,4.
Più tenui gli scarti positivi di settembre (+0,5), novembre (+0,4) e maggio (+0,3). Febbraio è stato il più mite in assoluto avendo battuto il primato che resisteva dal febbraio 1966. A fronte di tali prodezze del caldo, le punte di freddo sono state più modeste come i dati riportati nella tabellina “dei più e dei meno” evidenziano. In media annuale, a Pontremoli, il 2024 si è congedato come terzo anno più caldo dopo il 2022 e il 2023.
Precipitazioni scarse solo in luglio e agosto e di modesta entità in novembre e dicembre; frequenti e abbondanti in tutti gli altri mesi, specie in ottobre.

Il capitolo delle precipitazioni denota i soliti contrasti, tipici di questo elemento del clima. Alla scarsità rilevata in luglio, agosto, novembre e dicembre, fanno da contraltare gli eccessi di ottobre, che ha ricevuto il doppio del suo già elevato quantitativo normale.
Più piovosi del consueto si notano pure i mesi rimanenti, specie febbraio e marzo. Il totale annuo, pari a 2303,0 mm, supera di oltre il 30% quello medio centenario (1730 mm) e colloca il 2024 al settimo posto fra gli anni pontremolesi più piovosi dal 1920. La frequenza dei giorni piovosi, molto elevata nella maggior parte dei mesi, nel totale annuo di quelli >= 1mm si è portata a 124 contro i normali 107. La durata delle precipitazioni, oltre la norma di circa 85 ore (770 contro 685), non ha comportato intensità orarie rilevanti: la minore intensità, tipica dei mesi invernali, si è avuta in dicembre (1,17 mm/h), la maggiore in agosto (5,86 mm/h). Intensità medie orarie di 3-4 mm, tolti novembre e dicembre sotto i 2 mm e luglio e agosto intorno ai 5-6 mm, hanno distinto tutti gli altri mesi.
Le intensità massime orarie, fra i 25 e i 30 mm/h, quindi senza picchi troppo violenti, si sono realizzate nel corso degli eventi idrometeorici più burrascosi: l’8 settembre, l’8 e il 17 ottobre, in crescendo fino al 26 ottobre, quando si sono misurati 37 mm fra le 9:30 e le 10:30. Quanto alla neve, nel 2024 non se ne è vista al piano, e pure in montagna non ha fioccato come avrebbe dovuto. Il decennio 2014-2023 si era chiuso risultando il meno imbiancato dai candidi fiocchi da oltre un secolo; adesso, il periodo scarso di neve si è allungato a 11 anni. Nevicò poco anche fra il 1988 e il 2003, il contrario di quanto avvenuto prima, fino al 1987, e nel buon decennio 2004-13, ricco di nevicate anche molto abbondanti. Si spera che il periodo di ‘magra’ volga al termine, benché il mitigarsi della stagione invernale non lasci adito a grandi aspettative, soprattutto per le quote inferiori ai 300-400 metri.
Eliofania di poco sotto la norma
L’esame delle misure e delle osservazioni eseguite si sposta su soleggiamento e nuvolosità. L’eliofania assoluta, cioè le ore in cui il sole è stato presente, si è tenuta di poco sotto la norma dedotta da trent’anni di osservazioni: 2.069 contro 2.170.
Se il mese più soleggiato, come avviene quasi sempre, è stato luglio, singolare è stata la conquista del minimo da parte di ottobre anziché di novembre o dicembre. Durante la primavera e l’avvio dell’estate, pochi i progressi di giugno rispetto ad aprile e a maggio causa nuvolosità elevata. In termini di insolazione relativa (rispetto al massimo teoricamente possibile supponendo un cielo sempre sereno e limpido), ottobre ha di poco superato un quarto (25,2%) delle ore potenzialmente solatìe, mentre luglio è andato oltre i due terzi (69,1%).
Nuvolosità e radizione globale
Su tale andamento ha giocato l’indice di nuvolosità, che è stato massimo in ottobre (7,2 decimi) e minimo in luglio (3,0 decimi). La copertura nuvolosa, che in media annuale (5,3) torna appena superiore alla norma di 5,2 decimi, nei singoli mesi è stata poco fedele al dato climatico.
Conseguente a quanto descritto è pure il dato della radiazione globale (cioè la componente della radiazione solare diretta più quella diffusa dall’atmosfera), dall’andamento a campana con massimo in luglio (299 W/m²) e minimo in dicembre (64 W/m²); la giornata più radiosa, il 17 giugno, può vantare una media di 357 W/m²; la più cupa, il 17 gennaio, si è fermata a 6 W/m².

Lo stato del cielo
Lo stato del cielo non presenta particolari singolarità, se non lo spostamento della massima frequenza del cielo sereno dal cuore dell’estate verso la fine dell’autunno e l’avvio dell’inverno: 16 giorni in novembre e 17 in dicembre, contro i 14 di luglio. Il cielo misto ha trionfato da marzo a settembre, il cielo coperto in ottobre, febbraio e marzo. In linea con la climatologia sono le rare giornate serene in primavera, ma anche in avvio d’estate: solo 2 in marzo, 4 in maggio e appena 3 in giugno. In settembre, addirittura solo una: peggiore piazzamento settembrino noto, almeno dal 1976. Nel complesso dell’anno, 88 giorni sono risultati sereni/poco nuvolosi, 168 dal cielo misto e in 110 ha prevalso il cielo da molto nuvoloso a coperto. I giorni del tutto privi di comparsa del sole sono stati 56.
Umidità relativa più alto del consueto
L’umidità relativa si è tenuta un po’ in eccesso rispetto ai livelli consoni al nostro clima in media annuale (75,2% contro 71,8%), ma è una sintesi che deriva dal comportamento anomalo dei singoli mesi: inferiore alla norma in aprile e agosto, in novembre e dicembre, e superiore in marzo, giugno, luglio e soprattutto in ottobre (+8%).
La palma di mese più umido se la aggiudica proprio ottobre (media 88,7%), che la strappa a novembre, mentre la minore umidità dell’aria è toccata, invece che a luglio, insolitamente ad aprile (67,4%), pari merito con agosto. Gli estremi delle medie giornaliere si sono verificati sul finire dell’anno: giorno più asciutto il 26 dicembre, che vanta una bassa media del 25% grazie ad una decisa incursione del foehn; tutt’altra aria del 25 novembre, che con una media del 100% si è distinto come giorno più umido del 2024.
Fra tutte le visite favoniche, si è distinta per aver recato il valore più basso di umidità relativa quella del 22 novembre, giorno in cui, intorno alle ore 13, gli igrometri sono scesi fino al 14% di U.R.
Pressione atmosferica leggermente superiore alla media. Il picco a dicembre
La pressione atmosferica presenta una media annuale (1016,5 hPa) un tantino superiore al livello barico tipico del nostro clima (1015,4 hPa). Il minimo delle medie mensili, 1012,4 hPa, cade in marzo anziché in aprile; il massimo spetta a dicembre, tallonato da novembre, rispettivamente con 1022,1 e 1021,9 hPa di media. Superiore alla norma si nota altresì la pressione di aprile e inferiore quella di settembre. I barometri giungono, nel tardo mattino del 16 dicembre, a 1038,8 hPa, massimo barico dell’anno. La depressione più profonda è stata invece quella dell’11 febbraio con un minimo di 989,9 hPa alle ore 4.
Vento: media annuale di velocità di poco inferiore alla norma. 94 km/h la raffica massima del 21 novembre
Il vento presenta una media annuale della velocità (6,1 km/h) un poco inferiore al dato medio, ormai quasi trentennale. La primazìa di dicembre come mese più ventilato – con una velocità media di 7,6 km/h – si oppone al minimo caduto in agosto (4,8 km/h). La velocità massima istantanea si ha nella tarda serata del 21 novembre: impetuose raffiche di libeccio, alle 22:29, fanno registrare all’anemometro 94 km/h durante il passaggio di un fronte perturbato. Si tratta della raffica più forte dai quadranti meridionali registrata negli ultimi trent’anni. In senso assoluto, al comando, restano i 95 km/h di velocità massima istantanea rilevati il 6 marzo 2008, in quel caso dovuti all’imperversare di una potentissima tramontana. Altre folate degne di nota si riscontrano il 28 marzo (66 km/h alle h 11:10) e il 20 gennaio (61 km/h alle 6:41).
Giorno più ventoso è il 7 gennaio, con tramontana alla velocità media di 17,7 km/h, ma non molto rafficoso perché i refoli più gagliardi non eccedono i 50 km/h. All’altro capo della scala, il 25 ottobre si distingue come giorno più calmo (velocità media del vento 0,9 km/h). In tutto il 2024, si contano solo 25 giorni con vento forte, un dato modesto per Pontremoli, e 15 di calma prevalente (velocità media =< 2 km/h). Nella direzione delle correnti aeree, i venti settentrionali si sono imposti solo in alcuni periodi, mentre più frequenti sono state le correnti meridionali, oltre al regime di brezza nella stagione calda.
Fenomeni: pochi temporali, solo due grandinate
Infine, ecco la frequenza dei diversi fenomeni osservati durante il 2024, a cominciare dai temporali: 20 gli eventi distribuitisi nelle quattro stagioni con massimo netto fra maggio e giugno e minimo invernale (assenti in gennaio e nell’ultimo bimestre). Due e deboli gli episodi di grandine, il 24 febbraio e il 26 agosto. La nebbia ha fatto la propria comparsa in 17 giorni, quasi sempre al mattino, con massimo di 3 volte in novembre e dicembre. I giorni con gelo sono stati 29 (max 15 in dicembre), dato molto inferiore alla norma, che si colloca intorno a 50. Maggiore l’occorrenza delle brinate, in numero di 39 e con massimo di 14 in dicembre. Anche la durata del gelo (temperatura <0°C), pari a complessive 198 ore, si è tenuta alquanto sotto la norma, che ne prevede circa 380. Altri dati e curiosità sono riportati nello specchietto ‘dei più e dei meno’.
Maurizio Ratti – responsabile dell’osservatorio



