Marmo: un equilibrio tra ambiente ed economia ancora da costruire

Carrara. Sospesa l’attività di 4 cave. Rischio fallimento delle promesse di nuovi assetti nel settore

Cave di marmo di Carrara
Cave di marmo di Carrara

Per la prima volta, il Comune di Carrara ha sospeso l’attività di estrazione di quattro cave a causa del mancato versamento dei contributi di estrazione per circa 2,1 milioni di euro maturati tra il 2016 e il 2020 e 685 mila euro di sanzioni. Cifre di fronte alle quali il Comune ha scelto la linea dura: attività sospesa fino a quando le somme non saranno versate. Il vicesindaco Martinelli ha commentato il provvedimento sottolineando la svolta che esso rappresenta: “È la conferma che nel settore è stata avviata una nuova gestione improntata all’equità e alla civiltà. Pagare il contributo di estrazione è doveroso nei confronti della collettività perché è un onere che ricade su chi sfrutta un bene unico e non riproducibile”. Commenti di egual segno sono stati rilasciati da tutti i livelli del M5S, fino ad arrivare ai parlamentari pentastellati apuani. Del resto, i grillini fecero della gestione delle attività estrattive uno dei loro cavalli di battaglia negli anni dell’opposizione consigliare e nella campagna elettorale con la quale nel 2017 conquistarono Carrara, promettendo radicali riforme nella gestione delle cave, arrivando ad asserire che con una semplice delibera del consiglio comunale avrebbero ri-pubblicizzato i “beni estimati” – le cave concesse ad uso perpetuo a privati nel 1751 – elette non a torto a simbolo di una gestione del marmo di impronta feudale.

Il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale
Il sindaco di Carrara
Francesco De Pasquale

In realtà, nell’ultima modifica al regolamento comunale, a fine 2019, che ha recepito i contenuti della nuova legge regionale, la giunta ha sì adottato la norma che ha consentito la sospensione delle licenze in caso di morosità dei contributi, ma si è tenuta alla larga dal complesso groviglio giuridico dei beni estimati. Secondo alcuni, quindi, il trionfalismo che ha fatto seguito alle sospensioni – alcune delle quali arrivate quando sono ancora pendenti dei ricorsi sia davanti al Tar che al tribunale civile – ha nascosto il mancato mantenimento delle promesse della giunta De Pasquale sul settore strategico dell’economia carrarese, rispetto al quale negli ultimi decenni sono piovute le pesanti critiche da parte di ambientalisti, movimenti spontanei, settori del mondo sindacale, financo esponenti del clero; critiche relative alle conseguenze ambientali dell’attività estrattiva e all’estrema concentrazione dei benefici economici di un settore con ampi margini di redditività. Se qualche innovazione è arrivata, è stata la Regione a portarla: prima con la legge 35 del 2015, poi con la legge 56 del 2019, che ha posto l’obbligo della gara pubblica per la concessione dell’utilizzo delle cave (massimo 25 anni), forme di premialità per le aziende che si sottopongono a certificazione ambientale, concessioni rilasciate dopo valutazione di impatto ambientale, impegno alla lavorazione nel sistema produttivo locale di almeno il 50% del materiale da taglio. Sono timidi passi avanti in un contesto che necessitava di una maggiore regolamentazione, dati gli impressionanti volumi di marmo estratto.

Le cave di marmo
Le cave di marmo a Carrara

Anche l’aspetto paesaggistico, sempre per iniziativa regionale, ha iniziato ad avere un proprio peso, con i Piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe), voluti dalla Legge Regionale sulla tutela del paesaggio – la n. 65 del 2014 – a suo tempo fortemente contestata dagli operatori del settore lapideo. Per le 160 cave del bacino apuo-versiliese i singoli comuni hanno deliberato i propri Pabe, disciplinando le attività estrattive esistenti e di nuova previsione. Carrara, che con 77 cave presenta la situazione più complessa, ha approvato il proprio piano a fine 2020: un tentativo di compromesso tra esigenze produttive e ambientali, ben lontano dai radicalismi della campagna elettorale, accompagnato nel suo iter da forti tensioni e che ha lasciato nuovamente scontente le associazioni ambientaliste. È stato soprattutto il tema dei detriti di lavorazione – utilizzati per la produzione di carbonato di calcio o per il riempimento nelle opere marittime – ad essere criticato. Per estrarre i blocchi se ne producono percentuali altissime, in media il 75%, compromettendo la tenuta idrogeologica delle Apuane e alimentando inoltre nuovi business da cui la comunità carrarese, secondo i detrattori del Pabe, trae benefici occupazionali ed economici risibili a fronte del dilapidamento del patrimonio ambientale. Il quinquennio di De Pasquale, alla prova del voto tra un anno, va a chiudersi dunque senza che nemmeno la novità pentastellata sia riuscita a trovare il difficile equilibrio tra valorizzazione del marmo e tutela ambientale. (Davide Tondani)

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