Il cardinale Betori alla festa del patrono della diocesi

Una Chiesa in uscita nel segno di san Francesco

L'ingresso del card. Betori in cattedrale a Massa accompagnato dal vescovo Giovanni
L’ingresso del card. Betori in cattedrale a Massa accompagnato dal vescovo Giovanni

“Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, cita direttamente il Papa (al n. 49 dell’Evangelii Gaudium), nel finale dell’omelia pronunciata in Cattedrale a Massa nel corso della celebrazione di san Francesco, patrono della diocesi e della città. Una giornata di sole ha accolto centinaia di fedeli riuniti per partecipare al solenne pontificale, con numerosi vescovi toscani assieme a tanti sacerdoti e diaconi, alla presenza delle più alte cariche civili e militari.
San Francesco Massa“Ringrazio il Signore – ha detto il vescovo Giovanni all’inizio – perché oggi abbiamo saputo mettere da parte le nostre faccende e ritrovarci qui per dire grazie a Dio per la nostra fede e l’appartenenza alla Chiesa, per dire grazie del patrono straordinario che la storia ci ha dato”. “San Francesco – ha aggiunto nell’omelia il card. Betori – scoprì il volto di Cristo che lo guardava nel volto dei lebbrosi e su questo si gioca la credibilità della nostra Chiesa e l’efficacia del suo annuncio”.
38Betori_Massa3E ancora: “dall’incontro scaturisce la conformazione a Cristo che, se per Francesco prese forma visibile delle stimmate, anche per noi non può fare a meno della condivisione della sofferenza e della croce”. Il presidente dei vescovi toscani poi ha speso parole forti e appassionate verso un cambiamento di mentalità, invitando i cristiani a segnare una rottura con “i miti del benessere, del potere, dell’avido possesso, della ricerca dei piaceri che avvelenano la mentalità corrente”, richiamando lo spirito proprio del “poverello di Assisi”.
Betori ha evidenziato come la scelta dell’essenzialità delle cose e della radicalità evangelica non priva la nostra vita di qualcosa, “ma la purifica orientandola verso ciò che davvero la edifica e la realizza nella sua autentica vocazione”. L’orizzonte, allora, che ci propone il Signore Gesù e che san Francesco ha testimoniato con la sua vita, è di abbandonare ogni pretesa di dominio e di possesso e di prendere sul serio la promessa di gioia che viene dalle scelte di povertà e umiltà che siamo capaci di compiere, come singoli e come comunità.
Ma la festa del patrono della diocesi coincide da alcuni anni anche con la consegna ufficiale del Piano Pastorale alle comunità, come punto di riferimento per le attività nelle parrocchie. Al termine della celebrazione infatti il vescovo Giovanni ha fatto distribuire ai presenti copie del documento intitolato È tempo di cercare.
“Una cosa si scopre facilmente – scrive mons. Santucci – la gioia non viene dalle cose, anche se desiderate, non viene dal prendere. La gioia viene dal dono, dal dono di sé, dal gesto generoso della condivisione: quando riesco a fare felice la persona che amo, allora sono felice”. Sembra di intravedere la “perfetta letizia” di Francesco che risuona ancora una volta nei nostri cuori, pronti a convertirsi per cambiare il mondo.

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