Il boom delle case vacanza in Lunigiana è una buona notizia?

Bagnone con una casa vacanza ogni 21 abitanti è il secondo comune toscano per numero di strutture iscritte ad Airbnb. Ma in Lunigiana le case vacanza per turisti sono 850, per quasi 5.500 posti letto.

“Raddoppiati in sei anni gli affitti turistici”. La notizia, pubblicata a inizio settimana dalla stampa quotidiana locale, riguarda Bagnone. Tra i comuni toscani sotto i 5 mila abitanti, il comune lunigianese è il secondo per spesa turistica generata dalle case utilizzate per affitti brevi intermediati da AirBnb: quasi 80 mila euro sono gli introiti incamerati dai proprietari delle case vacanza bagnonesi, che stanno assumendo un rilievo importante nel tessuto sociale e urbanistico del comune, dato anche il numero di strutture presenti: addirittura una ogni 21 abitanti, come riporta il report dedicato alla Toscana.

Bagnone è la punta dell’iceberg di questa nuova forma di turismo che si è ormai consolidata anche in Lunigiana e che, a seguito delle nuove normative, che obbligano la comunicazione degli ospiti come nelle altre strutture, ha fatto emergere il fenomeno in tutta la sua importanza. Secondo i dati Istat più recenti, quelli del 2025, le case vacanza attive in Lunigiana sono 863, per quasi 5.500 posti letto. Il primato assoluto è di Fivizzano, ma il fenomeno riguarda in maniera importante tutti i comuni, di fondovalle e di montagna.

Il comunicato stampa pubblicato da The European House – Studio Ambrosetti, che ha curato la ricerca per conto di Airbnb è generoso di dati e parole che mostrano l’effetto benefico di questa forma di turismo sui piccoli comuni italiani, in termini di effetti moltiplicativi sul reddito del territorio, sull’occupazione, sulla tenuta demografica. Non poteva essere altrimenti, dato il committente della ricerca.

Il Rapporto afferma che nel periodo 2019-2024 i ricavi da locazione breve nei comuni sotto i 30 mila abitanti hanno consentito in media un’integrazione del reddito complessivo lordo pari 28% ai proprietari degli immobili. Nel report si evidenziano anche gli effetti positivi per i proprietari di case nei piccoli comuni, in termini di mancata svalutazione del valore delle case e, anzi, una rivalutazione degli immobili nella fase in cui Airbnb si espande nel territorio.

Un flusso di reddito positivo per i proprietari, ma che non risolve i problemi occupazionali e che apre nuove criticità: a partire dalle opportunità di ripopolamento

Sono buone notizie per i possessori di immobili e di risorse finanziarie per restaurarli, ma il territorio nel suo complesso ha benefici molto meno evidenti di quelli che Studio Ambrosetti vuole dimostrare: le case vacanze hanno un impatto occupazionale quasi nullo, rispetto ad esempio a quello di alberghi – strutture che però godono sempre meno del favore dei turisti – o degli agriturismi, e il reddito prodotto dai turisti, sicuramente importante per “puntellare” un tessuto commerciale precario come quello lunigianese, ricade quasi esclusivamente su ristorazione e commercio.

Quel che Studio Ambrosetti non evidenzia è però quanto le rendite immobiliari degli affitti brevi impattino sul mercato immobiliare locale, soprattutto adesso che la parola “ripopolamento”, per merito della società civile, si sta facendo largo nel dibattito politico e il fenomeno sia stato reso più tangibile dal cambiamento climatico che sta spingendo sempre più persone a valutare l’abbandono delle grandi aree urbane.

Sono in molti a segnalare le difficoltà incontrate dalle persone, spesso giovani famiglie, che scelgono di provare a venire a vivere in Lunigiana, nel trovare case in affitto a prezzi ragionevoli, centri storici e comuni di fondovalle con penuria di offerte di locazione, diffuse avversità alla scelta di affittare di fronte all’opportunità di ottenere ricavi maggiori con l’ospitalità turistica, anche per periodi limitati alla stagione estiva. Da questo punto di vista l’esplosione delle locazioni turistiche non è certo una buona notizia, se non per i proprietari di case.

(Davide Tondani)

Tante case vuote, ma poche disponibili: se ne è parlato a Fosdinovo

Un momento delI'incontro che si è tenuto a Fosdinovo sulle difficoltà di affittare le case
Un momento delI’incontro che si è tenuto a Fosdinovo sulle difficoltà di affittare e vendere case

Proprio del problema delle case si è discusso la scorsa settimana a Fosdinovo, nel corso di un incontro organizzato da “Idee per il ripop” dal titolo “Casa_futuro_paese” e evidenziato da una locandina eloquente: “tante case vuote, ma poche disponibili per la vendita o l’affitto a lungo termine”. Nel corso della serata è emerso come a Fosdinovo, ma situazioni analoghe sono state evidenziate anche nel resto della Lunigiana, per esempio a Pontremoli – ci sono famiglie, giovani, lavoratori che vorrebbero insediarsi ma trovano poche opportunità di affitto, proposte di vendita a prezzi non accessibili, case da restaurare con molti problemi burocratici, poca disponibilità dell’offerta ad impiegare modalità come l’affitto a riscatto, più in linea con le difficoltà dei giovani a contrarre mutui.

L’incontro ha dato spazio anche al punto di vista dei proprietari: il timore di morosità, di usura all’immobile o di non ritornarne in possesso frenano l’offerta di locazioni, così come legami affettivi oppure l’aspettativa di vendere a un prezzo più alto limitano la propensione a vendere. Eppure, anche non lontano da qui, come ad esempio a Castè, frazione collinare di Riccò del Golfo, ci sono state esperienze positive di riqualificazione del borgo e aumento dei residenti, con politiche accorte e un’idea di turismo più “lento” e meno “mordi e fuggi”.

Così come esistono in tante piccole realtà fondi comunali di garanzia sugli affitti, consulenti per la valorizzazione di immobili poco appetibili per il mercato, agevolazioni burocratiche da parte dei comuni per quanto riguarda le pratiche di restauro Insomma, con la collaborazione di proprietari di immobili e amministrazioni si possono mettere in campo buone pratiche per far rivivere le case non per godere di una pur legittima rendita turistica, ma per ripopolare paesi che possono avere ancora un futuro. (d.t.)