Caos camion a Pieve San Lorenzo: l’ordinanza non basta

Automezzi incolonnati e stress per i lavoratori a causa dei blocchi orari

Camion in attesa dalla parte del ponte
Camion in attesa dalla parte del ponte

Aveva sollevato non poco scalpore la perentoria ordinanza del sindaco Mattia Leonardi che, dal 4 maggio al 30 giugno, imponeva rigidi orari al transito dei mezzi pesanti. Il provvedimento non si limitava a vietare il passaggio in due precise fasce orarie mattutine e pomeridiane, ma prometteva tolleranza zero contro la sosta selvaggia nel centro cittadino. “Nel tratto di strada interessato non verrà tollerata la presenza di auto abbandonate in sosta”, scandiva il testo.

Fila di camion a Casola dopo stop dalle 7.30 alle 9.30
Fila di camion a Casola dopo stop dalle 7.30 alle 9.30

Una dichiarazione che toccava il vero nodo del problema: sono proprio le auto parcheggiate abusivamente a paralizzare la viabilità dei mezzi. I risultati concreti, tuttavia, si stanno traducendo in pesanti disagi. Oggi i TIR si trovano incolonnati fuori dal paese prima di potervi accedere.

Questa attesa forzata penalizza una categoria di lavoratori già sottoposta a ritmi usuranti. Quando il via libera scatta, i camion si muovono in convogli che contano anche dieci mezzi alla volta diretti verso Pieve San Lorenzo. Il flusso scorre, ma basta una sola auto lasciata in sosta vietata a far saltare il meccanismo.

Una volta a destinazione, la concentrazione simultanea di così tanti mezzi genera una frenetica e stressante corsa al carico e scarico merci. Fenomeni del genere dimostrano che serve maggiore flessibilità: favorire passaggi più distanziati e regolari durante la giornata garantirebbe più rispetto e sicurezza per chi lavora. Per liberare i centri abitati montani dal traffico pesante serve una soluzione più duratura, come una tangenziale. La ferrovia, per quanto utile, potrà coprire solo una parte dei trasporti.

Corrado Leoni