Il Parco del Magra lancia l’idea di un “contratto di fiume” per condividere responsabilità e opportunità nella gestione del fiume

La stagione balneare è alle porte e alla foce del Magra, tra Fiumaretta e Marinella, gli operatori turistici stanno per cominciare ad allestire le strutture per accogliere i bagnanti. Ma più che le precauzioni anticovid, a fare discutere in queste settimane, è l’oramai annoso argomento dello smaltimento del materiale legnoso, “regalo” sempre più consistente – e oneroso – delle piene invernali del Magra. I tempi in cui privati cittadini accorrevano in spiaggia a fare legna per stufe e caminetti, mentre il materiale rimanente veniva in larga parte bruciato in loco sono oramai alle spalle: i primi hanno imparato a loro spese gli effetti della combustione di legna intrisa di terra e sale sui loro impianti; per tutti sono poi diventate sempre più stringenti le normative ambientali, sensibili al fatto che la combustione di questi residui organici sviluppa diossine e altri fumi tossici. E quindi, chi paga per lo smaltimento di legname e, caso non infrequente, di rifiuti che il Magra lascia in spiaggia? La competenza sulla materia era della Provincia della Spezia, a cui è subentrata nel 2015 la Regione Liguria, accusata però da più parti di inerzia, se è vero che ad operare sono direttamente i comuni di Sarzana e Ameglia assieme ad Acam-Iren e agli operatori balneari.

Per lo stoccaggio, il trasporto e lo smaltimento/differenziazione dei materiali i costi si aggirano sui 15 euro/tonnellata. Cifre considerevoli, se si pensa che il solo Comune di Sarzana nel 2020 ha sostenuto costi tra 200 e 300 mila euro. È in questo quadro che, sempre con maggiore insistenza, sul fronte ligure si cerca di coinvolgere nella questione i territori a monte. Il bacino idrografico del Magra, 1715 km quadrati, di cui 737 in Liguria e i rimanenti in Toscana, ingloba 46 comuni inseriti nelle province di Spezia, Massa-Carrara, e in minima parte in quelle di Lucca e Genova: è da questo complesso e vasto reticolo di corsi d’acqua che il legname e i rifiuti arrivano alla foce, spingendo le autorità della riviera a reclamare una condivisione complessiva delle politiche fluviali e dei loro costi. La proposta in campo è quella della stipula di un “contratto di fiume”, uno strumento giuridico già ampiamente utilizzato in altre esperienze in Italia, in cui enti pubblici e portatori di interesse fissano obiettivi comuni e si assumono impegni precisi per la tutela del fiume e del suo ecosistema. Lo smaltimento del legname che il Magra trasporta ogni inverno sul litorale, è ovviamente il più evidente dei problemi da regolamentare nell’eventuale contratto. Piero Tedeschi, commissario straordinario del Parco Regionale di Montemarcello-Magra-Vara, ha una propria idea: “ci sono aziende nazionali che potrebbero recuperare il legname gratuitamente per poi riutilizzarlo. Non una pulizia selvaggia, ma mirata; anche con il coinvolgimento delle cooperative di comunità che hanno una loro proposta di gestione che può essere presa in considerazione. Crediamo che si possa trovare una soluzione a costo zero ma dobbiamo parlarne insieme”. Ma la precondizione per stipulare un contratto di fiume che tenga unite Lunigiana, Val di Vara e comuni del litorale – non solo le liguri Sarzana e Ameglia, ma anche la toscana Carrara – e due diverse regioni è l’istituzione di un Parco Nazionale del Fiume Magra (ne abbiamo parlato nel n.8 del nostro settimanale) che prenda il posto dell’attuale Parco Regionale. L’iter per l’istituzione del nuovo ente è però fermo in Parlamento. Sul piano locale, la giunta Toti e la maggioranza che la sostiene, in sei anni non hanno mai mostrato particolare favore verso i parchi già esistenti (per quello di Montemarcello-Magra-Vara si arrivò a formalizzare una proposta di soppressione) mentre sul versante toscano, in particolar modo in Lunigiana, attorno alla proposta al momento non si è ancora registrata alcuna dichiarazione pubblica. Il percorso verso una maggiore condivisione delle responsabilità sul bacino fluviale e uno sviluppo delle opportunità che una gestione condivisa potrebbe offrire, appare ancora lungo. (d.t.)



