I ristoratori lunigianesi attendono con cauto ottimismo la ripresa dei banchetti

Quasi del tutto persa la stagione delle comunioni, per la riapertura si punta sui matrimoni

Scena d'archivio di un banchetto di matrimonio
Scena d’archivio di un banchetto di matrimonio

Alcune incertezze normative ancora da dissipare e aspettative prudentemente ottimiste: è con queste sensazioni che in Lunigiana riapre i battenti quel settore della ristorazione che fa di cerimonie e banchetti il suo tratto distintivo. Dal 15 giugno, infatti, il governo ha dato il via libera ai ricevimenti conseguenti a cerimonie religiose e civili, anche al chiuso. Un “via libera” molto atteso, che arriva però quasi al termine della stagione delle prime comunioni, altro appuntamento importante per i locali specializzati in banchettistica: tavolate con meno invitati rispetto a quelle di un matrimonio, ma comunque numericamente considerevoli. Fino ad ora il divieto di ospitare ricevimenti era aggirabile sistemando gli invitati in tavoli separati per nucleo di convivenza e, ovviamente, allestendo il banchetto in spazi all’aperto; le condizioni climatiche avverse di questa primavera hanno tuttavia convinto molte famiglie a desistere. Anche per questo la riapertura di metà giugno assume una particolare importanza. Certo, ci sono ancora aspetti da chiarire, come quelle relative ai tamponi, a cui si dovrà sottoporre chi non è in grado di certificare l’avvenuta vaccinazione o la guarigione dal covid negli ultimi 6 mesi.

È quello che sottolineano dalla Locanda Gavarini di Mocrone: “se verrà considerato valido il tampone sierologico, l’invitato e la sua famiglia potranno accedere al banchetto ad un costo tutto sommato abbordabile; se saranno accettati solo tamponi molecolari o antigenici, i costi si alzano sensibilmente e questo potrebbe scoraggiare la partecipazione”. In generale, nel locale villafranchese si tengono i piedi per terra: “metà dei banchetti nuziali prenotati nel 2019 per la primavera-estate 2020 non sono stati riconfermati e negli ultimi mesi davvero in pochi hanno pianificato un matrimonio in tempi stretti. Sarà dunque una stagione con numeri inferiori: meno banchetti e con meno invitati, per fare fronte con prudenza ai rischi legati al Covid”. Alla riapertura farà il suo ingresso in scena il “Covid manager”, una figura deputata a segnalare agli ospiti di indossare le mascherine quando previsto e che regolerà lo spostamento dei commensali per evitare ogni tipo di assembramento.

Un compito non facile “in presenza di una normativa ancora non chiara e consapevoli che non è facile gestire gli spostamenti delle persone in un evento complesso come un banchetto”, afferma Silvano Donati del ristorante “da Abramo” di Ponte Teglia. “Le comunioni sono in parte saltate, anche per il cattivo tempo, mentre abbiamo già date fissate per alcuni matrimoni, ma al momento da confermare”. Dopo un’estate, quella del 2020, in cui il locale mulazzese ha registrato il dimezzamento delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2019, la speranza è quella di riprendere a lavorare a buon regime.

A manifestare aspettative rosee per i prossimi mesi è invece Fosco Uberti, titolare del Park Hotel La Pineta, a Cravilla di Mulazzo: “ad agosto e settembre dello scorso anno lavorammo più che nello stesso periodo del 2019 e quest’anno ci aspettiamo numeri altrettanto positivi: dopo questi mesi difficili per tutti, la gente ha voglia di uscire e svagarsi, e questo ci rende ottimisti”. A Cravilla il primo matrimonio è fissato per il 26 giugno e il locale sta già studiando il modo di osservare tutte le disposizioni di sicurezza. Dalle parole degli addetti ai lavori si intuisce la voglia di ripartire e di reagire ai lunghi mesi di chiusura in cui si è cercato di parare il colpo in alcuni casi con l’asporto, in altri con la ristorazione aziendale (i “pranzi di lavoro” per squadre di operai o ditte), che comunque non consente ricarichi troppo alti. Il tema non è solo il reddito dei titolari dei locali, alcuni dei quali alle prese con investimenti intrapresi alla vigilia del lockdown, ma una filiera non trascurabile: dai dipendenti fissi a qualche decina di lavoratori a chiamata, fino a tutto l’indotto delle forniture, per fermarsi solo all’aspetto alimentare della banchettistica e senza contare il contorno di bomboniere, fiori, abbigliamento, accompagnamento musicale: un’“industria” spesso poco osservata ma che rappresenta un pezzo non trascurabile del sistema economico lunigianese. (d.t.)

Condividi