L’incontro del Serra Italia International con mons. Jorge Carlos Patròn Wong

“Credere, sperare, amare”. Tre parole, un fil rouge attorno al quale si è sviluppato l’incontro di sabato 27 febbraio, organizzato dal Serra International Italia, con mons. Jorge Carlos Patròn Wong, consulente episcopale di Serra Italia International.
L’incontro, che a marzo 2020 era stato annullato causa pandemia, si è svolto in videoconferenza. Tuttavia, la distanza non ha impedito che uno spirito familiare e comunitario si diffondesse nell’aula virtuale. Spirito che, d’altronde, non è mai stato in discussione nemmeno in questi mesi di dolore e di lontananza, in cui il Serra Club non ha mai smesso di stare vicino ai seminaristi e di perseguire la propria missione.
Il presidente nazionale dell’associazione, Enrico Mori, ha parlato della situazione sanitaria e dell’ininterrotto lavoro del Serra durante il periodo di pandemia: “Anche noi abbiamo risentito della situazione. Tuttavia non ci siamo fermati e abbiamo cercato di dare il nostro contributo. Gli incontri si sono ridotti al minimo e per la nostra associazione, che fa dell’amicizia e della convivialità due punti fermi, è stato un colpo duro, ma la speranza non si è spenta e non deve spegnersi. Abbiamo elargito un contributo alla Casa di Cura Figlie di San Camillo di Cremona e Brescia, due tra le città più colpite dal Covid; abbiamo avuto incontri per la nascita di due nuovi club a Oppido Mamertina-Palmi e a Venezia; sono proseguiti anche i lavori del Comitato esecutivo e del Consiglio nazionale, così come l’invio delle newsletter e la pubblicazione della rivista “Il Serrano”. Ora stiamo lavorando al congresso che sancirà il passaggio di consegne tra me e Paola Poli, presidentessa eletta. È stato proposto un nuovo service, un contest fotografico, un’idea di Filly Franchino, governatrice del Distretto 73, e la Fondazione ha elargito contributi a seminaristi in difficoltà. Il Serra, quindi, non si è fermato, fedele al motto del nostro santo Junipero Serra: ‘siempre adelante’”.
Mons. Wong è intervenuto partendo dalle parole sopra ricordate e ha voluto “collegare ognuna di esse con la nostra vita personale”, cominciando con la parola “credere”.
“Il primo che ha creduto nell’essere umano è stato Dio stesso, che lo ha creato e che, nonostante la caduta di Adamo, ha continuato a credere nell’uomo. Per questo motivo Cristo è venuto, perché nonostante i nostri fallimenti Dio crede ancora in ognuno di noi. Gesù viene per alzarci quando siamo caduti: lasciamoci prendere per mano da lui. Se c’è qualcosa, là fuori, che ci fa sentire appesantiti, approfittiamo del tempo quaresimale per consegnare al Signore tutto ciò che ci rende indifferenti. È ancora possibile costruire un mondo più accogliente, più umano e noi, famiglia serrana, dobbiamo fare il primo passo, con le piccole azioni di ogni giorno”.
Mons. Wong ha poi proseguito con la parola “sperare”, spiegando come “a volte, davanti ai nostri sforzi, possiamo scoraggiarci”, ma in quei momenti dobbiamo imparare “dal contadino, che ha cura dell’arbusto piantato e che sa che il frutto non viene il giorno dopo. Perciò deve aspettare con pazienza e rispetto”. “Così anche Dio crede in ognuno di noi e ci aspetta, per dare un abbraccio e darci la vita quando arriviamo da lui. Perché non gli andiamo incontro come lui ci viene incontro? A volte per dare speranza basta essere una persona gentile”.
Poi, rivolto ai serrani, sottolinea la necessità di aiutare “i giovani a non accontentarsi delle emozioni fugaci, ma a sperare in se stessi”. Ha infine concluso con la parola “amare”, senza la quale non potrebbero esserci né fede né speranza: “Dio crede in noi e ci aspetta perché ci ama. Se dimentichiamo che il vero Dio è il padre amorevole, prende il sopravvento un Dio vendicativo, lontano e indifferente. Durante la Quaresima, tempo di conversione, la prima trasformazione è tornare alla vera immagine di Dio, il cui amore ha una caratteristica particolare che chiama tenerezza. Abbiamo bisogno di tenerezza, il mondo ha bisogno della tenerezza di Dio, vero Padre, che ha cura dei suoi figli e nostri fratelli. Condividiamo questa tenerezza con chi si incrocia sulle nostre vie, soprattutto con i più bisognosi”.
È questo il messaggio che mons. Wong ha voluto lasciare ed è questo ciò che ci ha esortato a fare.
Andrea Mori



