“Un miglio in più” per la Brexit

A un passo dalla rottura delle trattative arriva un comunicato di Ue e Regno Unito

La Union Jack viene rimossa dalle sedi dell'Unione Europea
La Union Jack viene rimossa dalle sedi dell’Unione Europea

“Per la Brexit un altro termine ultimo spostato. L’ennesima decisione di continuare le trattative. Il vero problema è che non sappiamo che cosa stia succedendo ai negoziati. Credo che un accordo sia già pronto con degli spazi vuoti per i dettagli sui quali vi sono ancora divergenze”. Con queste parole il politologo Mark Stuart dell’Università di Nottingham commenta per il Sir il comunicato congiunto, concordato dal premier britannico Boris Johnson e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con il quale domenica scorsa i due leader hanno deciso, nonostante incomprensioni e ritardi, “dopo quasi un anno di negoziati, di fare un miglio in più”. “Abbiamo dato mandato ai nostri negoziatori di andare avanti per vedere se un’intesa è possibile”, ha detto Ursula von der Leyen leggendo pubblicamente il comunicato. Così, già da lunedì 14, Michel Barnier, capo negoziatore Ue, è tornato al lavoro aggiornando gli ambasciatori dei 27 Paesi riuniti nel Coreper. “Il mondo del business ha tirato un sospiro di sollievo”, continua Mark Stuart.
“È stato scongiurato, per adesso, il ‘no deal’, l’uscita senza accordo della Gran Bretagna dalla Ue, anche se un compromesso va trovato entro il 31 dicembre quando scatta la Brexit. Per il nostro Paese rompere sarebbe un disastro economico. A temere il peggio sono gli agricoltori e anche il settore automobilistico, che rischiano dazi anche del 40% sui prodotti di esportazione. Il mercato europeo assorbe circa la metà dei prodotti britannici”.
“Sono stato incoraggiato dal tono usato dalla presidente della Commissione europea che ha mostrato disponibilità verso la richiesta del Regno Unito di avere più sovranità, uno dei nodi chiave delle trattative”, precisa il politologo. “Mi preoccupa, invece, il fatto che Boris Johnson, dopo aver incontrato i suoi ministri per aggiornarli sugli ultimi sviluppi del dialogo con Bruxelles, abbia detto che l’Ue e il Regno sono ancora molto lontani sui nodi cruciali residui, e un ‘no deal’ resta al momento l’epilogo più probabile”.

Il primo ministro inglese Boris Johnson
Il primo ministro inglese Boris Johnson

“Boris Johnson è molto in difficoltà, alle prese con una ribellione di deputati conservatori ai quali non piace la sua gestione della pandemia e anche desideroso di accontentare la dirigenza del partito che non vuole un accordo con la Ue”. Un ‘no deal’, quindi, sarebbe un danno per l’economia britannica ma potrebbe rappresentare un vantaggio per il primo ministro.
“Se un accordo ci sarà, conclude Stuart, il premier si ritroverà con il problema che ha avuto Theresa May: farlo approvare dal parlamento. In questo momento ce la farebbe soltanto con il sostegno del partito laburista ma questo lo renderebbe più debole dal punto di vista politico. Come può continuare un leader Tory aiutato dall’opposizione? Oppure Johnson si ritroverà alle prese con una serie di voti senza che riesca a trovare una maggioranza, proprio come è capitato a Theresa May”.

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