Una suggestiva Pontremoli realizzata in mattoncini

L’originale iniziativa di Alfredo Tifoni che nonostante la lontananza ha tenuto vivo il ricordo della sua città

Alfredo Tifoni con la moglie e, alle loro spalle, alcune delle costruzioni in mattoncini che rappresentano Pontremoli
Alfredo Tifoni con la moglie e, alle loro spalle, alcune delle costruzioni in mattoncini che rappresentano Pontremoli

Non è raro che la lontananza dai luoghi di origine provochi manifestazioni d’affetto piuttosto singolari, portando alla luce in coloro che siano coinvolti nel problema doti altrimenti inesprimibili. è il caso di Alfredo Tifoni, classe 1942, pontremolese della diaspora, una vita trascorsa a Genova insieme alla moglie Teresa e alla famiglia costruita nel tempo, figlio di quel “sasso duro” rappresentato dalla residenza nel cuore della Parrocchia di San Nicolò e di una famiglia di antiche tradizioni nostrane nient’affatto disposta a rinunciare alle proprie origini qualunque fosse il valore delle possibili lusinghe. Alfredo Pontremoli lo ha tenuto chiuso nel cuore e ne ha fatto l’oggetto di un desiderio recondito diuturno, al punto da inventarsi una passione non solo singolare, ma per la quale occorrono doti di pazienza e dedizione fuori misura. Nei momenti di libertà e riposo, infatti, ha cominciato a ricostruire materialmente, grazie ai mattoncini spagnoli componibili, l’intero prospetto in miniatura della Pontremoli che si affaccia sul fiume Magra dalla Porta Parma fino al Ponte nuovo, oggi detto dei quattro santi. Un’impresa a dir poco faraonica, soprattutto per non aver voluto rinunciare alla volontà di esprimere con il dovuto realismo tutti i particolari, anche i più minuti, delle singole costruzioni in modo da avere sotto gli occhi un’immagine del tutto realistica, tale da coinvolgere ben più di una semplice fotografia.

Alcune delle riproduzioni in mattoncini di Pontremoli da parte di  Tifoni
Alcune delle riproduzioni in mattoncini di Pontremoli da parte di Tifoni

Trovarsi d’improvviso di fronte al manufatto, magari senza avere un’idea preventiva della sua sostanza, lascia per lo meno stupiti e di istinto ti domandi quale possa essere stato lo stimolo originante per realizzare un lavoro che ha richiesto un’infinità di ore ed una dedizione difficile da comprendere se non giustificata da qualcosa di speciale. Se resti interdetto e incapace di fare domande, ti incanti però di fronte alla minuziosità delle ricostruzioni cui nel tempo si sono venuti affiancando altri lavori, come la realizzazione del Castello del Piagnaro, del Campanone e della Torre di Busticca quasi a completare un itinerario affettivo che non poteva prescindere, al di là del progetto originario, da punti ineludibili della vicenda pontremolese.

La realizzazione in mattoncini del Castello del Piagnaro
La realizzazione in mattoncini del Castello del Piagnaro

C’è da chiedersi, alla fine, se tanto impegno debba rimanere solo una cosa personale di chi lo ha realizzato o se non sarebbe il caso, come altre opere simili, di proporlo al pubblico in maniera stabile. Ma questo è un problema del futuro, perché di certo Alfredo, ora che va ritrovando sempre più spesso la strada di casa, senza rinunciare ovviamente agli affetti genovesi, non intende fermarsi qui e la sua smania di costruire ricordi, assieme ad una vena di tutto interesse per la pittura e la poesia dialettale, sta cercando nuove idee alle quali dedicare il proprio tempo libero, indifferente agli anni che passano che, però, pur pesando, non possono certo impedire che un amore cullato tanto a lungo possa interrompersi improvvisamente senza trovare sempre nuove occasioni per esprimersi. (lb)