Parma capitale della Cultura Italiana

Domenica il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato l’anno di iniziative.
“Comprendere il passato, interpretare il presente e progettare il futuro”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di apertura nel Teatro Regio di Parma
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di apertura nel Teatro Regio di Parma

Sono iniziate ufficialmente le manifestazioni e le iniziative di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 che accompagneranno la città ducale per tutto l’anno ed è stato il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ad inaugurarle domenica scorsa, 12 gennaio, con tutta la solennità del caso.
In un Teatro Regio gremito all’inverosimile un’interà comunità è sembrata recuperare d’un tratto tutto l’orgoglio per una storia plurisecolare che ne avevano fatto davvero una delle capitali della nostra Penisola divisa in stati e staterelli e dove poche realtà riuscivano ad emergere e a restare grandi. Parma c’era riuscita, ricca e consapevole; poi le disavventure degli ultimi anni (dal “caso Parmalat” alla crisi del Comune) sembravano aver offuscato almeno in parte questo ruolo.
03Parma_Cultura_Mattarella2L’occasione di essere di nuovo al centro dell’attenzione del Paese la città non se l’è fatta scappare, la perseguita con determinazione e l’ha centrata: per un intero anno, anzi per il primo anno del nuovo decennio, il terzo del terzo millennio. I prossimi mesi diranno se Parma avrà davvero centrato l’obiettivo: il calendario predisposto è davvero pieno di iniziative, molte consuete negli anni, altre pensate per l’occasione. A ben guardare forse manca il grande evento, mostra o concerto che sia, ma è possibile che dalla proclamazione ad oggi non ci fosse il tempo per fare di più.
Parma intende vincere la sfida con il futuro ad iniziare da quella di lasciare un segno, una traccia: se pochi ricordano le capitali italiane della Cultura degli anni precedenti (nel 2017, ad esempio, era stata la toscana Pistoia) all’ombra del Battistero sono intenzionati a invertire la tendenza e a restare nella memoria. (p. biss.)

Un anno di eventi: sul sito parma2020.it il programma sempre aggiornato

Il presidente Mattarella con il sindaco di Parma, Pizzarotti
Il presidente Mattarella con il sindaco di Parma, Pizzarotti

Impossibile elencare le manifestazioni inserite nel programma di “Parma Capitale Italiana della Cultura 2020”: la scelta è ampia e per conoscerla e approfondire i contenuti dei singoli eventi è necessario consultare il sito internet parma2020.it. Ci limitiamo a segnalare alcune delle iniziative in programma, riservandoci di dare periodicamente notizie delle novità in agenda.
Cominciamo con le mostre in corso:
– nel Complesso della Pilotta fino al 26 gennaio “Un Rembrandt dall’Ermitage. A 350 anni dalla morte del Maestro”. Grazie a un prestito dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, Parma festeggia l’anniversario ospitando l’Adorazione dei Magi (1632);

Il presidente della Repubblica Mattarella in visita alla mostra della Gazzetta di Parma
Il presidente della Repubblica Mattarella in visita alla mostra della Gazzetta di Parma

– il Museo Glauco Lombardi fino al 22 marzo ospita la mostra “Parma La città del profumo” che propone anche visite guidate e laboratori per quanti desiderino un primo contatto con l’universo olfattivo e vogliano scoprire la realtà della creazione dei profumi;
– nei Voltoni del Guazzatoio (Complesso Monumentale della Pilotta) l’Unione Industriali propone fino al 29 febbraio “I Ricostruttori”, un omaggio ai grandi capitani d’industria di Parma protagonisti, 70 anni fa, del miracolo economico, cioè di quella rivoluzione industriale che ha cambiato alla radice il volto dell’Italia trovando nella imprenditoria di Parma interpreti di assoluto rilievo;
– nella Galleria Centro Steccata è allestita fino al 30 dicembre la mostra di arte contemporanea “Arte e Scienza. Dall’Alchimia di Parmigianino a Duchamp e oltre” che in realtà è un percorso nel centro storico di Parma (con visite guidate) partendo dalla chiesa della Steccata per ammirare i capolavori del Parmigianino e Correggio, la Storica Farmacia di San Giovanni;
03logo_Parma2020– il Palazzo del Governatore fino al 3 maggio propone “Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo”, una riflessione sul ruolo che hanno avuto ed hanno tutt’oggi i media nel modificare la nostra percezione del tempo e dello spazio, il nostro vedere, sentire ed interagire con ciò che ci circonda;
– in Palazzo Pigorini fino al 15 marzo “Parma è la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di storia”, un viaggio attraverso la storia plurisecolare della “Gazzetta”, il più antico quotidiano italiano pubblicato con continuità a partire dal 1735.

 

Legami stretti e forti con Pontremoli e la Lunigiana

Dal 1848 e per undici anni nel Ducato di Parma

Maria Luigia di Parma (17891 - 1847)
Maria Luigia di Parma (17891 – 1847)

Dopo la definitiva caduta di Napoleone, gran parte della Lunigiana era tornata sotto il controllo del Granducato di Toscana, ma la “Lunigiana Parmense” era una prospettiva ormai certa, progettata sulla base delle decisioni di restaurazione prese al Congresso di Vienna, che tuttavia sarebbe divenuta realtà solo dopo un lungo e complesso lavoro diplomatico che avrebbe coinvolto il Granduca di Toscana, il Ducato di Modena e quello di Lucca ai quali sarebbero stati “sottratti” i territori in cambio di adeguate compensazioni.
Nel 1848, alla morte della duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla Maria Luigia (avvenuta il 17 dicembre 1847), la Lunigiana settentrionale (che possiamo individuare nei territori di Pontremoli, Zeri, Filattiera, Mulazzo, Villafranca e Bagnone) ricompresa nella Provincia di Pontremoli entrò a far parte del Ducato di Parma alla cui guida erano succeduti in breve tempo prima Carlo II e Carlo III di Borbone. La popolazione della Lunigiana Parmense sfiorava i 32.000 abitanti (più di 12mila nel solo territorio di Pontremoli).
Asse di collegamento strategico era la strada della Cisa tra Sarzana e Verona: voluta da Napoleone, progettata nel 1808 ma realizzata durante il ducato di Maria Luigia che la vide completata nel 1835. Quando, quasi sessant’anni dopo, venne aperta la linea ferroviaria La Spezia – Parma, la mobilità fra la Lunigiana e la città emiliana divenne ben più semplice e alla portata di un numero sempre crescente di persone.

Il Teatro Regio in occasione della rappresentazione della “Turandot”, il 12 gennaio scorso. (Foto di Paolo Giandotti)
Il Teatro Regio in occasione della rappresentazione della “Turandot”, il 12 gennaio scorso. (Foto di Paolo Giandotti)

Luigi Campolonghi nel suo “Pontremoli, una cittadina fra l’80 e il ‘900” sottolinea come l’entrata in esercizio della ferrovia avesse abbreviato le distanze, ma ancora prima che fosse completata offriva opportunità che chi poteva permetterselo non si faceva sfuggire, “da quando – scriveva infatti – era diventato più facile ai pontremolesi l’andare a Parma, al teatro Regio, facendosi condurre fino alle Ghiare di Berceto in diligenza e proseguendo poi col treno”.
L’ennesima “rivoluzione” dei trasporti sarebbe arrivata negli anni Settanta del secolo scorso con l’entrata in esercizio dell’autostrada A15 “Parma-mare” che tuttavia non portò i benefici sperati: anzi proprio quegli anni videro aggravarsi quel fenomeno di impoverimento e spopolamento già in atto fin dal ventennio precedente. Ma non vi è dubbio che il binomio ferrovia-autostrada abbia garantito una mobilità relativamente veloce tra i due versanti dell’Appennino consolidando i legami tra la Lunigiana (e Pontremoli in particolare) e Parma, la sua università, il mercato, gli svaghi. 

Paolo Bissoli

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