Ottobre si è riscattato con un cuore d’oro

Fin dal suo esordio e per tutta la prima decade, ottobre non ha lesinato maltempo da nord a sud e da un versante della Penisola all’altro. Non che la parte centrale del mese sia andata esente da fenomeni ovunque, ma rispetto ai giorni precedenti un miglioramento si è notato. Al Sud, raggiunto dai sistemi frontali una volta che il Nord ha potuto avere un po’ di tregua, i tempi sono stati diversi e i nubifragi si sono rinnovati quando a latitudini più settentrionali è tornato il sole.
Pochissimi i giorni in cui lo Stivale è apparso tutto o quasi libero da nubi. Per le nostre contrade, nella settimana in esame, il cielo sereno o al più poco nuvoloso si è affermato dopo la parziale nuvolosità che ha interessato il solo giorno 12. Il vento di tramontana, vivace e fresco il 13 e il 14 (non freddo come quello che aveva soffiato dal 6 al 10) e poi appena più favonico il 16, ha dato man forte a conservare vista nitida e tempo stabile, perfetto per gite ed escursioni: la giornata di sabato 16 si è distinta fra le altre per le condizioni atmosferiche davvero spettacolari.
Le correnti settentrionali, intervallate a giorni di calma interessati da regime di brezza, hanno indotto una generale diminuzione delle temperature minime. Le prime brinate e, in aperta campagna, le prime tenui gelate si sono viste all’alba di venerdì 15; qualche tratto di fondovalle aveva anticipato con una comparsa fugace di brina al primo mattino del 14. È tipico di metà ottobre il verificarsi di questi primi fenomeni di congelamento superficiale (brina) o di gelo (temperatura dell’aria minore o pari a 0°C).
La brina può formarsi anche con temperature dell’aria di poco sopra zero perché è la superficie sulla quale si forma (prato, auto, tetto) che lo permette per il forte raffreddamento del terreno o del materiale. Va da sé che, se alla brina si unisce una forte gelata, la brina può rimanere al suolo per l’intera giornata resistendo nelle zone d’ombra.
Diverso è il caso della gelata, che avviene quando la temperatura scende sotto zero, con o senza formazione di brina. Se la temperatura viene misurata ad altezza d’uomo, in capannina o altra schermatura a norma su superfici erbose, la differenza tra la temperatura a 180 cm e al suolo si riduce a pochi gradi, salvo casi eccezionali; se, invece, come una volta spesso accadeva, viene misurata su terrazze o balconi con termometri opportunamente schermati, specie se a notevole distanza dal suolo (20-25 m o più) e in ambiente urbano, il divario con la temperatura rilevata in un giardino sottostante può essere talora superiore ai 5°C: sono frequenti, infatti, negli osservatori storici, le annotazioni di presenza di brina con temperature minime anche di 5-6°C.
Per lo stesso motivo, negli episodi d’inversione termica che si producono, con cielo sereno e calma di vento, al termine di afflussi di aria gelida, le differenze fra temperature al suolo e su una torre possono persino superare i 10°C. Tutto questo, naturalmente, non accade in caso di tempo ventoso (gelata d’avvezione e non di puro irraggiamento notturno) e/o perturbato con piogge e nevicate: vento e precipitazioni, infatti, mettono facilmente d’accordo condizioni di rilevamento diverse annullando o riducendo le differenze portate ad esempio.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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