Il rispetto ambientale che in Italia non c’è

Nel nostro Paese sono oltre 6 milioni di tonnellate i rifiuti stoccati nelle discariche

Le diverse velocità con cui viaggia l’ Italia si registrano anche e soprattutto in tema di rispetto ambientale: mentre ci si pregia di realizzare mostre fieristiche con manufatti interamente riciclabili e a zero impatto ambientale, o incrementare la filiera del legno di recupero per non gravare su foreste e ossigeno, c’è la semplice realtà di oltre 6 milioni di tonnellate di rifiuti stoccati nelle discariche. Quanto di più incivile, anti-ecologico e anti-economico si possa registrare oggi nel mondo occidentale.
L’ Italia è l’unico Paese europeo che lo fa in queste quantità e percentuali (il 20% del totale); l’unico in cui ci sono Regioni che superano il 70% di raccolta differenziata, e Regioni praticamente al palo: la Sicilia su tutte. Tra l’altro le discariche non le vuole nessuno, inquinano (soprattutto le falde acquifere), sono terribili a livello paesaggistico e sono praticamente ovunque in via di esaurimento: sarà la mancanza di nuova natura da rovinare a decretare la loro scomparsa?
Pensare che i rifiuti sono una miniera inesausta di ricchezze da recuperare, e un possibile generatore di energia pulita (biometano) e di posti di lavoro. Tutto ciò che non può essere recuperato dovrebbe finire negli inceneritori: ne mancano 6-7 a livello nazionale, quasi tutti al Sud.
Ma prima i rifiuti vanno differenziati dai cittadini, selezionati da apposite “fabbriche” dei rifiuti, recuperati il più possibile: metalli, carta, vetro, legno, gomma, olii esausti, soprattutto le plastiche (sono tante, di diverso tipo e di differente riutilizzo), materiale organico. E poi i crescenti rifiuti derivanti dall’elettronica, dalle cure ospedaliere, dalle demolizioni edilizie…
Si stima che gettiamo ogni anno più di 11 miliardi di euro, invece di recuperarli; che non attiviamo migliaia di posti di lavoro, soprattutto nelle Regioni più affamate di occupazione. Si dirà: e cosa ostacola la realizzazione di nuovi inceneritori o di digestori di rifiuti organici che producano compost fertilizzante e biometano?
Due le cause: l’ostilità che i nuovi impianti incontrano tra le comunità che li dovrebbero ospitare, nonostante la localizzazione in aree remote, la creazione di posti di lavoro e i vantaggi connessi (riscaldamento o energia gratuiti, maggiori entrate comunali, ecc…).
Là sì, qui da noi no.

Nicola Salvagnin – SIR

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