Lavoro, cresce l’occupazione restano i problemi di qualità e di retribuzione

Dati positivi dal rapporto Istat sui livelli di occupazione per lo scorso novembre

03lavoroIl tasso di occupazione più alto dal 1977, cioè da quando l’Istituto Nazionale di Statistica compie le rilevazioni sulle forze di lavoro in Italia. È questo il dato più significativo che emerge dalla rilevazione del mese di novembre 2019, pubblicata da Istat la settimana scorsa. Il dato misura la percentuale di italiani tra i 15 e i 64 anni di età occupati e l’insieme della popolazione della stessa età. A novembre questo dato si è attestato al 59,4%. Si tratta di 285mila occupati in più rispetto a novembre del 2018 e di 300 mila occupati in più rispetto al 2008, anno di inizio della crisi economica.
Buone notizie? Sicuramente sì.
Detto questo, è sempre bene ricordare che, a fine 2018, il tasso di occupazione dell’Unione Europea era del 73,2% e che al di sotto del 70% l’Italia è in compagnia solo di Romania, Belgio, Spagna, Croazia e Grecia. Aumenta, contemporaneamente, il tasso di disoccupazione, cioè la quota di persone in cerca di lavoro: 12 mila unità nell’ultimo mese.
lavoro_giovaniSi tratta di persone in più alla ricerca di un’occupazione o perché hanno perso/lasciato un precedente impiego o perché dall’inattività sono passate ad attivarsi per un lavoro. Il dato è la somma algebrica di 15 mila uomini in più e 3 mila donne in meno in cerca di lavoro. Il dato è pressoché stabile e fissa il tasso di disoccupazione al 9,7%. Anche in questo caso, il dato può essere letto da diversi punti di vista: positivamente se si guarda al dato storico italiano, negativamente se si osserva che, sul piano strutturale, la disoccupazione in Italia è più alta di quella europea (il tasso, in quell’ambito, nella UE si attesta attorno al 7,5%).
L’aumento sia degli occupati (41mila in più), sia dei disoccupati (+ 12mila) fa migliorare il tasso di attività, cioè il numero di persone che lavora o cerca un lavoro e che quindi non rientra nel novero degli inattivi, cioè persone senza lavoro che scelgono di non attivarsi per trovarne uno. La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre è in calo rispetto al mese precedente (-0,6%, pari a -72 mila unità) e la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere. Il tasso di inattività scende al 34,0%.
03lavoro1Il capitolo su cui si accendono maggiormente gli animi nel dibattito politico riguarda, tuttavia, la “qualità” dell’occupazione, in particolar modo rispetto alla tipologia contrattuale adottata.
Da questo punto di vista, l’indagine Istat afferma che nei dodici mesi che vanno da novembre 2018 a novembre 2019, i 285 mila occupati in più sono dipendenti “permanenti” (+283 mila) e in misura minore dipendenti a termine (+1,4%, +42 mila), mentre calano gli indipendenti (-41 mila).
In termini politici sembra avere dunque funzionato la limitazione della reiterazione dei contratti a termine senza causale, voluta dall’allora ministro del lavoro Di Maio nel giugno 2018: il “decreto dignità”. Lavoro più stabile e meno precario, dunque?
03lavoro3Certamente un contratto a tempo indeterminato offre una tranquillità infinitamente maggiore, anche se è bene ricordare che dal 2015 i nuovi contratti di questo tipo non prevedono la reintegrazione sul posto di lavoro in caso di licenziamento individuale o collettivo illegittimo nelle imprese con oltre 15 dipendenti, ma solo un indennizzo economico.
Altra questione è, invece, se i nuovi posti di lavoro sono di buona qualità dal punto di vista retributivo. Qui la risposta si fa difficile: nella sua indagine campionaria Istat, in ottemperanza a direttive comunitarie sulle statistiche del lavoro, considera occupate le persone che nella settimana oggetto di indagine hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura.
Non si tratta di casi estremi: in Italia, secondo un’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore in novembre, il 12% dei lavoratori è a rischio povertà (la media europea è del 9,4%). L’ultimo rapporto di Inps (2019) parla di 4,3 milioni di rapporti di lavoro che prevedono un salario inferiore ai 9 euro lordi l’ora, al di sotto delle soglie minime di retribuzione oraria.
Il tema dell’occupazione, insomma, fa il paio con quello, molto meno discusso ma altrettanto importante, delle retribuzioni.

(Davide Tondani)

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