Cosa cambia dopo la riforma dell’ editoria

Un momento storico per l’informazione in Italia

editoriaIl Consiglio dei ministri, venerdì 5 maggio, su proposta del ministro per lo Sport con delega all’ Editoria, Luca Lotti, ha approvato un decreto attuativo della legge 198/2016, che prevede disposizioni per la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici. Un intervento più che mai necessario per la sopravvivenza di tanti giornali, soprattutto locali, che garantiscono il pluralismo dell’informazione in Italia.
La legge in questione istituiva un fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, delegando al Governo la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria. Il decreto approvato ha come scopo quello di ridefinire il sistema dei contributi a quotidiani e periodici e le misure per gli investimenti delle imprese editrici, l’innovazione del sistema distributivo e il finanziamento di progetti innovativi, di processi di ristrutturazione e di riorganizzazione. Il primo punto che emerge è che il sostegno pubblico sarà indirizzato a giornali veri, editi da imprese che esercitano unicamente un’attività informativa; non potrà, quindi, più essere dato a giornali di partito.
Un segno di maggiore rigore ed equità, criteri condivisi e invocati anche dalla Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc) perché nella legge viene riconosciuto ai settimanali diocesani, in quanto giornali locali, un ruolo indiscutibile di garanzia della libertà d’informazione. Il fondo dei contributi all’editoria e all’emittenza radiofonica e televisiva locale sarà alimentato con risorse statali già destinate al settore, integrato da un contributo di solidarietà a carico delle società concessionarie di raccolta pubblicitaria e dalle maggiori entrate del canone Rai.
I contributi saranno definiti in parte come rimborso di costi e in parte in base al numero di copie vendute; viene riconosciuto anche un rimborso ai costi connessi all’edizione digitale. In ogni caso il sostegno pubblico non potrà superare il 50% dei ricavi. Tra le categorie di imprese editoriali che possono chiedere il sostegno pubblico, oltre alle cooperative giornalistiche, ci sono gli enti senza fini di lucro e imprese possedute interamente da enti senza fine di lucro, i quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche, le imprese e gli enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti, le associazioni di consumatori, le imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all’estero e le radio e tv locali.
Anche l’Ente ecclesiastico è tra i soggetti idonei purché in ambito commerciale eserciti solamente un’attività d’informazione. Per accedere al contributo tali imprese dovranno avere tra i dipendenti giornalisti assunti con contratti di categoria: un requisito che rappresenta una vera e propria novità.

Condividi

Scrivi un commento