L’abbraccio della diocesi al vescovo Giovanni

Venerdì scorso, alla Covetta, la celebrazione della S. Messa di saluto a mons. Santucci. Presenti mons.  Silvani, mons. Borghetti, e il vescovo emerito Binini. Il dono di un calice in marmo perché si ricordi della nostra comunità ecclesiale

 
La diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, venerdì 29 gennaio, ha voluto dare il suo commiato all’ormai vescovo emerito Giovanni Santucci con una S. Messa di saluto celebrata nella parrocchia di Maria Ss. Mediatrice ad Avenza. Alla funzione liturgica erano presenti numerosi sacerdoti e diaconi, rappresentanti dei religiosi e delle religiose, fedeli laici dei vicariati della diocesi, delle associazioni e dei movimenti ecclesiali. Presenti anche il vescovo di Volterra, mons. Alberto Silvani, il vescovo di Imperia-Albenga, mons. Guglielmo Borghetti, e il vescovo emerito Eugenio.
Hanno partecipato anche numerose autorità civili e militari del territorio. Non si è trattato di una celebrazione festosa ma dell’atto doveroso e sentito di una comunità che voleva manifestare il suo affetto e la sua stima nei confronti di chi, per motivi di salute, ha chiesto di essere dimesso dal suo ministero episcopale.
 

Ricordo, gratitudine, affetto, preghiera

 
Quando si giunge al termine di un percorso, si è soliti fare un bilancio, una verifica, fare una valutazione di quanto si è vissuto. È quanto voglio evitare in questa occasione, è quanto ho cercato di evitare in questi giorni, per me difficili e pesanti. Tanti i momenti e le occasioni in cui molti di voi avete voluto esprimere il vostro affetto: ve ne sono particolarmente grato, ma sempre con un riferimento al futuro e alla preghiera reciproca.
Cambia la mia vita – e spero in meglio – ma non cambia la mia storia, che ho sempre cercato di vivere con le caratteristiche che il profeta Ezechiele ci ha descritto nella prima lettura che abbiamo ascoltato. Tipiche del Buon Pastore che ama e serve le pecore, le persone a lui affidate. Gesù è il Buon Pastore e tutti noi cerchiamo di imitarlo, tenendo presente che le pecore, le persone, sono sue, non nostre.
Così ogni servizio, ogni attenzione riservata alle persone è obbedienza a lui, possiamo pensare che è un servizio che facciamo a lui. E senza mai scoraggiarci.
Perché? Perché lui sarà sempre con noi e provvederà ai suoi, alle sue pecore. Io lavoro e mi impegno per te, Signore, ma non è cosa mia, è cosa tua. Pensaci, provvedi – sai quante volte gliel’ho detto -. Così ho sempre cercato di vivere il mio ministero e sono grato a tutti: a voi, ai confratelli, ai fedeli, per il sostegno ricevuto e per l’esempio che mi avete offerto, stimolo sempre a ripartire.
Le difficoltà e i problemi non mancano ma non devono portarci ad arrenderci, caso mai a impegnarci di più. Ed è l’augurio che faccio, affidandolo alla volontà di Dio.
Per il resto, non saranno i chilometri a separarci quanto sarà forte la comunione che il ricordo, la gratitudine, l’affetto e la preghiera provocano. Allora sarà un granello di senape che cresce e diventa utile.
† Giovanni Santucci
 
Il Vescovo Giovanni mostra il calice in marmo appena ricevuto in dono dalla comunità diocesana

Al termine della celebrazione, il vicario generale, don Cesare Benedetti, visibilmente commosso, ha formulato un messaggio di saluto al vescovo Giovanni a nome di tutta la comunità ecclesiale. Don Cesare ha sviluppato il suo discorso su quattro direttrici: la sorpresa, il rammarico, l’ammirazione, la gratitudine. La sorpresa della comunità ecclesiale alla notizia dice che non si era capito il problema dello stato di salute del vescovo Giovanni, anche perché “ingannati” dalla prontezza e generosità a rispondere ad ogni chiamata. Il rammarico c’è perché anni di paterno e fraterno servizio episcopale non si cancellano facilmente, anzi inducono a profonda riflessione per ricomprendere tutto il percorso. L’ammirazione è per una lezione di vita: capire quando è il momento di lasciare è segno di grande saggezza e amore per la Chiesa. A questo si aggiunge la scelta del ritiro in monastero.
La gratitudine è per le molte iniziative pastorali. Poi alcuni appuntamenti diocesani: la Veglia di Pentecoste a Luni, la solennità della Messa crismale, la Via Crucis, la Giornata della Fraternità sacerdotale a Pontremoli nel giorno della Madonna del Popolo, i pellegrinaggi al Santuario della Madonna di Montenero, la solennità data alla festa del patrono san Francesco. Significativi anche i doni alle nostre comunità negli anni della Fede e della Misericordia.
L’intransigenza, ha concluso il vicario, non è stata una sua nota caratteristica; di questo, forse, ci si è anche approfittati. Il suo non precludere il dialogo con nessuno, rendendosi disponibile ad ogni persona non è stato senza fatica e senza un prezzo da pagare pesantemente. I fatti sono noti. Per tutto questo, anche per la sofferenza silenziosa che lo ha contraddistinto, va il ringraziamento di tutta la comunità ecclesiale.
Al termine della celebrazione, il primo e l’ultimo dei sacerdoti da lui consacrati hanno donato al vescovo Giovanni un calice in marmo perché ogni volta che celebra l’Eucaristia si ricordi della diocesi. Si è aggiunta la gratitudine della società civile, rappresentata dai sindaci della diocesi, che hanno fatto dono di una icona della Madonna della tenerezza. Un riconoscimento della grande fraternità e attenzione nei confronti della società civile.

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