Le tre madri di Benedykta. Irena Sendler e il ghetto di Varsavia

Fivizzano: il giorno della memoria nel plesso scolastico di Monzone. “Negli occhi di mia madre”, racconta la storia “vera” di 2.500 bambini ebrei salvati dal treno per Treblinka e da morte certa.

08ghetto_VarsaviaGli alunni della Scuola Media e delle ultime classi delle Elementari di Monzone hanno incontrato, il 25 gennaio, la scrittrice Titti Federico per parlare del suo ultimo libro “Negli occhi di mia madre”, che racconta la storia “vera” di 2.500 bambini ebrei salvati dal treno per Treblinka e da morte certa.
Fu Irena Sendler a farli uscire dal ghetto di Varsavia con stratagemmi e furbizie di ogni tipo e a far trovar loro rifugi sicuri. In verità sono due le storie del romanzo: una si svolge a Napoli, l’altra, quasi in continuazione, a Varsavia, nel tempo della Shoah, ma, poi, fino al 1963, con due protagoniste donne, una levatrice e un’infermiera, animate dalla stessa speranza: che il bene e la pace trionferanno.
Furono i “provvedimenti per la difesa della razza italiana” del 1938, a fare un’irruzione devastante nella famiglia di Edda Capasso, che col suo lavoro nel centro sociale manteneva tutti i suoi. Non permisero, infatti, il matrimonio, già programmato, di suo figlio Nico con Joanna perché era ebrea ed ebrea era anche Benedetta, tre anni, la bambina nata dal loro fidanzamento.
Il 9 marzo 1939 Edda, al rientro a casa, non trovò più né Joanna né Benedetta: se ne erano andate, ma dove? Dai nonni, in Polonia? Seguirono giorni terribili, di lunghe e vane ricerche. Alla fine Edda dovette riprendere a far nascere bambini, mentre infuriava la guerra, coi raid aerei, la corsa ai rifugi, dove, talvolta, avveniva qualche giovanile innamoramento, come quello fra il figlio minore Gaetano, che è il narratore di tutte queste vicende, e Rosetta.
Improvvisamente la scena si sposta a Varsavia, dove Irena è assistente sociale nel “ghetto grande”, affollato di ebrei, di bambini orfani, vittime di “un’ingiustizia intollerabile”. Lì un giorno si imbatte in un “mucchietto di stracci, da cui esce una vocina che chiede da mangiare”.
“Ho fame, sussurra in un polacco stentato, quasi a prolungamento del suo nome, Benedykta”. Da quel momento – è il 1942 – Irena diventa “la sua madre numero due” e le promette “di portarla fuori dal ghetto”. Una mattina di un inverno maledetto, avuta la notizia che le scorte di cibo sono finite, Irena decide che è arrivato il momento di portare i bambini fuori da quell’inferno. Benedykta è la prima, ne seguono molti altri, ma arriva anche l’arresto di Irena, dalla cui bocca, però, neppure la tortura riuscirà a fare uscire un nome.

Irene Sendler, tra i Giusti fra le Nazioni

Irena Sendler (1910-2008)
Irena Sendler (1910-2008)

Titti Federico è una genovese di genitori napoletani, ma vive da quasi sempre – dall’età di 2 anni- a Carrara. È insegnante di Lingua e Letteratura francese. Prima di questo romanzo ne ha scritti altri: “Prima che venga sera”, uscito nel 2008, “Oltre le cose” nel 2012.
Irena Sendler nacque a Varsavia il 15 febbraio 1910 e vi morì il 12 maggio 2008. Per l’aiuto prestato agli ebrei di Varsavia lo YadVaschem di Gerusalemme, nel 1965, la riconobbe fra i Giusti fra le Nazioni. Nel 2003 Papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera di lode per il suo operato e lo stato polacco la insignì dell’Ordine dell’Aquila Bianca.

A guerra finita, Benedykta trova l’amore della mamma numero tre, ma prova anche il tormento della sua persa identità. La persecuzione contro gli Ebrei è la grande storia del libro, nel cui contesto campeggia la triste vicenda di Benedykta; ma ci sono anche personaggi “minori” che danno vivacità al racconto, commuovono o diventano il simbolo di importanti valori. E, poi, le mamme, il loro complicato rapporto con i figli, la loro inesauribile capacità di educare ed amare.
Gli alunni, seduti intorno all’autrice e agli insegnanti, hanno seguito con attenzione la lettura di brani del libro e partecipato alla discussione, ponendo domande o riferendo qualche episodio sul tempo di guerra e sui tedeschi sentito dai nonni.
Tutto si è svolto sotto la puntuale regia della maestra Marzia Zini, con cui ha collaborato, per le Medie, la prof.ssa Bertoli. Quello con Titti Federico è stato il terzo incontro con scrittori affermati che le scuole di Monzone, Primaria e Secondaria di Primo Grado, hanno organizzato, nell’ambito del progetto “Leggere per scrivere”, una iniziativa di notevole rilevanza didattica e formativa, volta ad avvicinare i ragazzi alla lettura e ad avviarli a dibattere e a fare considerazioni e riflessioni sul passato e sul presente. Gli insegnanti che l’hanno ideata ed organizzata meritano l’elogio ed il plauso dell’istituzione scolastica in tutte le sue componenti.

Andreino Fabiani

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