Il Santo della settimana

San Gedeone

26 settembre

36santoNel Vecchio Testamento un libro è intitolato ai “Giudici”, termine però traducibile in ebraico come “governatori”, che Israele ebbe quando ancora era un popolo tribale, dopo l’ingresso nella terra promessa avvenuto XIII secolo a.C. e prima dell’istituzione di una monarchia centralizzata con il re Saul nell’ XI secolo a.C.. Uno di questi misteriosi personaggi testimoniò con la sua vita come la potenza della fede nasca dall’onnipotenza divina, dall’accoglienza della grazia del Signore che ci salva e ci aiuta a superare qualsiasi ostacolo.
Questi si chiamava Gedeone, in ebraico “tagliatore”, forse in memoria dell’attività svolta dalla sua famiglia. Sfavillante di colpi di scena, la sua vicenda è narrata a partire dal capitolo 6 del libro dei Giudici. Gedeone aveva come secondo nome Ierub-baal, assai più paganeggiante, in quanto Baal (“Signore”) era il titolo della divinità principale dei cananei, popolazione indigena della Terra Santa. Un giorno un angelo, messaggero del Signore, gli apparve per conferirgli una singolare quanto bellicosa investitura: combattente per la libertà di Israele dall’oppressione dei Madianiti, popolo imparentato con gli Ebrei in quanto discendente da Abramo e di cui esponente più famosa fu Zippora, moglie di Mosè.
Al povero Gedeone, cosciente della sua debolezza, non restò che replicare: “Signore mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera della tribù di Manasse e io sono il più piccolo della casa di mio padre” (6,15). Ma Dio non esitò a porgergli un duplice segno di protezione, lanciandolo così nuovamente in un’avventura segnata dal primato della grazia. Fu così che della poderosa massa di Ebrei pronti a combattere contro i Madianiti, Gedeone decise di licenziarne in partenza 22.000 e dei restanti ne selezionò solamente 300 mediante una particolare prova, consistente nel saper conservare calma e dignità anche qualora la sete avesse bruciato loro la gola. Infatti solo con pochi e scelti combattenti si sarebbe potuto evitare che “Israele si vantasse dicendo: La mia mano mi ha salvato!” (7,2).
A notte inoltrata Gedeone fece accostare all’accampamento madianita il suo plotone scelto suddividendolo in tre differenti tronconi, tutti recanti una tromba e brocche vuote contenenti una fiaccola. All’ordine del capo, “le tre schiere suonarono le trombe e spezzarono le brocche, tenendo le fiaccole con la sinistra e con la destra le trombe per suonare e gridarono: La spada per il Signore e per Gedeone!… Tutto l’accampamento si mise a correre, a gridare, a fuggire”, mentre i nemici si colpivano alla cieca tra loro (7, 20-22). Questi, nonché numerosi altri successi, spinsero gli Ebrei ad offrire a Gedeone la corona di Israele, ma egli, riconfermandosi uomo semplice e debole, replicò loro con fermezza: “Io non regnerò su di voi né mio figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi!” (8,23). È venerato come santo dalla Chiesa Cattolica. Il nuovo Martyrologium Romanum lo ricorda il 26 settembre.
Figura singolare per la sua epoca, Ildegarda di Bingen è la testimonianza perfetta del concetto che una personalità straordinaria riesce ad affermarsi comunque ed ovunque, malgrado i limiti che l’epoca, il sesso, la situazione sociale o l’aspetto fisico possano imporre.
Papa Eugenio III ha autorizzato Ildegarda a predicare in pubblico. Era estremamente insolito per le suore medievali di lasciare i monasteri o di esprimere opinioni in pubblico, ma il Papa era consumato dalla sua battaglia contro le eresie catare e aveva bisogno dell’aiuto di Ildegarda. Lei prese molto sul serio la missione di predicatrice.

(a cura di don Fabio Arduino)