Il Santo della settimana

San Tommaso Moro

6 luglio

27santoDicono che tutti gli uccelli di Chelsea (all’epoca sobborgo rurale di Londra) scendano a sfamarsi nel suo tranquillo giardino. Un indice della sua fama di uomo sereno e accogliente. Thomas More (questo il nome inglese), figlio di magistrato, è via via avvocato famoso, amministratore di giustizia nella City, membro del Parlamento. Dalla moglie Jane Colt ha avuto tre figlie e un figlio; alla sua morte, si risposa con Alice Middleton.
Ha imparato a Oxford l’amore per i classici antichi e lo condivide con Erasmo da Rotterdam, spesso ospite in casa sua. Scrive la vita dell’umanista italiano Giovanni Pico della Mirandola; ma sarà più famoso il suo dialogo Utopia, col disegno di una società ideale, governata dalla giustizia e dalla libertà. è un umanista che porta il cilicio, che studia i Padri della Chiesa e vive la fede con fermezza e gioia.
Quando Lutero inizia la sua lotta contro Roma, il re Enrico VIII d’Inghilterra scrive un trattato in difesa della dottrina cattolica sui sacramenti, ricevendo lodi da papa Leone X e accuse da Lutero. A queste risponde Tommaso Moro, che Enrico stima per la cultura e l’integrità. Spesso lo consulta, gli affida missioni importanti all’estero. E nel 1529 lo nomina Lord Cancelliere, al vertice dell’ordinamento giudiziario.
Un posto altissimo, ma pericoloso. Siamo infatti alla famosa crisi: Enrico ripudia Caterina d’Aragona (moglie e poi vedova di suo fratello Arturo), sposa Anna Bolena, e giunge poi a staccare da Roma la Chiesa inglese, di cui si proclama unico capo. Per Tommaso Moro, la fedeltà esige la sincerità assoluta col re: anche a costo di irritarlo, pur di non mentirgli. E così si comporta.
La fede gli vieta di accettare quel divorzio e la supremazia del re nelle cose di fede. Lo pensa, lo dice, perde il posto e si lascia condannare a morte senza piegarsi. Incoraggia i familiari che lo visitano nella prigione della Torre di Londra e scrive cose bellissime in latino a un amico italiano che vive a Londra, il mercante lucchese Antonio Bonvisi: “Amico mio, più di ogni altro fedelissimo e dilettissimo… Cristo conservi sana la tua famiglia”. Bonvisi gli manda in prigione cibi, vini e un abito nuovo per il giorno dell’esecuzione (ma non glielo lasceranno indossare).
Davanti al patibolo, è cordiale anche col boia che dovrà decapitarlo: “Su, amico, fatti animo; ma guarda che ho il collo piuttosto corto”, e gli regala una moneta d’oro. Poi, venuto il momento, dice alcune parole. “Poche”, gli hanno raccomandato: e poche sono. Tommaso Moro invita a pregare per Enrico VIII, “e dichiarò che moriva da suddito fedele al re, ma innanzitutto a Dio”.
Era il 6 luglio 1535. Quindici giorni prima, per le stesse ragioni, era stato decapitato il suo amico John Fisher, vescovo di Rochester, che sarà canonizzato insieme a lui da Pio XI nel 1931.
La Chiesa li ricorda entrambi nello stesso giorno. Numerosi altri martiri inglesi, gallesi, scozzesi ed irlandesi a più riprese sono stati beatificati e canonizzati.

(a cura di don Fabio Arduino)