Tante voci per raccontare un’intensa esperienza di fede

Le testimonianze dei giovani neocatecumenali presenti alla GMG di Lisbona

 

“Maria si alzò e andò in fretta”. Come Maria anche noi, giovani e meno giovani, pontremolesi e non solo, assieme ad altri centoquaranta ragazzi delle comunità neocatecumenali della Liguria, siamo usciti dalla nostra terra, in attesa che il Signore ci mostrasse dove ci avrebbe condotti. Una meta era sicuramente Lisbona, e l’incontro con il Papa Francesco, ma come in tutti i pellegrinaggi il viaggio non è solo fisico e geografico: il Signore è fantasia, e nel “deserto” in cui ci ha condotti, ha parlato al cuore di ciascuno di noi in modo differente, attraverso Parole, persone, luoghi o avvenimenti. Se mi chiedessero di ripartire domani lo farei subito nonostante le tante scomodità, la stanchezza, il caldo. Ripreparerei le valigie perché sono stata benissimo con le persone che ho conosciuto; mi è dispiaciuto veramente tanto averle dovute lasciare, ma spero di riuscire a incontrarle di nuovo. “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”: penso che questa possa essere la frase in cui io riassumo la mia esperienza di questo pellegrinaggio, perché il Signore sicuramente si è mostrato a me in questo modo.

(Elisabetta, 14 anni)

Pur partendo con alcune riserve, il Signore mi ha permesso di vivere una bella esperienza con tante persone ed è stato proprio vivere tutti insieme le stesse emozioni e problematicità a unirci, aiutandoci l’un l’altro nei momenti di maggior difficoltà, cosa che mi ha aiutato tanto ad apprezzare tutto il pellegrinaggio perché ho conosciuto molte belle persone. I momenti che più mi hanno segnato sono stati quelli in cui abbiamo evangelizzato tutti insieme cantando e suonando, incontrando anche molte persone come noi provenienti da ogni parte del mondo.

(Martina e Letizia, 15 e 13 anni)

“Il pellegrinaggio si è aperto con una parola di san Paolo molto forte: ‘Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio’. E il Signore è stato di parola, e ce lo ha ribadito attraverso le parole del Papa: “Cari giovani… Gesù stesso ora vi guarda, lui che vi conosce e legge nel vostro intimo… E vi dice oggi, qui a Lisbona, in questa Giornata Mondiale della Gioventù: “Non temete! Non abbiate paura!”. Durante questo pellegrinaggio Dio mi ha dato la grazia di sperimentare il suo amore per me, e lo ha fatto anche facendomi vivere 14 giorni di comunione con i miei fratelli di cammino. Dopo questi anni di pandemia, è stato un regalo immenso poter camminare insieme e in mezzo a così tanti giovani, mossi solo dall’amore per Dio nella gioia. Gioia che, come ha detto il Papa durante la veglia, non deve stare chiusa ma, anzi, essere missionaria. Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio: e la nostra gioia è stata davvero piena, anche se faticosa.

(Elisabetta, 30 anni)

Il Signore mi ha donato un’esperienza che, senza alcuna aspettativa, si è rivelata vitale e rivoluzionaria: la possibilità di vivere 14 giorni in semplicità, umiltà e lode. Ho trovato un Amore profondo di cui, come ha ribadito Papa Francesco, non devo aver paura di fidarmi; e no, non lo so come si fa, ma se c’è una cosa che questo pellegrinaggio mi ha insegnato è che la fantasia di Dio supera ogni mio ragionamento: è in essa che devo cercare, e prego Dio che me lo conceda, di confidare di fronte alle paure e ai dubbi di ogni giorno.

(Irene, 21 anni)

“Sono stato “trascinato” in questo pellegrinaggio dall’Amore e dall’Amore mi sono lasciato trascinare ad ogni passo. Ogni giorno ho messo da parte, ho fatto morire, una piccola parte di me accogliendo l’imprevedibilità e la fatica che caratterizzano un pellegrinaggio come la vita e quel che ho raccolto ha avuto dell’incredibile. Non è stato un pellegrinaggio verso Dio ma con Dio, non l’ho trovato di fronte a me una volta giunto alla meta, non mi ha parlato dall’alto di un qualsivoglia pulpito ma si è fatto mio compagno di viaggio, è stato al mio fianco a vivere e condividere le mie stesse fatiche permettendomi di cogliere il barlume più lieve anche (e soprattutto) nelle “notti” più buie. Non lo ringrazio per avermi fatto passare la “paura del buio” ma per avermi insegnato ad accoglierlo e, ancor più, ad amarlo”

(Alessandro, 35 anni)