Un attacco indegno alla popolazione civile
Moldavia: al confine con Ucraina, profughi in fuga dal freddo dell’inverno (Foto: Lo Deserto/SIR)

A volte si ha l’impressione che il mondo si sia capovolto. Mahsa Amini viene arrestata dalla polizia di Teheran con l’accusa di indossare in modo poco consono il velo, va in coma a causa delle percosse e muore dopo due giorni. Iniziano le manifestazioni in Iran, che portano ad arresti e già a due impiccagioni. Le proteste si diffondono in tutto il mondo e il governo iraniano impone sanzioni a 10 persone e 5 entità europee, ree di aver “incoraggiato la violenza e il terrorismo, che hanno portato ad atti terroristici e alla violazione dei diritti umani contro il popolo iraniano”.
Che l’Iran possa dare una lezione sui diritti umani violati è un’eventualità che supera ogni limite del ridicolo, sconvolgente è, invece, la giustificazione che Putin fornisce del suo attacco indiscriminato all’Ucraina: “È stata Kiev a colpire per prima infrastrutture, come il ponte della Crimea”. Non conta nulla che l’attacco a quel ponte sia avvenuto dopo un’invasione, dopo i bombardamenti sistematici di intere città, dopo lo scoppio di una guerra che ancora non si riesce a capire.
L’aggressore, secondo la lettura che lo stesso dà degli eventi, diventa la vittima e con questo giustifica l‘ingiustificabile. In questo momento la guerra, dai territori contesi, si è allargata a tutto il Paese. Non potendo vincere sul terreno si tenta la carta del terrore, che colpisce milioni di persone. Ancora una volta la Russia punta sul ‘generale inverno’. Gli attacchi si concentrano sulle infrastrutture ucraine: viabilità, centrali elettriche, gasdotti. Soprattutto i danni alle centrali hanno causato interruzioni dell’energia elettrica in tutto il Paese.
La strategia che si nasconde dietro queste tattiche di guerra è chiara: bombardando le infrastrutture, Putin vuol compromettere la produzione industriale, interrompere i trasporti, seminare paura e disperazione nella popolazione. Privare la gente del riscaldamento, dell’elettricità e dell’acqua mentre in pieno inverno, con temperature che spesso scendono sotto i -20°, è criminale. Se in Italia ci si preoccupa per qualche grado in meno nelle case, si può immaginare che cosa significhi vivere senza un termosifone o senza una stufa accesi, come sta accadendo nelle città ucraine.
Tutto questo va ad aggiungersi alla tragedia di un popolo che non cessa di scoprire ogni giorno novità strazianti. È S.B. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina a dichiarare che “gli stessi russi affermano di aver portato via dall’Ucraina più di 150.000 bambini. Ma la cosa più barbara è che i bambini ucraini del Donbas vanno nei campi militari creati dai ceceni, incaricati di educarli nel modo più aggressivo a odiare la loro patria. Nelle mani dei bambini vengono messe le armi”. I soldati ceceni, noti per la loro signorilità, sono stati, così, promossi educatori da Putin!

Giovanni Barbieri