Tramonta in Toscana il tempo della “regione rossa”

Il partito di Giorgia Meloni vince quasi ovunque. Il centrodestra si impone con il 38% e fa il pieno di seggi con 19 parlamentari su 36. Al centrosinistra solo i collegi uninominali di Firenze

Un centrosinistra che perde definitivamente l’egemonia in Toscana, penalizzato oltre che dai minori consensi. Da un lato dalla mancata alleanza con il M5S, che consegue un 11,1% che sommato al 34,6% della coalizione a guida PD avrebbe potuto in teoria ribaltare l’esito di alcuni collegi uninominali. Dall’altro dal buon successo di Italia Viva – Azione, che ha ottenuto il 9,6%.
Questo in sintesi l’esito del voto del 25 settembre in Toscana, dove la destra ha eletto 13 dei 24 deputati toscani, vincendo 7 collegi uninominali su 9, e conquistato 6 seggi al Senato su 12, vincendo 3 collegi uninominali su 4. Nell’uninominale il PD vince solo nei due collegi camerali di Scandicci e di Firenze e nel collegio senatoriale che riunisce i due collegi fiorentini che assieme costituiscono l’area “centrale” per eccellenza della regione.
Si tratta di risultati pesantissimi, non solo per la tradizione oramai tramontata del “feudo” rosso, ma anche per i nomi messi in campo dal partito di Enrico Letta. Ad essere sconfitti sono profili del calibro di Enrico Rossi, 10 anni assessore regionale alla sanità e altrettanti presidente della Regione, sconfitto dal vicesindaco di Grosseto Fabrizio Rossi; o big nazionali come Stefano Ceccanti, gran regista della rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale, che ha patito la sconfitta per mano del deputato leghista Ziello, del dirigente del partito Andrea Romano, battuto di misura da Chiara Cenerini, consigliere comunale a Cecina e dell’esperto economico del partito Tommaso Nannicini, sconfitto a Prato dall’onorevole Erica Mazzetti.
A soccombere sono anche il capogruppo PD in consiglio regionale, Vincenzo Ceccarelli o la vicepresidente di Eugenio Giani, Stefania Saccardi, candidata da Italia Viva a Firenze: risultati che potrebbero avere ripercussioni sugli equilibri in Regione. 38,5% la percentuale conseguita dalla coalizione guidata da Giorgia Meloni sia alla Camera che al Senato. Il centrosinistra si è fermato al 34,6% alla Camera e al 33,8% al Senato. Più basso del dato nazionale quello del Movimento 5 Stelle che in regione si è fermato attorno all’11%, mentre Italia Viva – Azione, nella regione di Matteo Renzi ha ottenuto un 9,4% ben superiore al risultato nazionale. Innegabile il traino dato al centrodestra da Fratelli d’Italia.
Forza Italia e Lega al Senato alla Camera non sono riuscite ad andare la prima oltre il 5,7% e la seconda oltre il 6,4%, mentre i meloniani hanno conseguito il 25% alla Camera e il 24,9% al Senato: percentuali altissime per la formazione di destra, ma non sufficienti per sopravanzare il PD, forte di un 28,1% alla Camera e un 27,2% al Senato che consegnano al partito cardine del centrosinistra la consolazione del primato in Toscana, anche se con percentuali ben lontane dai risultati plebiscitari che in alcune aree venivano tributati fino a pochi anni fa.
A Firenze, per esempio, il PD non è andato oltre il 30%, pur avendo vinto il collegio uninominale: una percentuale lontanissima da quelle che erano le performance abituali del centrosinistra pochi decenni fa. A penalizzare il centrosinistra, osservando i voti assoluti, è stata l’affluenza: si sono recati alle urne il 69,75% dei toscani, in calo rispetto al 77,46% di quattro anni fa, una percentuale comunque più alta fi quella registrata alle regionali di settembre 2020, quando i cittadini che si presentarono alle sezioni elettorali furono solo il 62,6%.
Massa Carrara è stata la provincia con l’affluenza più bassa (53,01%). Ancora prematuro, mentre andiamo in stampa, fare il quadro degli eletti al proporzionale, dato il farraginoso meccanismo di assegnazione dei seggi e dei resti, unito alle candidature della stessa persona in più circoscrizioni plurinominali e in un collegio uninominale. Per il momento al proporzionale del Senato i dati ufficiali assegnano due seggi a Fratelli d’Italia, uno alla Lega, tre al PD, uno ciascuno a M5S e Italia Viva. Alla Camera, dove i collegi plurinominali sono tre, sei seggi vanno al centrodestra, cinque al centrosinistra, due al M5S e due a Italia Viva-Azione.

La destra vince ma non sfonda

Dove non è riuscita Susanna Ceccardi è riuscita Giorgia Meloni: le elezioni politiche di domenica scorsa sanciscono in Toscana lo storico sorpasso della destra sul centrosinistra, da sempre egemone nella storia repubblicana. Se alle elezioni regionali del 2020 Eugenio Giani riuscì a distanziare l’europarlamentare di Cecina di oltre 144 mila voti, il voto politico per la Camera ha ribaltato il risultato, con la destra, che ha ottenuto 74 mila voti più della coalizione a guida PD. Un risultato inequivocabile che trasforma la Toscana da feudo “rosso” a regione contendibile in cui la destra, già da tempo al comando di città importanti come Massa, Pisa, Siena, Arezzo, Grosseto, Piombino, Pistoia e Montecatini, il 25 settembre ha eletto 13 dei 24 deputati e 6 dei 12 senatori.
Se la vittoria della destra non può essere in alcun modo minimizzata, un ragionamento sui voti assoluti aiuta a dimensionare in maniera più contenuta l’entità del successo della coalizione Fratelli d’Italia – Lega – Forza Italia. Pur riconoscendo la diversità del meccanismo di voto delle regionali e delle elezioni politiche, i dati degli schieramenti nelle due tornate possono essere abbastanza confrontabili.
Nel 2020 Susanna Ceccardi conseguì 719 mila voti, mentre alle elezioni politiche, nonostante si siano presentati alle urne 91 mila toscani in più rispetto a due anni fa, l’insieme dei partiti di destra ne ha ottenuti 724 mila: un incremento minimo che smonta la narrazione della grande avanzata della destra, all’interno della quale si osserva piuttosto un marcato “travaso” interno di voti dalla Lega e da Forza Italia verso Fratelli d’Italia. Cosa ha determinato allora il successo della coalizione di Giorgia Meloni? La risposta appare evidente: l’emorragia di voti nel centrosinistra. In 24 mesi la coalizione che ruota attorno al PD ha perso 215 mila suffragi.
La nostra non è un’analisi dei flussi scientifica ma è plausibile che i voti persi dalla coalizione di Enrico Letta siano andati in parte a Italia Viva, nel 2020 nella coalizione di Eugenio Giani e che quest’anno ha corso da sola con un buon successo in Toscana, in parte al Movimento 5 Stelle, resuscitato dal risultato bassissimo delle regionali. In sintesi, il voto politico conferma definitivamente che la Toscana si è definitivamente messa alle spalle l’identità novecentesca di regione rossa: il quasi “cappotto” nei collegi uninominali delle politiche del 1994 e del 1996 appartiene ormai alla storia. Pesa, lo sottolineammo anche dopo le regionali, il voltare le spalle al centrosinistra da parte degli elettori delle aree interne e periferiche.
Sulla sponda opposta, la destra, nonostante l’innegabile ascesa di questi anni sia a livello municipale che regionale, non ha sfondato come le percentuali danno a vedere. In un’epoca in cui l’astensione rappresenta di fatto un’opzione di voto per una fetta sempre più rilevante di elettori, la possibilità per la destra di aumentare i consensi, magari oltrepassando i 797 mila voti che Lega e Pdl ottennero in Toscana nelle politiche del 2008, passa per la prova del governo: una prova rischiosissima nell’attuale quadro politico, come hanno già sperimentato Renzi, Salvini e i 5 Stelle, e che potrebbe essere fatale anche a Meloni, che in Toscana dovrà presto affrontare una prova difficile: quella del rigassificatore nel porto di Piombino, inviso alla popolazione, sindaco di Fratelli d’Italia in testa.

 (Davide Tondani)

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