La bellezza della figura di Maria Vergine nel patrimonio artistico e culturale dell’Italia

400 anni del Voto alla Madonna del Popolo. A Pontremoli la conferenza del direttore degli Uffizi, prof. Eike Schmidt

Agostino di Duccio, “Madonna col Bambino” sec. XVI. Pontremoli, chiesa di san Francesco

La bellezza mariana parte fondamentale della nostra cultura è stato l’argomento cardine dell’incontro che ha visto tante persone nella chiesa dei Santi Francesco e Colombano, il 4 giugno a Pontremoli. Una concisa ma illuminante premessa di filosofia estetica da parte del parroco don Pietro Pratolongo, preside della scuola teologica pastorale diocesana, è stata utile ad entrare nel tema della conferenza che ha avviato le celebrazioni del IV centenario del voto dei pontremolesi alla Madonna del Popolo del 13 luglio 1622.
Citando Aristotele ha ricordato che il pensiero nasce dalla meraviglia e dallo stupore che precedono il dare forma alla creazione artistica insita nell’umano, luce diretta di verità. L’arte non allontana dalla conoscenza, in contrasto con Platone che afferma “l’idea“ sostanza della realtà, di cui la vita terrena è copia, l’arte a questa si ispira e quindi allontana dalla verità ultima delle cose. La bellezza attinge al pensiero, alla storia e all’essenza del cuore: si pensi alle scintille d’amore del biblico Cantico dei Cantici. Il direttore degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt “teutonico” nella sua corporatura e raffinato storico dell’arte, esperto e appassionato di scultura del Rinascimento, ha fatto analisi stilistica di dieci capolavori a soggetto mariano. La Vergine Maria ha ispirato un’immensità di artisti, che l’hanno interpretata nel momento dell’annuncio che in lei il Verbo si sarebbe fatto carne,venerata in maestà, compianta nel dolore estremo di una madre che accompagna il Figlio alla morte.

L’antico affresco in origine posto lungo la strada e da secoli custodito nel santuario costruito attorno ad esso.

L’intervento di Schmidt, una lezione di storia dell’arte, si è concentrato su dieci sculture mariane di due grandi maestri: Donatello e Michelangelo e si è concluso guidando il pubblico alla lettura critica dal vivo del bassorilievo attribuito ad Agostino di Duccio, presente nella chiesa di San Francesco, sulla navata di sinistra nella cappella Trincadini qui trasferito nel 1508 dal coro dietro l’altare (notizie richiamate da Paolo Lapi). La prima immagine commentata analizzata di Donatello (1386-1466) è stata la Madonna Pazzi, ora a Berlino, la tecnica è quella tipica dello stiacciato donatelliano, commissionata dalla potente famiglia fiorentina che tentò la congiura contro i Medici, è stata il logo della mostra su Donatello ancora aperta. Madre e Figlio incorniciati dallo strombo di una finestra sono legati in un abbraccio che li fa una cosa sola. Un velo di malinconia e di ansia turba il volto della Madonna, consapevole della morte del Figlio annunciato.
Altra meraviglia è l’Annunciazione Cavalcanti tutta lumeggiata d’oro, sta in Santa Croce a Firenze: Maria, impaurita dall’improvviso apparire dell’angelo che si posa in ginocchio davanti a un leggio, si ritrae con dolcezza e piega leggermente il Libro verso il grembo dove il Verbo si sta incarnando. Ancora l’immagine di Maria ed Elisabetta unite nell’abbraccio che mette in comunicazione anche i figli che le fanno gravide, una della voce annunciante e l’altra del Messia in persona. A Padova in Basilica di Sant’Antonio una Madonna col Bambino molto originale, è in atto di alzarsi dal trono; il movimento della figura è reso dalle tante pieghe della veste con effetti di chiaroscuro in continuità di ritmo. Altro gigante creatore di bellezza mariana nell’arte è Michelangelo.
A Firenze in casa Buonarotti sta la Madonna della Scala, l’immagine è contenuta nel blocco di marmo e lo scultore la libera levando via la materia superflua: è questo il suo fare scultura, che si ritrova nella Madonna di Bruges nei Prigioni e specialmente nelle tre Pietà. Quella in San Pietro a Roma raffigura Maria che tiene in braccio Gesù morto come se fosse un bambino e lei stessa è giovane come quando Gesù era bambino; sul volto è resa la previsione sempre vissuta nel suo intimo della Passione del Figlio. Il ritmo è dato dal corpo disarticolato di Cristo, dal braccio che cade a sinistra, dalla testa piegata della madre. Lo sguardo pensoso di Maria è pure nelle Pietà di Nicodemo o Bandini nel Museo del Duomo di Firenze e nella Rondanini al castello Sforzesco di Milano.
Schmidt ha portato lo sguardo sul bassorilievo della Madonna di Agostino di Duccio nella chiesa pontremolese: un capolavoro col Bambino in posa orizzontale che tiene in mano un uccellino e la Vergine indica in Lui il Salvatore e con l’altra mano regge il Libro.

Maria Luisa Simoncelli

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