Papa Francesco: “Incontro a tutti con la lampada accesa del Vangelo”

Nel suo viaggio a Malta ha ricordato che la gioia della Chiesa è evangelizzare

Papa Francesco a Malta in visita alla grotta di San Paolo presso la Basilica di San Paolo a Rabat (Foto Vatican Media/SIR)

Il motto del viaggio di Papa Francesco a Malta era significativo: “Ci trattarono con rara umanità”; il versetto degli Atti degli Apostoli con il quale San Paolo descrive il modo lodevole in cui venne trattato insieme ai compagni naufragati sull’isola nell’anno 60, nel viaggio verso Roma. Malta è stato il 56° Paese visitato da Francesco, terzo pontefice a mettervi piede, dopo Giovanni Paolo II (1990 e 2001) e Benedetto XVI (2010). Un viaggio alle radici della fede sulle orme di San Paolo. Oggi più che mai, per la sua posizione nel Mediterraneo, Malta è terra di incroci dei drammi di questo tempo. I temi religiosi e quelli imposti dall’insipienza degli uomini si intrecciano. Accoglienza, evangelizzazione, gioia e umanità sono state le parole chiave che hanno scandito gli incontri del Papa a Malta e a Gozo. In particolare ha ripetuto spesso: “La gioia della Chiesa è evangelizzare”.
Ritornare all’essenziale della fede, che consiste nella relazione con Gesù e nell’annuncio gioioso del Vangelo. A Malta gli immigrati sono testimonianze vive delle contraddizioni di oggi ma sono anche occasion di generosa accoglienza. La due giorni è iniziata con l’incontro con le autorità civili e subito, nel palazzo del Gran Maestro, sono emerse le preoccupazioni per ciò che accade in Europa. Parole nette poiché “evangelizzare” significa anche proclamare verità scomode contro la “logica scellerata del potere”. Non ha mai nominato né Putin né la Russia, non lo ha mai fatto in tutti questi lunghi giorni di guerra per mantenere qualche briciolo di possibilità di dialogo e qualche flebile speranza nelle diplomazie, anche quella vaticana. Ma le parole sono chiare: “Mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune sente il bisogno di costruire il futuro che o sarà insieme o non sarà. Non facciamo svanire il sogno della pace”. Purtroppo “il vento gelido della guerra anche stavolta è stato alimentato nel tempo. La guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci d’armi”. “Di compassione e di cura abbiamo bisogno, non di visioni ideologiche e di populismi, che si nutrono di parole di odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo”. Da qui l’invito al coraggio profetico dei Gandhi e di La Pira, che aveva denunciato “l’incredibile infantilismo dei potenti”.

Incontro con i migranti nel Centro “Giovanni XXIII (Vatican Media/SIR)

Si è affievolito il cammino della comunità internazionale e il Papa ha invitato quelle stesse comunità a riunirsi in conferenze per la pace, sia centrale il tema del disarmo per convertire gli ingenti fondi per gli armamenti verso lo sviluppo, la salute, la nutrizione. Non è mancato lo sguardo – ed era inevitabile – sui problemi dell’immigrazione, che devono essere assunti da tutti i Paesi europei. In altri momenti del viaggio i temi sono stati più religiosi e spirituali, ma sempre di enorme valenza solidaristica. Alla Basilica di Gozo, una delle due diocesi maltesi, si è alzato l’invito a “tornare alla Chiesa delle origini”, che “non significa guardare all’indietro per copiare il modello ecclesiale della prima comunità cristiana. Non possiamo ‘saltare la storia’, come se il Signore non avesse parlato e operato grandi cose anche nella vita della Chiesa dei secoli successivi… Tornare alle origini significa recuperare lo spirito della prima comunità cristiana, cioè ritornare al cuore e riscoprire il centro della fede: la relazione con Gesù e l’annuncio del suo Vangelo al mondo intero. Questa è la gioia della Chiesa: evangelizzare”.

La cerimonia di benvenuto all’arrivo di Papa Francesco a Malta (Foto Vatican Media/SIR)

Il dolore dei primi discepoli davanti alla croce “si trasforma nella gioia dell’annuncio”, la loro preoccupazione non era il “prestigio della comunità” o “la ricercatezza del culto”, ma dare testimonianza del Vangelo. “Non può bastarci una fede fatta di usanze tramandate, di solenni celebrazioni, belle occasioni popolari, momenti forti ed emozionanti”. Non sempre la bellezza del culto e le pratiche religiose esprimono una fede viva, aperta. Occorre, dunque, tornare all’inizio per essere una Chiesa con al centro “la testimonianza e non qualche usanza religiosa; una Chiesa che desidera andare incontro a tutti con la lampada accesa del Vangelo e non essere un circolo chiuso”.
Ritornare all’inizio è anche “sviluppare l’arte dell’accoglienza”. Quella di Gesù è “un’indicazione concreta” su come vivere il comandamento dell’amore: “il culto a Dio passa per la vicinanza al fratello. Quanto è importante nella Chiesa l’amore tra i fratelli e l’accoglienza del prossimo! Il Signore ce lo ricorda nell’ora della croce, ‘Ecco tuo figlio’, ‘ecco tua madre’. È come dire: siete salvati dallo stesso sangue, siete un’unica famiglia, dunque accoglietevi a vicenda, amatevi gli uni gli altri, curate le ferite gli uni degli altri. Senza sospetti, divisioni, dicerie, chiacchiere e diffidenze. Nel volto dei poveri è Cristo che si presenta a voi”. L’accoglienza reciproca “è anche la cartina di tornasole per verificare quanto effettivamente la Chiesa è permeata dallo spirito del Vangelo”. “Vi trovate in una posizione geografica cruciale, che si affaccia sul Mediterraneo come polo di attrazione e approdo di salvezza per tante persone sballottate dalle tempeste della vita che, per motivi diversi, arrivano sulle vostre sponde. Nel volto di questi poveri è Cristo stesso che si presenta a voi”.
Compito della Chiesa è, dunque, “accendere fuochi di tenerezza quando il freddo della vita incombe su coloro che soffrono”. In aereo, al ritorno, l’intervista ormai diventata abituale. Nulla di nuovo sui suoi rapporti con Putin e dintorni. La novità è che resta sul tavolo, e sembra essere presa in grande considerazione, la possibilità di una visita del papa a Kiev; così come quella, in tempi più lunghi, di incontrare il patriarca Kirill.

G.B.

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