La Crimea luogo strategico e incrocio di culture

Dal 2014 annessa d’arbitrio alla Russia

L’area archeologica di Panticapeo, colonia greca del VI se. a.C., oggi nei pressi di Kerch

Un largo istmo a struttura lagunare unisce il rombo della penisola di Crimea all’Ucraina, di cui è geologicamente parte fisica, ma nel 2014 il presidente Putin, col pretesto nazionalistico che essa sarebbe a grandissima maggioranza russofona e russofila, dichiara unilateralmente la Crimea indipendente e ne fa l’annessione alla Federazione Russa con status giuridico di repubblica autonoma di Crimea. La nuova Costituzione del 1993 ha trasformato le ex-repubbliche sovietiche in repubbliche autonome e la nuova Federazione Russa è diventata Repubblica presidenziale federativa e dà molti poteri al presidente, ora ulteriormente aumentati.
L’Unione europea e gli Stati Uniti non riconoscono legittima la proclamazione dell’indipendenza e neppure il successivo pilotato referendum, ma non prendono posizione aperta di protesta e di denuncia a sostegno degli ucraini a cui sono stati sottratti territori. L’esercito russo invade la penisola, comincia una guerra a bassa intensità, come si suol dire, che fa molti morti negli otto anni che precedono l’invasione della democrazia sovrana di Ucraina da parte della Russia di Putin, che dal 24 febbraio 2022 insanguina il paese e fa strage orrenda di persone e di città. I russi di oggi sono gli ultimi di tanti invasori perché la piccola penisola occupa uno spazio geografico di grande rilevanza strategica, incrocio di lingue, culture, popoli, merci, per molti secoli è stata una stazione della via della seta. Già nell’antichità era praticata attraverso la Crimea la via del grano che portava nella fertile terra sul mar Nero. Lo storico Erodoto indica i Cimmeri primi abitanti, poi gli Sciti che chiama “aratori” di lingua del ceppo iranico (danu significa fiume in sostrato iranico, da cui viene Danubio, Dnepr, Dnestr, Dnipro). Arrivarono i greci dori e ioni, che la chiamarono Chersoneso, oggi Sebastopoli. Nel Medioevo si integrarono popoli slavi orientali, sarmati, goti, alani, vichinghi “russ”, bizantini, genovesi, cazari, mongoli e tatari arrivati nel 1240 con l’Orda d’oro di Gengis Khan. Tataro è il toponimo Crimea (da Stary Kim= la mia collina). Dal 1475 al 1774 la Crimea è sotto influenza dei turchi ottomani.

Panorama della baia di Sebastopoli

Con Caterina II nel 1792 diventa territorio dell’impero russo, la zarina fa entrare molti ebrei. Lo zar Nicola II riprende l’antica politica russa di espansione verso il Mediterraneo approfittando della debolezza ormai cronica dell’impero turco detto “il grande malato”. Si misero contro Inghilterra e Francia e fecero pressione sul Piemonte per farlo intervenire al loro fianco nella guerra contro lo zar. Cavour con i noti secondi fini mandò il contingente dei bersaglieri creati da Alessandro Lamarmora che aiutarono ad avere la vittoria sulla Russia; il generale italiano morì proprio nella guerra di Crimea del 1853-1855, durante il durissimo assedio di Sebastopoli, diventata poi base principale della flotta russa. Nel Novecento la Crimea subisce molti giochi di potere e instabilità di governi. Sebastopoli resiste ai nazisti, gli italiani che vivevano in Crimea furono perseguitati come collaboratori dei tedeschi.
A Yalta nel 1945 si tenne la conferenza tra i prossimi sicuri vincitori e si decise la geografia politica del dopoguerra in Europa e nelle colonie. Kruscev nel 1954 inserisce la Crimea nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina indipendente dal 1921. Si chiude il cerchio con quanto detto all’inizio, Putin vuol tornare alla Crimea di prima del passaggio all’Ucraina. Sono stati i tatari i veri autoctoni della Crimea, sono stati perseguitati e deportati in massa nelle repubbliche sovietiche asiatiche da Stalin. Ora molti sono tornati nella terra di Crimea, che ha avuto sviluppo turistico, meta delle vacanze della nomenklatura politica lungo le coste. Maria Luisa Simoncelli

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