Maria, dalla Lunigiana ad Alessandria d’Egitto

Capita di rado, nel vasto parco della odierna letteratura, di rimanere affascinati dall’incipit di un libro provando, fin da subito, il desiderio di entrare nell’avvincente storia narrata, così variegata da sembrare magica, tanto che potrebbe riportare il fiabesco “C’era una volta…”.
“Due vite. La vita di Maria, dalla Lunigiana ad Alessandria d’Egitto” (Ed. Atena del Canavese, copertina designer Matteo Erasmo Suma) , è un romanzo di memorie che mette in risalto l’abilità delle autrici: Silvana Pretari e Franca Pecchiura per la ricchezza delle descrizioni, la capacità di delineare la figura della protagonista Maria Belli, con rigore e passione, unitamente agli altri personaggi che le ruotano attorno, mentre si destreggia fra le trame della vita, sempre imprevedibile.
Una donna intelligente, forte, intraprendente con i valori che nascono dal grembo della Lunigiana, terra di grandi passaggi e, al tempo stesso, di grandi isolamenti, che ha impresso nel suo popolo serio e laborioso anche antichi tremori che, in filigrana, sono vittorie. Maria vede la luce, in un tiepido mattino d’aprile del 1867, a Jera di Bagnone, borgo montano che mescola in pancia il dritto e il rovescio: la saggezza contadina e l’arguta capacità di inserirsi nel flusso del tempo che ogni cosa cambia, ad eccezione degli “amarcord” custoditi intatti nelle case di pietra, nei voltoni, nelle are (ampi terrazzi).
Famiglia molto umile quella di Maria, come del resto la maggior parte di quel periodo, composta da mamma Carolina, babbo Marcello e dal fratello maggiore Tonin.
Nemmeno l’infanzia è clemente con lei. Presto la priva della mamma, morta per il morso di una vipera, mentre il babbo è a cercar fortuna “in Merica”, dove in seguito andrà pure il fratello. Al rientro, da oltre Oceano, il capofamiglia non trova più la moglie per cui decide di trasferirsi a Brescia, per la raccolta del baco da seta. Maria viene messa nel Collegio delle Suore di Carità di Santa Delfina, dove si fa apprezzare per la creatività nel ricamo tanto da essere notata dalla marchesa Vittoria Agrotti, in visita alle educande, che decide di portarla nel lussuoso palazzo di Genova.
Le innate doti della giovanissima lunigianese, unite all’umiltà delle radici montanare, le permettono di divenire sarta personale della marchesa, quindi sua dama di compagnia. Quando, per motivi di lavoro, i marchesi si spostano dal capoluogo ligure ad Alessandria d’Egitto, Maria li segue. Intanto cresce mostrando bellezza e cultura, “accumulata” divorando libri ed alimentando la curiosità. Ed è proprio qui, in terra africana, dove il sole indora la sabbia, nel fermento degli scavi archeologici, che incontra l’ingegnere Michelangelo Ambrosi. L’amore sognato, a lungo accarezzato, diviene realtà con il matrimonio civile. Balli, cene, ricevimenti, lusso, gioielli… ed il grande desiderio di divenire mamma.
Non avrà la gioia di sentirsi chiamare con il nome più dolce al mondo, in quanto sterile. Per questo ripudiata dal marito a conferma che la fatica delle donne per la conquista della parità e della piena dignità inizia dalla notte dei tempi e continua… Maria può contare su varie rendite finanziarie che mai guariranno il suo cuore ferito per sempre. Ma lei non si dà per vinta e continua a tener testa ad un’esistenza contraddittoria, nello sfondo di un mondo che sta rapidamente cambiando.
Le energie interiori che ha saputo coltivare le donano linfa vitale per girare la chiave della comoda dimora egiziana e tornare davvero a ca’. Lassù, a Jera, dove tutto era iniziato. Un viaggio a ritroso per abbeverarsi di nuovo alla fonte principale, dove le acque del torrente Bagnone scorrono cristalline e dove i monti sono più vicini al cielo.
L’epilogo, non scevro da ulteriori sorprese, lo consegniamo intonso ai lettori sottolineando che il libro, scritto a quattro mani, con il filo rouge dell’organicità, dalle inseparabili amiche Silvana e Franca, unite anche sulla base dell’empatia intellettuale, offre una lettura scorrevole ed accessibile per essere scelto da giovani e adulti. Aiutando ciascuno di noi a prendere coscienza che, nonostante gli ostacoli, le cadute, le vittorie, le sconfitte… chi sa reinventarsi senza piagnistei, può cantare con Venditti che “fantastica storia è la vita!”.

Ivana Fornesi