Vaccinazioni: secondo logica o per “forza contrattuale”?

Mentre la campagna delle vaccinazioni, tra molte difficoltà, procede più lentamente del previsto e mentre i numeri della terza ondata fanno sperare che si faccia presto, emerge ogni giorno di più il fatto che le vaccinazioni, in diverse regioni d’Italia, sembrano avere seguito una logica per la quale gli anziani possono anche aspettare.
Il tema ha risvolti non solo morali ma anche pragmatici: se l’obiettivo è ridurre morti e ricoveri in terapia intensiva – parametro questo che concorre a determinare i “colori” delle regioni – le statistiche di questi 13 mesi dicono con chiarezza che bisogna vaccinare gli anziani. Il piano del Ministero della Salute, non a caso, privilegia la loro vaccinazione e poi particolari categorie professionali a rischio. 
In Toscana questa priorità è stata assunta con una certa elasticità: al 24 marzo erano riusciti ad assicurarsi il ciclo completo di vaccinazione il 6,1% degli over 80, contro una media nazionale del 19,1%. Solo la Sardegna ha fatto peggio. Quote non irrilevanti del vaccino Pfizer sono state inoculate all’altra categoria prioritaria, quella degli operatori sanitari e socio-sanitari in “prima linea”, dando però alla stessa un’interpretazione molto estensiva, vaccinando con Pfizer persone ben distanti dai malati, sia negli ospedali che nel mondo del volontariato che muove i mezzi di soccorso.
Ma anche con altri vaccini le cose non sono andate come dovevano. In giro per l’Italia sono in molti ad avere “saltato la fila” o tentato di farlo: il mondo universitario in Lombardia, gli informatori scientifici del farmaco in Puglia, i magistrati in Campania, fino ad arrivare ai 12 mila vaccinati senza priorità resisi “per caso” disponibili laddove non si riusciva a finire le dosi nelle fiale. Il presidente del Consiglio, intervenendo in Senato, ha affermato che “alcuni territori trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”. 
Sul banco degli imputati anche la Regione Toscana, che ha abbandonato le priorità vaccinali nazionali per assegnare al mondo della giustizia un canale di vaccinazione privilegiato rispetto a categorie ben più a rischio dal punto di vista o della propria condizione di salute o di quella professionale. 
“Non è stato tolto niente a nessuno, perché nel momento in cui mi sono vaccinata chi ne aveva più bisogno non poteva vaccinarsi con AstraZeneca” ha dichiarato in consiglio regionale la vice presidente della Regione Stefania Saccardi, avvocata. Parole che non cancellano, ma forse rendono ancora più evidente, la bruttissima pagina scritta dalla Regione Toscana e a cui il presidente Giani ha provato a porre rimedio incaricando il direttore del Dipartimento di Protezione Civile regionale, Giovanni Massini, di gestire il piano vaccinale, sfiduciando nei fatti l’assessore alla sanità Bezzini.
(d.t.)

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