Donne sotto il giogo delle violenze e dello sfruttamento

Il rapporto di “Caritas Ambrosiana” su tratta e prostituzione al tempo del coronavirus

Come se non bastassero le infinite preoccupazioni, la costante paura di fronte al Covid-19, il numero delle vittime, dei contagiati ed un’economia in un tunnel senza sbocchi, a peggiorare il quadro di un mondo che pensavamo di avere fra le mani, gonfi della nostra mania di onnipotenza, arrivano i dati allarmanti diffusi dalla Caritas Ambrosiana relativi alla “tratta e prostituzione” al tempo del coronavirus.
Mentre si infittiscono le aggressioni, le minacce, il disprezzo e l’incitamento all’odio in generale, svettano le violenze contro le donne. E crescono le violenze maschili domestiche, le più aberranti perché compiute nella sfera degli affetti: l’ultima in ordine di tempo la cantante Piera Napoli di Palermo. Una vera e propria emergenza nazionale. 
Per tornare alla prostituzione, la Caritas Ambrosiana sottolinea che le donne e le trans costrette a vendersi sulle strade, in particolare su quelle di Milano, sono aumentate di molto. Ridotte in stato di schiavitù, annullata la libertà di avere contatti al di fuori dell’ambiente che le tiene sotto scacco, raggiungono un livello di miseria senza precedenti al punto che il 70% di loro è costretto a chiedere l’elemosina per alimentarsi. 
Il Covid 19 ha accelerato un processo in corso da parecchio tempo: la prostituzione si è spostata dalla strada al chiuso e sulla rete. Fenomeno che rende le vittime ancora più invisibili e sole, soprattutto le ragazze rumene che sfiorano il triste primato del 53% di presenze. Con la diminuzione degli sbarchi sulle nostre coste, dal 2018 in poi, è diminuita la presenza delle donne africane, sulle strade che, però, restano purtroppo prigioniere, sfruttate e violentate nei campi di detenzione. 
La domanda di sesso non si ferma, vincendo persino la paura del contagio. Donne ridotte a corpi senza anima, bambole nel fango da usare, scartare ed eliminare senza scrupoli.
Se si vuole veramente sottrarre le vittime di tratta agli sfruttatori non è sufficiente offrire loro accoglienza, bensì opportunità reali di occupazione e di inserimento nel mercato del lavoro. “La crisi sociale che si è aperta con la pandemia, sottolinea Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, non può essere un alibi per dimenticarsi degli ultimi, ma al contrario deve essere un’occasione per ripartire da loro”. La prostituzione deve essere considerata uno stupro a pagamento: con il denaro si compra il tragico silenzio della persona abusata. 
E noi donne, ora, cosa diciamo? Che urge invertire la rotta, far riemergere il valore della dignità umana, far tornare il Paese a crescere con politiche serie. Diversamente continueremo a piangere, inermi, le future vittime dell’altra metà del cielo, non considerate né tanto meno amate.
(I.F.)

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