L’economia provinciale sprofonda sotto il peso della pandemia

Il Rapporto intermedio 2020 della Camera di Commercio: turismo, commercio ed export i settori più colpiti 

Area industriale di Massa Carrara
Area industriale di Massa Carrara

Un 2020 nerissimo e tanta incertezza sul futuro: è questa la sintesi trasmessa da ricercatori e amministratori dell’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio apuana presentando in conferenza stampa, lo scorso 17 dicembre Rapporto intermedio sull’economia provinciale nel 2020. Dai dati impiegati dai ricercatori camerali emerge che l’anno della prima ondata pandemica potrebbe essere stato fatale per le sorti di molti settori dell’economia della provincia di Massa Carrara. Perché se è vero che al momento non vi è stato il temuto crollo nella nascita di nuove imprese – anzi: il saldo nell’anagrafe delle imprese è stato +49, con un più 0,22% in linea con la media italiana – molti altri dati prefigurano scenari futuri tutt’altro che rosei. È il caso delle esportazioni, settore nevralgico dell’economia apuana, trainato dal lapideo e dalle attività nell’industria meccanica di Baker Hughes, la società “erede” della Nuovo Pignone. La differenza tra il valore delle esportazioni apuane nel primo semestre di 2019 e 2020 registra -53,4%, contro il -15% rilevato a livello nazionale. Un dato ancor più eloquente se espresso in cifre assolute: il settore estero ha perso 670 milioni di euro, fermando il suo export a 548 milioni. India e Cina, con l’irruzione del Coronavirus sulla scena mondiale, sono i due partner commerciali maggiormente responsabili del crollo delle esportazioni di marmo. Il turismo è stato il secondo settore a fare i conti con la pandemia. In questo ambito i dati, aggiornati a settembre 2020, sono pressochè definitivi e dipingono uno scenario desolante – che si innesta sulla crisi di lungo periodo che già attanagliava il settore – definito dai ricercatori dell’ISR “la peggiore stagione estiva di sempre” in cui “non si salva nessuno”. Con gli arrivi che calati del 35% e le presenze del 28%, rispetto allo stesso periodo del 2019, le presenze italiane ridottesi del 17% e quelle straniere del 64%, il 2020 è stato l’anno orribile del turismo: segni negativi per le presenze nel comparto alberghiero (-38%), in quello extraalberghiero (-22%) e in tutti i tre comuni della Riviera Apuana.

Suggestivo paesaggio al confine tra Garfagnana e LunigianaMa l’area che più ha risentito della situazione è stata la Lunigiana, dove i pernottamenti si sono dimezzati rispetto ai primi 9 mesi del 2019 (-47%), con risultati estremamente negativi sia nell’alberghiero (-49%), dove si è assistito ad un vero e proprio crollo degli stranieri (-77%), sia negli esercizi complementari (-46%): un risultato che vanifica oltre un decennio di paziente lavoro dei privati – soprattutto giovani – per lanciare il turismo in Lunigiana e che spiazza gli importanti investimenti pubblici che l’Ambito Turistico mise in campo a inizio 2020 con la partecipazione ad alcune fiere internazionali del settore. A questo contesto si aggiungono altri dati preoccupanti: nel trimestre invernale si prevede una contrazione della domanda di lavoro delle imprese di 540 unità tra industria e servizi, con costruzioni e ristorazioni tra i settori più colpiti; dal punto di vista finanziario si assiste ad un aumento dei risparmi – la raccolta bancaria ha segnato +3,9% tra depositi e titoli – sia da parte delle famiglie che delle imprese, segno evidente di timore per il futuro; chiudono le imprese artigiane, soprattutto quelle a guida giovanile. Ma soprattutto, il commercio: secondo un’indagine rapida di ISR, nel 2020 il fatturato totale del commercio al dettaglio e della somministrazione segnerà un peggioramento che non si era mai visto prima d’ora, attorno al -30%. Un calo, secondo i ricercatori, che riguarderà non solo le “botteghe” di vicinato (-15%), ma anche la media e grande distribuzione (-34%). A fare le spese di questa situazione sarà ovviamente anche il settore di bar e ristoranti, ma non le imprese locali che fanno commercio online, per le quali si stima un aumento del volume d’affari del 13%. Anche su questa nuova frontiera degli scambi, Massa Carrara evidenzia pesanti ombre: ai ritardi nella modernizzazione dell’offerta commerciale impiegando canali telematici, che già da tempo l’ISR denuncia, si aggiunge la scarsa propensione alla crescita delle imprese digitali: dal commercio via Internet agli Internet service provider, dai produttori di software a chi elabora dati o gestisce portali web. Mentre in Italia e in Toscana questa tipologia di imprese è cresciuta del 4,4%, in provincia il 2020 ha segnato crescita zero. Il tessuto economico locale saprà reagire? Le interviste effettuate hanno registrato segnali incoraggianti, ma su tutti pesa l’incertezza sul ritorno alla normalità: per il 53% delle imprese se ne potrà parlare solo nella seconda parte del 2021.

(Davide Tondani)

Il Sole 24 Ore: una provincia vecchia ed economicamente arretrata

I dati presentati sono solo una minima parte della “miniera” di informazione che ogni anno i ricercatori dell’ISR impiegano per descrivere l’economia locale e offrire un prezioso lavoro interpretativo del tessuto economico locale. Nelle stesse settimane, a corroborare da un punto di vista sociale le risultante degli studi dell’istituto camerale, è arrivata anche l’indagine annuale sulla qualità della vita nelle province italiane prodotta da Il Sole 24 Ore. Un’indagine, quella del quotidiano confindustriale – che quest’anno pone sul podio le province di Bologna, Bolzano e Trento e che indica come fanalini di coda Siracusa, Caltanissetta e Crotone – che sconta tutti i limiti, i difetti e le lacune di queste analisi multidimensionali. Tuttavia, quasi 30 anni di classifiche una cosa la indicano con chiarezza: al Nord si registrano condizioni di vita migliori che al Centro e al Sud. In questo contesto preoccupa la posizione in cui veleggia oramai da anni la provincia apuana. Quest’anno al 73esimo posto, Massa Carrara si colloca da anni sempre tra le ultime province del Centro Nord. Peggio di lei fanno solo Alessandria, Pistoia e Imperia: le restanti province che succedono a Massa Carrara sono tutte del Mezzogiorno. Giova ripeterlo: classifiche come queste sono viziate da moltissimi difetti, ma esprimono una tendenza. Quella di Massa Carrara indica la fatica a migliorare la propria condizione, proprio sugli indicatori più attinenti agli aspetti economici: pesano il 61° posto nella classifica legata agli affari e al lavoro, dove si evidenzia la gravissima situazione in termini di apertura di imprese innovative e digitali e il trend del Pil pro capite. Ma pesa soprattutto la penultima posizione in Italia per quanto riguarda i dati demografici: Massa Carrara sta diventando una provincia vecchia, forse il dato più eloquente nel descrivere le potenzialità di un territorio. (d.t.)

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