USA: il voto e le minacce delle milizie

Elezioni presidenziali negli Stati Uniti

42trumpDue almeno sono i punti rilevanti sui quali si può riflettere nell’attesa del verdetto che, con tutta probabilità, sarà già uscito dalle urne delle elezioni presidenziali negli Usa quando questo articolo sarà letto. Il primo riguarda la peculiarità di una “macchina”, quella elettorale, che non trova riscontro in altra parte del mondo. Dati la vastità di quel sub continente (si pensi solo al fatto che i vari stati fanno riferimento a ben quattro fusi orari, più i due dell’Alaska e delle Haway) e il numero e l’eterogeneità dei suoi abitanti, anche la campagna elettorale viene organizzata secondo criteri che si rifanno al lancio di un qualsiasi prodotto commerciale. In questo caso è il candidato che deve sapersi imporre come personaggio, più che come persona, alla vasta platea degli elettori. Il sistema elettorale, che sposta l’attenzione e la gara sui singoli stati, più che sulla nazione nel suo insieme, fa il resto.
È risaputo, perciò, che solo chi possa disporre di ingenti somme di denaro, in gran parte donate da sostenitori, può aspirare ad inserirsi in questa competizione. Se questo è vero in generale, tanto più lo è per queste 59e elezioni presidenziali che, secondo alcune stime, sarebbero costate in tutto 14 miliardi di dollari! Ben 6,6 sarebbero i miliardi spesi per il sostegno alle campagne dei due candidati.
42bidenIn gran parte (1,8 miliardi) per la pubblicità televisiva: si pensi che nel 2016 erano bastati 2,4 miliardi per l’intera campagna, primarie comprese. La novità di questa campagna è rappresentata dai piccoli donatori che, con più o meno 200 dollari a testa, hanno contribuito con il 22% della spesa e hanno sostenuto in particolare i candidati al Senato e Joe Biden. L’altro punto da esaminare è il timore delle rivolte legate alle milizie.
Prima di scendere nelle piazze reali, i gruppi si stanno mobilitando sulla piazza virtuale dei social media con inviti ad organizzare proteste, alcune anche non violente; marce, manifestazioni di incoraggiamento per gli elettori, o sistemi di difesa delle urne da chiunque metta in pericolo il libero esercizio del voto. Ai seggi potrebbero quindi ritrovarsi, a seconda della permissività degli stati, gruppi armati di destra e di sinistra con la polizia impegnata a limitare i danni.
Un fatto nuovo per il Paese guardato un po’ da tutti come la più grande democrazia del mondo; bisogna tornare agli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo per trovare qualcosa di paragonabile a questo stato di cose. D’altronde, negli ultimi quattro anni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha lesinato attenzioni nei confronti dei gruppi di estrema destra, molti dei quali armati, esercitando, nello stesso tempo, pressioni sulle forze dell’ordine per minimizzare la minaccia rappresentata da queste organizzazioni.

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