Uno stile di Chiesa basato su sinodalità, conversione pastorale e missionarietà

Il Convegno Pastorale diocesano ha sancito l’avvio delle Unità pastorali

Il Vescovo, mons. Giovanni Santucci, introduce il Convegno Pastorale
Il Vescovo, mons. Giovanni Santucci, introduce il Convegno Pastorale

Un convegno per ripartire, cambiare rotta e prospettiva, per orientare in senso più missionario la “bussola” della pastorale diocesana. Si è svolto il16 ottobre, nella parrocchia della Ss.ma Annunziata a Bassagrande, il Convegno Pastorale diocesano, appuntamento che apre il nuovo anno di attività. Una iniziativa che si è tenuta con la partecipazione di un centinaio tra sacerdoti e operatori pastorali laici, provenienti dalle diverse parrocchie e zone della diocesi.
Dopo la preghiera introduttiva e i saluti del vicario generale, don Cesare Benedetti, è stato il vescovo Giovanni a “mettere sul tavolo” gli impegni che ci aspettano come comunità diocesana: la lettura del Piano pastorale, la comprensione e l’utilizzo della nuova edizione del Messale Romano e l’approfondimento della recente enciclica del Papa “Fratelli Tutti”.

Don Maurizio Iandolo (a sn.) e don Pietro Pratolongo
Don Maurizio Iandolo (a sn.) e don Pietro Pratolongo

Rispetto al primo, mons. Santucci ha ribadito con forza che questo sarà l’anno nel quale iniziare la sperimentazione delle Unità pastorali: “È l’impegno di tutti noi, vescovo, sacerdoti, Consiglio pastorale, animatori, tutti, in un lavoro che inizierà subito e coinvolgerà tutti”. In relazione alla nuova edizione del Messale, il vescovo ha annunciato che sarà utilizzato nelle parrocchie a partire dalla I domenica di Avvento, il prossimo 29 novembre, e che una prima occasione per studiarlo sarà il 23 ottobre nell’incontro organizzato dall’Ufficio Liturgico Diocesano.
Infine, in merito al documento “Fratelli Tutti” ha sottolineato come soltanto l’amore, la fraternità e la solidarietà aiuteranno il mondo ad uscire dalle difficoltà in cui si trova. Ma le parole chiave per interpretare il convegno diocesano, sono state quelle del vicario per la pastorale, don Maurizio Iandolo, alla sua “prima volta” come coordinatore dell’assemblea diocesana: sinodalità, conversione pastorale, missionarietà.
“Il rinnovamento della Chiesa, non è il sogno di qualcuno, non è l’hobby di un gruppetto di visionari, ma la necessità improcrastinabile per ridiventare soggetto che coinvolge, interessa, appassiona le nuove generazioni”, ha detto il vicario per la pastorale. Da qui l’urgenza di un cambio di prospettiva, anche rispetto allo stesso convegno pastorale con cadenza annuale, che non deve ridursi ad un evento isolato, ma trattandosi di un “camminare insieme” deve essere una condizione permanente della Chiesa, che sia preparato dal Consiglio Pastorale diocesano, organismo che deve recuperare il suo ruolo di partecipazione e coordinamento.

Uno dei gruppi di lavoro del Convegno Pastorale
Uno dei gruppi di lavoro del Convegno Pastorale

“Paure, cammini solitari, occasionalità, invidie – ha aggiunto don Iandolo – sono alcuni dei rischi che si corrono quando la Chiesa perde la sua natura missionaria e si chiude in se stessa”. Appare urgente, quindi, il passaggio verso una visione organica della pastorale, che sia attenta all’uomo e non alla propria autoconservazione, argomento sul quale è intervenuto don Pietro Pratolongo, preside della Scuola diocesana di formazione teologico-pastorale, con una relazione sull’istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, pubblicata nel luglio scorso dalla Congregazione per il Clero. Sulla scia del documento, don Pratolongo ha tratteggiato il contesto socio-culturale nel quale siamo immersi, parlando di fine dell’epoca della cristianità, che impone alla Chiesa il compito di imparare e conoscere la complessità della società italiana, per “camminare” con essa.
Pluralismo religioso, sincretismo e ateismo debole sono alcune delle caratteristiche del contesto sociale odierno, che invitano i cristiani ad un rinnovato senso della missione perché se è vero che il territorio parrocchiale non è più uno spazio geografico, è opportuno parlare allora di “territorio esistenziale”, dove i cristiani, come autentici testimoni della fede, imparano l’arte della vicinanza per costruire relazioni significative.
Dopo questi contributi, i partecipanti al convegno si sono riuniti in gruppi di studio, per poi ritornare in assemblea per un breve momento di sintesi e di comunicazioni. La traccia di lavoro che emergerà dal convegno sarà uno strumento agile e sintetico, oggetto dell’attenzione del Consiglio Pastorale diocesano per la formazione degli operatori pastorali delle parrocchie: il “cantiere” della pastorale diocesana si è appena aperto e con coraggio e umiltà verrà portato avanti con il coinvolgimento di tutti.
La preghiera finale, presieduta dal vescovo Giovanni e invocata a Cristo Signore, luce del mondo, ha chiuso questo appuntamento da cui la comunità diocesana è chiamata a ripartire con nuovo slancio e consapevolezza. (df)

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