Quasi giallo, romanzo di archeologia: l’uomo di Similaun e altri casi

Ad Aulla Enrico Giannichedda alla prima delle  “Notti dell’Archeologia”. Tanti problemi sono ancora aperti

30libro_GiannnicheddaTutto esaurito per la prima Notte dell’ Archeologia che si è tenuta sabato a San Caprasio: i cento posti preparati secondo le normative di sicurezza covid non sono bastati ad accogliere tutte le prenotazioni. Alla manifestazione hanno aderito il Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi, l’Associazione “Manfredo Giuliani”, l’Istituto Internazione di Studi Liguri sezione Lunense, il Centro lunigianese Studi Danteschi, il Cenacolo Artistico Letterario “Micheloni”, l’Associazione Etrusca Luni, la Rete Museale-Terre dei Malaspina e delle Statue Stele.
La serata era dedicata alla presentazione del libro dell’archeologo Enrico Giannichedda, protagonista di tante campagne di scavo anche in Lunigiana, che è alla sua prima opera letteraria ed ha ottenuto lusinghieri commenti: segnalato al Campiello, indicato dal Corriere della Sera come un libro da leggere, finalista al Premio di divulgazione scientifica Giancarlo Dosi.
“Quasi giallo, romanzo di archeologia” ha i suoi morti come in ogni giallo che si rispetti, ma non c’è il classico investigatore: la soluzione del mistero della morte di un professore di numismatica avviene attraverso le ipotesi, le riflessioni che i protagonisti dell’intreccio narrativo, tutti dell’ambiente universitario, fanno tra una discussione e l’altra su casi reali del dibattito archeologico.

Ricostruzione dell’uomo di Similaun nel museo di Bolzano
Ricostruzione dell’uomo di Similaun nel museo di Bolzano

L’uomo di Similaun fu realmente ucciso nel ghiaccio? I Neandertaliani del Circeo erano cannibali? E l’archeologia può essere il movente di uno o più omicidi? Sono alcune domande che fanno parte dell’intreccio e danno conto delle più recenti ipotesi che circolano negli ambienti universitari. Per questo il libro è anche un testo di archeologia: “L’idea del libro – ha detto Giannichedda – l’ho avuta tre anni fa quando tentavo di scrivere un saggio sull’interpretazione in archeologia, su come da evidenze materiali si possa giungere ad attendibili ricostruzioni storiche”.
Nel corso della serata uno dei casi esaminati è stato quello dell’uomo di Similaun che viene descritto come un individuo ucciso a settembre e subito sepolto dalla neve, ma non è detto che sia andata come si racconta: nel suo stomaco sono state rinvenute prugne acerbe che a settembre non ci sono più e allora affiorano altre ipotesi, a partire dalla sua uccisione in altro tempo e altro luogo, alla conservazione del corpo e poi alla sua sepoltura rituale con tutti quegli oggetti incredibili che potrebbero essere offerte rituali. Insomma l’archeologia pone sempre problemi complessi per trovare interpretazioni attendibili.
La serata è stata introdotta dal sindaco Roberto Valettini e sabato 25 luglio nella seconda si parlerà delle radici genetiche della Lunigiana: Marco Grassi appassionato ricercatore, rivelerà sorprendenti scoperte fatte in Lunigiana, proporrà una collaborazione tra genetica e archeologia e ci sorprenderà parlando anche di Napoleone. (R.B.)

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