L’appello dei vescovi toscani: “Prevalgano il dialogo e il rispetto vicendevole”

Il messaggio della Conferenza Episcopale Toscana in vista delle elezioni regionali

Il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza Episcopale Toscana. Qui con Papa Francesco.
Il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza Episcopale Toscana. Qui con Papa Francesco.

I vescovi delle diciotto diocesi che compongono la regione ecclesiastica della Toscana hanno pubblicato un messaggio in vista della prossima tornata elettorale, prevista probabilmente per il prossimo 20 settembre, valida per il rinnovo del Consiglio regionale e per l’elezione del nuovo Presidente della Regione.
Terminato il periodo difficile e complicato del lockdown, i pastori offrono alcune riflessioni per favorire un discernimento che valorizzi la ricerca del bene comune e l’adozione di scelte coerenti con il Vangelo e con la Dottrina sociale della Chiesa. Il tempo, non ancora terminato, della pandemia interpella ciascuno a ripensare i modelli sociali, economici e culturali che hanno caratterizzato sinora la convivenza sociale.
In primo luogo, l’appello che i vescovi lanciano è quello verso la partecipazione, nell’ottica di un pieno esercizio di un diritto fondamentale come quello di voto. L’attenzione verso l’ambiente e le sorti del pianeta, che rischiano di venire compromessi da comportamenti sconsiderati e irresponsabili, rappresentano una parte importante del messaggio, nell’ottica di quanto proclamato dalla enciclica LaudatoSi’. “Anche la nostra bella regione – scrivono i vescovi – ha bisogno di una speciale attenzione riguardo alla tutela e valorizzazione della ‘casa comune’”.
I rappresentanti delle Chiese toscane si chiedono se non sia doveroso alleggerire i centri urbani e favorire un ritorno nelle campagne, rivitalizzando così i piccoli centri, assicurando i servizi essenziali, tornando in questo modo a dare importanza a gran parte del territorio regionale. L’auspicio è quello di ripensare il modello di sviluppo finora imperante, centrato sulla ricerca assoluta del profitto che ha emarginato le persone e quindi il lavoro.
26vescovo_GiovanniAltro richiamo che i vescovi fanno è quello verso scelte che favoriscano la natalità e il rispetto della vita, dal momento che la Toscana ha un tasso di natalità tra i più bassi a livello nazionale. La lotta al progressivo declino demografico quindi necessita di interventi immediati ed esige un forte rilancio delle politiche per i giovani e per la famiglia, come pure nel riaffermare che la vita di un essere umano va difesa, accolta e tutelata sempre, sin dal suo concepimento.
Sul tema della dignità delle persone, i vescovi ricordano di non trascurare le situazioni di povertà, disagio ed emarginazione e a guardare con attenzione le difficoltà che nascono dalla mancanza o dalla precarietà del lavoro, nell’ottica delle “periferie umane” di cui prendersi cura, come ha detto in molte occasioni il Papa.
In tempo di Covid-19, il sistema sociosanitario svolge un’importanza cruciale, anche per la cura degli anziani, dei malati terminali e dei disabili, per cui i vescovi auspicano un riconoscimento e una valorizzazione di tutti quei “presìdi” afferenti alle Caritas, alle Confraternite e alle altre realtà del volontariato cattolico.
Un pensiero viene anche rivolto al mondo della scuola, alle tante realtà nate dagli istituti di vita religiosa o dalle parrocchie che svolgono un servizio per l’intera cittadinanza regionale e che necessitano di un sostegno. Infine, una indicazione di metodo: quello di farsi prossimi a tutti, senza frapporre frontiere etniche, culturali, religiose, perché alla politica spetta una responsabilità particolare nel promuovere, anche nella comunicazione, il rispetto e la mitezza, evitando ogni forma di odio e discriminazione.
“Le Chiese particolari della Toscana – concludono i vescovi – tornano a mettere a disposizione il proprio patrimonio spirituale, culturale, sociale e di vita comunitaria, di modo che su tutto prevalga il dialogo, il rispetto vicendevole e l’apprezzamento per le opinioni degli altri, in vista del bene comune”.

(df)

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