“Niente più città: ho lasciato tutto e faccio l’apicoltore in Lunigiana”

La scelta di Davide Casarola che ha abbandonato un lavoro “sicuro” a Parma per dedicarsi alla sua passione

Davide Casarola al lavoro con un alveare
Davide Casarola al lavoro con un alveare

è stato come un ritorno ad una quotidianità che non conosce traffico né frenesia, ma ha il sapore dell’infanzia e della genuinità. Lasciarsi la città alle spalle per ritornare alla propria terra d’origine, per costruire il proprio futuro sulle professioni del passato. Questa è stata la coraggiosa scelta di Davide Casarola, giovane apicoltore lunigianese, che dopo quasi 13 anni vissuti a Parma ha deciso di invertire la rotta e tornare nella sua natia Lunigiana. “è stata una scelta legata a molteplici fattori” ci confessa lo stesso Casarola “perché Parma è anche una città bella e vivibile, ma bisogna accettare determinate condizioni, che ormai cominciavano a starmi strette. Per certi versi non mi sono mai adattato completamente alla vita di città”. Sicuramente sulla scelta di Davide ha influito non poco anche il mutamento della sua situazione lavorativa, all’interno di un centro commerciale della città, “il ritmo del lavoro è andato man man cambiando nel corso degli anni. Sempre più impegnativo e stressante, spesso lavorando anche nei giorni festivi. Era una situazione troppo pesante da cui volevo uscire”. E la palla al balzo per cambiare vita gli arriva da un amico di infanzia che nel 2017 inizia a fare l’apicoltore e invita Davide a fare altrettanto “è un mondo, quello dell’apicoltura, che comunque conoscevo già perchè mio zio Giampiero ha sempre avuto qualche arnia ed era quindi un’attività che mi ha sempre affascinato. L’invito del mio amico è stata come la scintilla che ha fatto esplodere la fiamma, perchè avevo intuito le potenzialità di questo mestiere”. Anche se, con estrema umiltà, lo stesso Davide confessa che i primi mesi sono stati complessi “devo dire all’inizio sono stato abbagliato dalle parole del mio amico, convinto fossero tutte rose e fiori. Invece non è stato per niente facile. Non tanto per il lavoro in sé, ma quanto per la burocrazia che circonda tutta l’attività. Tanti passaggi in cui emerge l’estrema lentezza e farraginosità (spesso è difficile anche capire a chi rivolgersi) della macchina burocratica”.

Davide Casarola in uno dei suoi apiari
Davide Casarola in uno dei suoi apiari

Tutto questo in un contesto in cui già di per sé non è semplice partire da zero “non è facile avviare un’attività senza un supporto economico che ti permetta di far fronte alle numerose spese. Ho potuto contare solo su dei contributi della Comunità Europea per chi pratica il nomadismo, ovvero sposta le arnie seguendo le fioriture. Ma per il resto me la sono dovuta cavare da solo con il supporto della mia famiglia”. Però un lato positivo c’è sin dal principio “il lavoro mi è piaciuto, da subito. A partire dal potersi gestire in autonomia, al rapporto diretto con la natura: è una cosa bellissima e che regala numerose soddisfazioni”. Ed è un mondo che offre degli insegnamenti importanti “lavorare con le api, ma penso con gli animali in genere, ti apre ad una ‘forma mentis’ diversa. Bisogna considerare al bene della collettività, dell’arnia nel mio caso, magari sacrificando alcune api ma quando è necessario bisogna saper prendere le decisioni giuste per la sopravvivenza dell’intero alveare”. Tutto questo responsabilizza ulteriormente “bisogna pensare che non sei solo ma che altri esseri viventi dipendono dalle tue azioni. Quindi sbagliando si impara ma è bene sbagliare il meno possibile perchè può voler dire buttare all’aria un anno di lavoro”.

Davide Casarola al lavoro nelle sue arnie
Davide Casarola al lavoro nelle sue arnie

Attualmente Davide ha circa un centinaio di arnie (partendo da circa 40 nel 2018) con due apiari uno a Villafranca ed uno a Malgrate dove realizza il miele di acacia, mentre per quello di castagno sposta gli apiari in bassa montagna nella zona della Cisa. “C’è poi il fatto positivo che il miele di castagno e di acacia della Lunigiana, hanno il certificato Dop e questo è senza dubbio un fattore di pregio”. Senza dimenticare che la produzione di Davide “è a conduzione biologica, ed ho comprato i nuclei bio (con nuclei si intende la formazione di nuove colonie ad opera dell’uomo per poter aumentare il numero di api)”. Impegno che porta poi delle soddisfazioni “sì il ritorno dai clienti è davvero positivo. Come ad esempio quelli che mi dicono che solitamente il miele di castagno non lo mangiano ma il mio invece gli piace molto”. C’è da dire che dopo un 2018 in cui la produzione è stata tutto sommato discreta, c’è stato un 2019 invece tutt’altro che positivo “l’anno scorso, quel ritorno di freddo tra aprile e maggio è stato deleterio. Facendomi perdere circa il 30% della produzione”. Un dato che lo accumuna a tanti apicoltori lunigianesi, tanto che il 2019 è stato un “annus horribilis” per il mondo del miele nostrale. Oggi questa difficoltà si ripresenta sotto forma di coronavirus “non tanto per il lavoro in sé, perché comunque ho il permesso di recarmi agli alveari. No, più che altro le problematiche riguardano il reperimento dell’attrezzatura, visto che era tutto chiuso, e anche la vendita chiaramente in una fase stallo”. La speranza è che si riesca ad uscire presto da questa crisi “anche perché la stagione sta andando molto bene e ci sono tutte le premesse per realizzare un prodotto di qualità e anche di quantità”. (r.s.)

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