Anche il Galli Bonaventuri in trincea contro il virus

Casi di contagio tra il personale e tra gli ospiti della Rsa di Pontremoli. Aiuti esterni per garantire l’assistenza agli anziani

La facciata della Rsa Galli Bonaventuri a Pontremoli
La facciata della Rsa Galli Bonaventuri a Pontremoli

Senza ombra di dubbio il coronavirus fa paura a tutti, ma l’allarme è più elevato quando si tratta delle persone più fragili, come gli anziani: del resto sono proprio le persone più avanti con gli anni quelle che stanno pagando il prezzo più alto in termine di vite umane. Inevitabile quindi che l’attenzione si concentri su strutture come le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) o le Case di riposo, dove già sono state segnalate numerose vittime e dove si teme che il tasso di mortalità possa ancora aumentare. Per dare un’idea della possibile tragedia che si potrebbe scatenare, basti pensare che ci sono oltre 300mila anziani ospitati in 7mila strutture dal nord al sud dell’Italia. In Lunigiana, terra caratterizzata da un’età media molto alta, questo timore si fa ancora più concreto. Del resto l’alto tasso di mortalità registrato, il più alto in Regione (due casi e mezzo ogni cento abitanti, contro l’1% di Lucca e lo 0,8% di Firenze) e assimilabile a quello delle località dove si sono manifestati i primi focolai di diffusione del virus, può essere spiegato anche in quest’ottica. Non a caso Pontremoli è recentemente “balzata” agli onori della cronaca nazionale come “terra di confine” affacciata sulle zone rosse del coronavirus e in questi giorni per un presunto focolaio del virus alla Rsa Galli Bonaventuri. Lì, in effetti, la situazione è senza dubbio difficile – come ci racconta il direttore della struttura gestita dall’omonima fondazione Pietro Mascagna – anche se, nell’inevitabile emergenza, si sta facendo il possibile per tenere tutto sotto controllo, cercando di contenere la diffusione del virus e di garantire l’assistenza sanitaria agli ospiti della struttura. Proprio mentre stiamo andando in macchina si stanno completando i tamponi a tutti i pazienti e al personale della Rsa.

Pietro Mascagna, direttore della Rsa Galli Bonaventuri
Pietro Mascagna, direttore della Rsa Galli Bonaventuri

Certo, il prezzo pagato per il momento è molto pesante, con sei pazienti deceduti sui 42 ospiti della struttura suddivisa in due settori: la Rsa vera e propria e la Casa Sant’Anna (per i pontremolesi le vecchie “orfanelle”). Il virus, con ogni probabilità, è stato portato all’interno della struttura da una delle quattro infermiere che operano nella Rsa Galli Bonaventuri. “Purtroppo il problema grosso è legato agli asintomatici, ci spiega Mascagna. Dallo scorso 26 febbraio la struttura è accessibile solo agli operatori sanitari, a cui viene misurata la temperatura prima di entrare e poi ogni sei ore durante il periodo di servizio. In aggiunta viene chiesto loro se abbiano dei sintomi”. Tutti questi accorgimenti, purtroppo, non sono bastati a tener fuori dalla porta il covid-19: oltre a risultare positivi alcuni ospiti della struttura, è stata registrata la positività anche di tutte e quattro le infermiere e di circa la metà delle 16 operatrici socio sanitarie (Oss ). Le Oss rimaste immuni dal contagio si sono dovute quindi far carico di turni di lavoro impegnativi per rispondere all’emergenza creatasi “e non posso fare a meno di ringraziarle pubblicamente”. In questo contesto, un’importante aiuto è arrivato da parte dell’Asl, che ha inviato alla Rsa operatori del servizio di Assistenza Domiciliare per aiutare nella somministrazione dei farmaci, mentre per quanto concerne la Casa Sant’Anna, grazie all’interessamento della sindaca Lucia Baracchini, forniscono la loro assistenza un medico e un’infermiera della Croce Rossa, “persone che oltre ad una grande professionalità hanno dimostrato una grande umanità”. Umanità di cui hanno certo bisogno gli ospiti della struttura perché “si tratta di persone anziane che da ormai oltre un mese non possono più vedere le persone care. È una situazione psicologica molto difficile che certamente sta influendo anche sulla loro salute”. Mascagna vuole inoltre ringraziare “la Misericordia e tutte le associazioni cittadine per il grande supporto che ci stanno dando. È una fase difficile ma grazie anche al loro aiuto ne usciremo”. (r.s.)

L’ordinanza della Regione per contrastare il diffondersi del coronavirus nelle Rsa

Un’ordinanza della Regione Toscana per contrastare la diffusione del Covid 19 nelle Rsa che in Lunigiana sono 16 con centinaia di ospiti in età avanzata e dunque più esposte all’infezione. Il primo provvedimento è la diffusione capillare dei tamponi che dovrebbero essere realizzati sia sugli ospiti che sul personale soprattutto in quelle aree della Lunigiana dove il contagio è più diffuso. E a quanto pare, in alcune strutture i prelievi sono già stati effettuati nei giorni scorsi e altri sono in corso. Le regole che la Regione si è data prevedono che in caso di positività in una Rsa, l’ospite venga ricoverato se le condizioni lo richiedono dove deve essere tenuto in isolamento e assistito all’interno della struttura o in un’altra realtà se nella prima non dovesse essere possibile. Particolare attenzione anche per il personale impegnato nell’assistenza: chi dovesse essere trovato positivo e in presenza di sintomi deve sospendere l’attività. Ci sono casi, anche in Lunigiana, di Rsa dove gli operatori hanno deciso di non tornare a casa al termine del turno e di rimanere all’interno della struttura: questo comportamento è ora previsto anche all’interno dell’ordinanza regionale e dunque può diventare una regola sulla base delle scelte di ciascuno.

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