Museo della Stampa di Fivizzano: la sua grande storia merita un grande futuro

Intervista ad Eugenio Bononi che assieme al fratello Loris Jacopo ha dato vita alla struttura 

I due fratelli Eugenio e Loris Jacopo Bononi
I due fratelli Eugenio e Loris Jacopo Bononi

Incontro il prof. Eugenio Bononi nel suo studio di Fivizzano alla Porta di Sotto. Mi accoglie in una stanza, stracolma di libri e cimeli: sembra una museo. Si scusa per la confusione ma in realtà sembra assomigliare più ad un ordinato caos che a una stanza in disordine. Approffito della sua disponibilità e gli pongo alcune domande legate al Museo della Stampa di Fivizzano che ha contribuito a far nascere assieme al celebre fratello Loris Jacopo.

Come è nata questa avventura e quali sono stati i motivi che vi hanno spinti ad intraprendere un’opera così ambiziosa per gli anni ‘60/’70?
Il progetto destinato a realizzare il “Museo della stampa Jacopo da Fivizzano”, parte da lontano, quando io e mio fratello, ancora in giovane età, ci interessavamo alla storia della Lunigiana ed in particolare di Fivizzano, raccogliendo dal mercato antiquario i libri necessari per poter conoscere i personaggi, che prima di noi avevano operato in ambito culturale e conseguentemente arricchivamo la nostra biblioteca di opere, che si ispiravano alla storia della Lunigiana. Per Lunigiana intendo parlare di Luni, quale maggiore espressione culturale del periodo romano di questo territorio. Il luogo non era ancora stato messo in luce dall’archeologia ed era conosciuto solo attraverso le poche pubblicazioni dei documenti dell’800, elaborati da personaggi dotti quali Carlo Promis, Fabbricotti, Magni Griffi, personaggi che raccolsero le prime testimonianze romane perché potessero fare bella mostra di sé negli atri e negli androni dei palazzi patrizi di Sarzana o nella biblioteca Civica della Spezia.

E poi cos’è successo?
Dopo esserci fortificati con questo bagaglio culturale che dall’epoca romana, attraverso il Medioevo, l’Umanesimo con il Papa Nicolò V Parentuccelli di Fivizzano e di Sarzana, il Rinascimento, arriva ai giorni nostri, nel 1968 con un gruppo di amici ed intellettuali di Fivizzano abbiamo ridato vita alla “Cinquecentesca letteraria Accademia degli Imperfetti”, (la quale dopo l’ultima guerra e in seguito anche alla distruzione del Teatro degli Imperfetti con il terremoto del 1920, aveva cessato la sua attività) restituendola alla comunità ed agli onori del passato e riprendendo incontri ed importanti conferenze, come testimoniano le numerose locandine conservate nell’attuale sede dell’Accademia al secondo piano del Palazzo Fantoni Bononi. Voglio quindi qui ricordare i protagonisti che collaborarono e operarono a questa “restituzione”: Pietrino Tedeschi, Carlo Jacomelli, Ennio Adreani, Corrado Brunetti, Pierluigi Bononi, Alfeo Gerali, Giuseppe Mazzoni, Agostino Agostini, Rodolfo Bertozzi, Tonino Spilamberti, Giulio Bertocchi, Leo Alderici, Bruno Lunini. Tutte queste premesse hanno negli anni alimentato la nostra volontà di trovare un ambiente destinato ad accogliere i nostri libri antichi e gli incunaboli preziosi di cui nel frattempo la nostra biblioteca si era arricchita, avendo predisposto già in casa, alla Porta di sotto, una esposizione permanente.

L'ingresso del Museo della Stampa a Fivizzano
L’ingresso del Museo della Stampa a Fivizzano

Com’è nata la scelta del luogo del Museo?
A metà degli anni ’70 il Palazzo Fantoni , edificio d’eccellenza del nostro centro storico, stava per essere acquistato da una società immobiliare per trasformarlo in mini appartamenti distruggendo irrimediabilmente l’integrità dell’architettura. Subentrando noi nell’acquisto, (dopo estenuanti trattative lunghe 10 anni con i vecchi proprietari) oltre a salvare un edificio prezioso dalla sua distruzione irreparabile, potevamo realizzare il nostro sogno di creare un Museo della Stampa nella città nobile, dove alla fine del ‘400 Jacopo da Fivizzano allestì una delle prime stamperie in Italia stampando classici romani. Seguitamente all’acquisto e al suo restauro filologico del palazzo, io e Jacopo abbiamo acquistato anche l’archivio Fantoni, comprendente il carteggio e l’epistolario della famiglia Fantoni, perché potesse così ritornare nella sua naturale dimora “Comites in amore benigni”. (Il motto Comites in amore benigni è ripreso dal colophon delle Opere di Virgilio stampate a Fivizzano nel 1472 da Jacopo da Fivizzano, e dai suoi “compagni nello stesso amore”). Questi i motivi culturali e gli eventi che ci hanno permesso di intraprendere questa come anche altre avventure della nostra vita dove l’amore per il libro era al primo posto.

Il museo è ancora chiuso al pubblico, quali sono i motivi?
Faccio una premessa chiarificatrice: in capo al Museo ora opera la Fondazione Loris Jacopo Bononi onlus, che agisce in tutta autonomia come persona giuridica. Esprimo qui una mia riflessione: in seguito al terremoto del 2013 il Palazzo Fantoni Bononi è stato reso inagibile, pur avendo per lo stesso attuato già nel 2000 una messa in sicurezza e il rifacimento del tetto, dopo il sisma del 1995. Attualmente esiste un progetto approvato dal Genio Civile e dalla Soprintendenza di Lucca , volto a togliere l’attuale inagibilità. Quali progetti ha per il futuro ? Dopo la riapertura del Museo sarà necessario operare ad una modernizzazione dello spazio museale ed aggiornarlo con materiale audiovisivo e digitale applicando le nuove tecnologie per renderlo più visibile e rivolto alla cultura e al turismo. Sarebbe auspicabile tramite l’Amministrazione guidata ora dal nuovo sindaco Gianluigi Giannetti programmare una promozione di Fivizzano con l’elaborazione e il sostegno per un gemellaggio con il Museo della stampa di Magonza. Cosa vorrebbe chiedere alle istituzioni ed in particolare alla nuova amministrazione? Lavorare insieme per una proficua ed attiva collaborazione, che sfoci in tempi brevi nell’attivazione di una nuova convenzione, aggiornata sulla base di quella scaduta nel 2013.

Corrado Leoni

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