Lunigiana: ritorna l’allarme per la mosca olearia

Sono stati individuati alcuni ceppi del parassita. “Basta intervenire con tempestività” assicura la presidente Coldiretti Ferrari. Intanto situazione negativa anche per i prodotti ortofrutticoli

Giovani_agricoltori1Piogge intense, venti inusuali e ritmi stagionali alterati. I cambiamenti climatici hanno dettato legge anche nei campi e nei frutteti toscani, imponendo un segno meno a produzioni, ai consumi e, di conseguenza, ai ricavi. Il bilancio di Confagricoltura Toscana parla chiaro: per ora il 2019 è stato un anno da dimenticare per le coltivazioni. E l’estate che si sta concludendo ha tenuto fede a questo triste andamento Scendendo nel dettaglio, sono state le coltivazioni degli ortaggi a risentire maggiormente degli squilibri meteorologici. I trapianti di pomodori, meloni e angurie in primavera hanno subito un rallentamento a causa delle intense precipitazioni di maggio. E la relativa produzione, calata di un 20%, si è concentrata soprattutto in agosto, risultando così eccessiva per la domanda del mercato e causando un notevole invenduto. Ma se la verdure piange, anche la frutta non ride con il pollice in giù nella produzione per mele, pere, pesche e susine.

Francesca Ferrari, la presidente provinciale di Coldiretti
Francesca Ferrari, la presidente provinciale di Coldiretti

Una situazione che si replica anche nella nostra Lunigiana dove non si hanno dati precisi ma in cui l’andamento non è dissimile come ci spiega Francesca Ferrari, presidente provinciale della Coldiretti “certo il maltempo di maggio ha influito negativamente sulla produzione ortofrutticola. Comunque è una situazione a macchia di leopardo, ci sono zone dove la difficoltà è stata maggiore ed altre hanno invece ottenuto comunque buoni risultati. Per fortuna da noi siamo stati colpiti solo marginalmente dalle grandini di luglio e agosto e questo è stato senza dubbio un sollievo”. A tutto questo nel nostro territorio vanno aggiunti anche i danni causati dagli animali, come cinghiali, caprioli e istrici, che vanno spesso a distruggere il lavoro di chi, per hobby e per avere il piacere di un prodotto genuino da mettere sulla propria tavola, spende nel proprio orto soldi ed energia.

La mosca olearia
La mosca olearia

Purtroppo il momento negativo non sembra finire qui ed è già scattato l’allarme autunnale per quanto concerne la produzione dell’olio. Infatti sono stati individuati dei ceppi della mosca olearia, il parassita delle olive che nel 2014 ha portato al peggior raccolto degli ultimi dieci anni e che rischia di danneggiare anche questa stagione dell’olio “si, la situazione è preoccupante – ribadisce la Ferrari – ma, ci auguriamo, non ancora irrimediabile. Ho visitato qualche oliveto in Lunigiana e nella zona di Costa e la situazione è un po’ a macchia d’olio, con alcune coltivazioni colpite dal parassita ed altre invece che sembrano sane. Ora è importante intervenire tempestivamente per limitare il più possibile i danni. Fortunatamente la lezione di qualche anno fa (come ricordato nel 2014 quando si perse quasi il 90% del raccolto) è stata istruttiva e nessuno sottovaluta più il rischio della mosca”. Comunque è ancora presto per capire se e quanto potrà influire il parassita sulla raccolta delle olive 2019 “c’è ancora un mese prima dell’inizio della raccolta – conclude la preidente della Coldiretti – ed in alcune zone della Lunigiana si può arrivare sino agli inizi di novembre. Quindi il tempo per sconfiggere la mosca e far compiere al frutto una maturazione adeguata c’è. Chiaro che bisogna agire presto e bene per salvare il raccolto”. (r.s.)

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