Villa Del Signore, una realtà che si rinnova e si apre al territorio e alla cultura

Già fissata per il 7 settembre l’inaugurazione di Villa La Cartiera, dimora storica della famiglia Del Signore

La villa La Cartiera della famiglia Del Signore in un disegno di Tiziano Triani
La villa La Cartiera della famiglia Del Signore in un disegno di Tiziano Triani

L’attuale riorganizzazione della viabilità, legata alla costruzione del sottopasso ferroviario che ha eliminato i passaggi a livello di Porta Parma e del Borgo Vecchio ha tolto parte del fascino che ha sempre circondato Villa Del Signore (con questo nome era conosciuta da chi viveva nella zona). La stretta e lunga stradina del Borgo Vecchio, infatti, terminava proprio con la vista del muro e del cancello che delimitano il parco nel quale la villa stessa è immersa. Oggi questa prospettiva è resa meno appariscente dalla brevità del tratto di strada rimasto, ma resta intatta l’attrattiva esercitata da quella che l’attuale proprietario, facendo riferimento alla storia dell’immobile, ha ribattezzato Villa La Cartiera.
L’urbanistica non è l’unico elemento ad essere mutato. Parliamo della storia del sito e dell’uso che se ne vorrebbe fare con il proprietario: Emanuele Del Signore, quarta generazione. Conversando con lui, che pure vive fuori dalla Lunigiana, si intuisce un grande interesse (non scriviamo “amore” per non andare troppo sul sentimentale) per la villa e ciò che la circonda, unito all’idea di vederla inserita nel contesto turistico e culturale di Pontremoli e della Lunigiana.
31Villa_del_Signore1La storia della famiglia Del Signore, almeno per quello che riguarda il rapporto con questa proprietà, nasce con Giovanni (1857-1929), originario di Gravagna, emigrato negli Stati Uniti, dove fa fortuna con il commercio della frutta (in particolare degli agrumi, indispensabili per prevenire lo scorbuto sulle navi). Verso la fine dell’800 torna a Pontremoli con l’idea di investire qui parte del suo patrimonio. Acquista la Cartiera (forse chiamata così per l’esistenza di un’attività di quel tipo), che presenta la caratteristica di essere servita da un “biedale” (già presente nelle mappe Leopoldine del 1826 e tutt’oggi funzionante) che permetteva di sfruttare la forza dell’acqua per muovere macchine e, in seguito, produrre l’energia elettrica necessaria per le varie attività e per i 4 poderi acquistati assieme al resto. Il nucleo principale è una casa di posta, con stalle e magazzini, che viene trasformata in villa su tre piani, così come, nella sostanza, appare ancora oggi. Poco più a sud, c’è anche un altro gruppo di edifici: la Fabbrica.

La villa in una cartolina degli anni Cinquanta
La villa in una cartolina degli anni Cinquanta

Lì Giovanni avvia un’attività industriale che comprende un pastificio, tre mulini, un frantoio e due forni; alla Cartiera, invece, apre una segheria e una fabbrica del ghiaccio. Trovandosi contrastato nelle sue attività, sposta il suo interesse verso gli investimenti immobiliari nella vicina Versilia, a Viareggio. Il figlio Emanuele (1902-1983), unico maschio con quattro sorelle, ingegnere, sposato con Gertie Borsari, cittadina svizzera, non dà nuovi impulsi alle attività sopra descritte, affidandone ad altri la gestione; promuove soprattutto l’azienda agricola organizzata sui poderi. Vive tra Lugano e Milano (dove lavora) ma si prende cura della villa padronale, destinandola a residenza estiva.
Vi interviene realizzando la scala e la terrazza così come appaiono oggi. Fa realizzare decorazioni nelle sale e nelle stanze ai fratelli Triani. Si prende anche cura del parco, riorganizzandolo e piantando alberi di diverse specie. Di fatto, il noce pecan, il tasso, i cedri del Libano, i tigli e le pinacee che ancora oggi si possono ammirare nell’area intorno alla villa si devono in gran parte a lui. Durante la seconda guerra mondiale, la villa diventa prima quartier generale dei tedeschi, grazie anche alla vicinanza dell’ospedale, che tiene lontani i bombardamenti aerei, e poi degli alleati. Gli succede nella proprietà il figlio Franco (1936-2018): la famiglia si “restringe”, cambia il contesto sociale ed economico, anche lui vive in prevalenza a Milano.
Decide di intervenire sui tanti immobili presenti sia alla Cartiera che alla Fabbrica ristrutturandoli per poi venderli o affittarli. La villa viene conservata ma senza grandi interventi e così passa a suo figlio, attuale proprietario. Emanuele non nasconde le perplessità intervenute al momento dell’acquisizione della proprietà. C’è il legame dovuto alla frequentazione, soprattutto giovanile, ma anche l’incertezza sul futuro di una struttura così impegnativa.
Poi la passione prende il sopravvento e, oltre ai progetti per gli interventi di restauro, cominciano a nascere idee su di un utilizzo che ponga la villa – ribattezzata, come si diceva sopra, “La Cartiera” – al centro di attività legate all’ambiente (sfruttando il parco) e ad iniziative culturali o a “lezioni” di diverso tipo, anche attraverso collaborazioni con associazioni che si occupano di turismo “intelligente” già attive sul territorio. Intanto, sono stati realizzati i lavori più urgenti come il tetto e la messa in ordine degli interni e del parco; più in prospettiva, si pensa di realizzare spazi da adibire a laboratori che possano essere utilizzati, per esempio, dalle scuole per attività didattiche legate alla natura.
Resta ancora incerta, dati i volumi dell’edificio, la destinazione della Fabbrica. Da “latente” che era, l’amore per Pontremoli e per la Lunigiana si è nel frattempo rinforzato e, in conseguenza, sta crescendo l’impegno per il raggiungimento di certi obiettivi, come dimostrato dai tanti weekend trascorsi in loco. La villa si appresta così ad “aprirsi” per stabilire nuovi e più forti rapporti con il territorio di cui fa parte: un contributo significativo alla ricerca del “bello”. L’appuntamento è già fissato per il 7 settembre per un evento organizzato in collaborazione con Farfalle in Cammino.

Antonio Ricci

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