Da Parma a Luni, la via romana ritrovata sui nostri crinali

I recenti scavi archeologici hanno permesso ad Angelo Ghiretti di definire il tracciato della Parma-Luni, dai valichi del Valoria-Cisa a Sorano passando per Gravagna, la Valdantena, Logarghena e Serravalle. Nel castello del Piagnaro di Pontremoli l’interessante conferenza del direttore del Museo delle Statue Stele nell’ambito delle Notti dell’Archeologia

Un tratto del tracciato della strada romana Parma-Luni in Valdantena (foto tratta da "Oltre il Valoria", Parma 2019)
Un tratto del tracciato della strada romana Parma-Luni in Valdantena (foto tratta da “Oltre il Valoria”, Parma 2019)

Nella serata dell’archeologia al castello del Piagnaro domenica 28 luglio il direttore del Museo Angelo Ghiretti ha esposto con agevole e documentata conversazione il risultato di due nuovi scavi in due siti sopra e sotto un sentiero acciottolato che sale da Forno di Versola verso Logarghena. Lo scavo, durato dieci giorni, autorizzato dal Ministero e sostenuto economicamente da Cariparma, è nato dalla segnalazione che Simone Mori ha fatto all’archeologo di un suo piccolo ritrovamento nel sito Forno Serralunga.
Con la ruspa di Maurizio Cavalieri del Molinello lungo un sentiero, utilizzato fino agli inizi del Novecento, su due pianori si è scavato. Nel sito n.1 si è trovata una struttura che indica che lì c’era una sorgente convogliata in un canaletto (rintracciabile per 8 m. poi si perde), segno di frequentazione, altri reperti romani sono: una moneta in argento del II sec. a.C., coeva alla nascita della colonia di Parma nel 183 a.C. voluta dal console Emilio Scauro e di Luni nel 177: è la traccia che qui passava la più antica via romana di collegamento a fini soprattutto commerciali tra la valle del fiume Baganza e del Magra; monete del III e IV sec. d.C .; borchie in ferro da calzature, elementi in piombo. Il ritrovamento è avvenuto in 8-9 posizioni diverse, segno che lì passava la via.

Cavezzana d’Antena, tappa lungo la via: era nota in epoca romana la presenza di acque termali sulfuree
Cavezzana d’Antena, tappa lungo la via: era nota in epoca romana la presenza di acque termali sulfuree

Nel II sito di scavo reperti significativi sono monete tra cui un asse di età repubblicana, chiodi vari e borchie, molti oggetti in piombo tra cui una conchiglia di 80 gr. che potrebbe essere il piedino di un recipiente di metallo, fascette militari, una barra in piombo fuso forse frammento di una brocca. In una prospettiva di “archeologia del sopravvissuto” come la chiamava il maestro archeologo Tiziano Mannoni, questi esiti da scavo come quelli del Valoria fatti dal 2012 al 2015 sono funzionali per un’archeologia globale di un territorio, fanno luce su un tratto della dorsale appenninica tutta attraversata da vie e valichi che già in età celtico-ligure e soprattutto romana hanno frequentato commercianti, militari, singoli viaggiatori.

Sono scavi fatti con rigorosa precisione per conservarli per tutti: uno scavo è irripetibile, se danneggiato o distrutto lo è per sempre; forse è successo a Cavezzana D’Antena quando qualche decennio fa fu costruito un edificio rimasto uno scheletro incompiuto dove avrebbero dovuto aver sede le terme di uso delle acque sulfuree del luogo. Dove erano acque termali i romani furono sempre presenti, certamente da Cavezzana D’Antena passava la via romana; consultando le mappe e vedendo la geografia fisica delle moderate pendenze dell’alta Magra se ne conosce bene l’itinerario, anche senza certezza matematica.

Il toponimo “Campo Roma” nel catasto leopoldino del 1825
Il toponimo “Campo Roma” nel catasto leopoldino del 1825

Dal valico del Valoria e da quello della Cisa praticato dal I sec. a.C. scendevano due vie che si congiungevano a Gravagna San Rocco, la via unica passava per le sorgenti di Cavezzana D’Antena, monte Cucchero, Montelungo, risaliva a Versola, dal valico di Piaggi arrivava a Logarghena poi al pianoro di monte Castello (al facile varco di Cardi c’è ancora la divisione tra Comune di Pontremoli e di Filattiera), Serravalle, Caprio, Ponticello, Sorano.
A sostegno viene anche la toponomastica, con l’aiuto di don Lorenzo Piagneri sono stati indicati i toponimi: a monte Cucchero “la tuba” che in dialetto altomedioevale significa fortezza; un castrum bizantinum oggi “Campo Roma” verso il valico di Piaggi – bizantino equivale a romano; a monte Castello i ruderi di una cinta muraria e di una chiesetta bizantina che l’archeologo Giannicchedda ritiene resti di una fortificazione eretta tra il 553, anno della fine della guerra goto-bizantina, e il 568 anno della calata longobarda di Alboino, per contrastare la sua impresa di conquista della Toscana.

L'abitato di Serravalle, punto di passaggio della via Parma-Luni non lontano da Sorano
L’abitato di Serravalle, punto di passaggio della via Parma-Luni non lontano da Sorano

Al Valoria sono state trovati due reperti longobardi del VI sec. L’archeologo Angelo Ghiretti ha portato nella sua relazione l’ipotesi che le statue-stele abbiano avuto la loro collocazione originaria presso guadi o strettoie di monti: è il caso di Caprio, di uno stipite di una casa di Ponticello, di Groppoli. Nella Tabula Peutingeriana che traccia le strade che dal Magra salgono al Valoria è segnato in vetta “in Alpe Pennino”, altro toponimo di via romana a indicare il culto di Giove Pennino protettore delle vette.
Tra Luni e Lucca una mappa segna “Foro Clodi” prima del valico che dalla Lunigiana porta in Garfagnana: è indizio di altro tratto di via romana forse da identificare con Codiponte. Degli scavi eseguiti si dà precisa relazione in un volume che sarà presto disponibile anche su internet su richiesta al Comune di Pontremoli.

Maria Luisa Simoncelli

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