Suor Teresa e un libro senza tempo: “Nazione e Compassione. Esiste un nazionalismo buono?”

31Nazione_CompassioneTeresa Forcades nasce a Barcellona, in Spagna, nel 1966. Fin da ragazzina si imbatte nel Vangelo e ne rimane profondamente colpita. Decisa a diventare medico, si trasferisce negli USA dove si specializza in medicina sentendo, nel contempo, forte l’interesse per la teologia. Nel frattempo cresce la chiamata a farsi suora che la porterà, nel 1997, ad entrare nel monastero benedettino di Montserrat, dove ancora vive, senza rinunciare ad essere pellegrina sulle strade del mondo per portare ovunque la sua originale testimonianza. Unica infatti la vita di questa monaca. Impegnata più nella vita reale che nel chiostro; animata da un ego che non fa certo vita di clausura.
Ha fatto scalpore l’essere “femminista” di Teresa, sempre in trincea per i diritti degli uomini, senza distinzione alcuna poiché, come dice lei, “Dio è aldilà di qualsiasi categoria”. Particolarmente vicina alle donne sottolinea sovente che, accanto ai tanti conflitti armati del mondo, esiste una guerra cruenta, silenziosa e quotidiana che riguarda le donne, in ogni parte del pianeta. Un genocidio sconvolgente che le rende vittime innocenti di omicidi, fame, analfabetismo, povertà e discriminazioni di ogni tipo, per cui la strada della parità e dell’uguaglianza fra i sessi è ancora lunga ed il traguardo lontano.
Nel libro “Nazione e Compassione” la domanda di fondo è “Possibile contrapporre un nazionalismo buono e un nazionalismo cattivo, xenofobo e sciovinista? Nazionalismo e violenza, indipendentismo e chiusura sono davvero concetti inseparabili?”. In un confronto, gravido di tensioni, con il filosofo spagnolo Demetrio Velasco, l’autrice esprime le ragioni del “suo” nazionalismo indipendentista e, incalzata dalle obiezioni critiche del suo interlocutore, afferma la sostenibilità di un concetto di nazione che non sia escludente o separatore, che non distingua le persone in base alla razza, al colore della pelle, al credo religioso o al codice genetico.
In un procedere argomentativo, la discussione offre un’intensa riflessione su temi attualissimi: il diritto dei popoli ad autodeterminarsi, l’Europa e l’unità nelle differenze, il sentimento di appartenenza, l’identità di un territorio, la solidarietà fra i popoli. In un mondo che naviga a vista che, inconsapevolmente, cerca Dio, le consacrate devono essere interlocutrici sapienti per riconoscere “le domande” del Signore e dell’umanità.
Come dice Papa Francesco “fiaccole che indicano il giusto cammino all’uomo che brancola nel buio. Sentinelle del mattino che vivono, nell’umiltà, i valori intramontabili del Vangelo”.
“La mia fede, sottolinea suor Teresa, si è progressivamente sviluppata ed evoluta permettendomi di rendermi conto che si può amare sempre di più. Le mie lotte e le mie difficoltà sono con me stessa, non con Dio. Al momento l’ho sperimentato come Amore incondizionato, libero e sorprendente. Solo amando si possono abbattere i muri e costruire i ponti che uniscono. Rendendoci liberi”.

Ivana Fornesi

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