La Veglia delle Palme a Pontremoli: dire il proprio sì per essere “pietre vive”

Nella chiesa di San Francesco 

La Veglia delle Palme a Pontremoli, nella chiesa di San Francesco
La Veglia delle Palme a Pontremoli, nella chiesa di San Francesco

Con la Veglia delle Palme, svoltasi sabato scorso nella parrocchia di San Colombano in Pontremoli, i giovani della diocesi hanno concluso il cammino annuale di preparazione alla Pasqua.
Gli organizzatori hanno rimesso al centro il tema della GMG di Panama, che è stato anche il filo conduttore del percorso di Pastorale giovanile di quest’anno, ovvero la frase di Maria: “Si compia in me la tua parola” (Luca 1,30).
Tantissimi i giovani presenti che hanno riflettuto sulla figura di San Francesco e la sua particolare chiamata mentre si trovava in preghiera davanti al crocifisso di San Damiano. Con la sua vita, il Patrono d’Italia ha risposto a Dio e pertanto il suo operato è un modello per tutti i credenti.
È stato il luogo che ha ospitato la celebrazione a suscitare negli organizzatori l’idea di riprendere i temi francescani: la chiesa dedicata a Francesco, infatti, festeggia quest’anno gli 800 anni dalla fondazione, essendo stata costruita (secondo la tradizione) nel 1219, dopo il passaggio del Santo da Pontremoli.
Durante la prima parte della Veglia, tre giovani hanno testimoniato la loro esperienza di Chiesa, raccontando in che modo hanno incontrato il Vangelo; hanno dunque scritto una parola, una frase o un nome capace di sintetizzare la loro vita cristiana su di un cartoncino a forma di mattone e lo hanno attaccato ad una “casa” disegnata presente sull’altare.
La prima a prendere la parola è stata Laura, studentessa di vent’anni; la giovane ha testimoniato un’esperienza cristiana fatta di rifiuto di campanilismi e chiusure, in nome di una Chiesa che è universale. Laura ha scelto “Accoglienza” come parola-chiave della sua vita di fede.
Il secondo a raccontare la sua esperienza è stato Francesco: 25 anni, capo scout, nel novembre del 2018 ha deciso di dire il suo “sì” ed è partito, insieme ad altri volontari della nostra diocesi, per il villaggio di Wantiguera nella Repubblica Centrafricana. A seguito di questa esperienza assai forte, Francesco ha scelto di scrivere sul cartoncino la parola “Terra”.
Ha dunque condiviso il suo percorso Beatrice, giovane massese che ha descritto ai presenti le sue tappe di avvicinamento alla realtà diocesana, dopo una prima fase di vita di fede svoltasi essenzialmente in parrocchia. Beatrice si è avvicinata dapprima alla “Caritas” diocesana, dove ha svolto un anno di servizio civile, si è dunque messa in gioco come animatrice di un gruppo di ragazzi ed ha infine accettato di essere “animatrice di comunità” di Policoro, il progetto della CEI attivo in Diocesi. Per sintetizzare al meglio quanto vissuto, Beatrice ha scelto di scrivere sul cartoncino la frase “Dire sì”.
Ha insistito molto sull’importanza di mettersi al servizio anche mons. Santucci che, nel suo intervento, ha voluto come prima cosa evidenziare i tratti di affinità tra la chiamata di Maria e quella di San Francesco affermando: “Anche Francesco, che pure nella vita aveva tutto, ha deciso di dire come Maria: Eccomi, sono il servo del Signore”.
Al termine della celebrazione, tutti i presenti sono stati invitati ad apporre sulla “casa” il proprio cartoncino con sopra scritta la parola che più sintetizzava la loro esperienza di fede ed hanno ricevuto da mons. Santucci un vero e proprio mattoncino a ricordo della missione che ogni cristiano ha: quella di essere “pietra viva” all’interno della Chiesa.

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