Il 23 marzo 1919 nascono i Fasci di combattimento

A Milano. Fondati da Mussolini in piazza San Sepolcro. Farne memoria è invito a ben riflettere

11fasci_combattimento1Non tutti gli anniversari sono celebrativi di eventi fausti: è il caso del 23 marzo 1919, giorno della sventurata nascita ufficiale dei Fasci di combattimento e del fascismo con le sue violenze e distruzione delle istituzioni liberali. Il fondatore è Mussolini che in piazza San Sepolcro a Milano si presenta interprete della frustrazione profonda dei gruppi che avevano voluto e sostenuto l’enorme sforzo della guerra e vedevano crollare le loro grandi speranze di rinnovare, se necessario anche con metodi rivoluzionari, la vita politica italiana e ritenevano di aver subito una vittoria mutilata.
La riunione dei sansepolcristi non fu per niente un successo: in tutto erano trecento i presenti. Ma è interessante il quadro degli intervenuti: sono i trinceristi, ex-combattenti, interventisti rivoluzionari, futuristi, repubblicani, socialisti riformisti. Una modesta base politica, ma utile agli obiettivi di Mussolini di fare un blocco delle forze che erano state per l’intervento in guerra. Il manifesto del movimento, che nel 1921 diventerà Partito Nazionale Fascista, non brillava per originalità, alla sua stesura collaborò Alceste De Ambris (Licciana Nardi 1874 – Brive in Francia 1934), un eretico del socialismo in Lunigiana per Ubaldo Formentini.
Proponeva avanzate riforme sul piano sociale, una posizione intermedia tra i liberali della classe dirigente e il socialisti che volevano un radicale mutamento sociale affascinati dalla rivoluzione russa. Il manifesto in realtà era poco coerente e prospettava riforme soltanto sulla carta, non avendo i Fasci la forza necessaria per estendere la loro influenza sulle masse operaie e contadine,né per erodere il fronte socialista osserva Renzo De Felice, il più autorevole storico del fascismo. Il vecchio sogno di Mussolini di fare un blocco delle sinistre interventiste si sgretola subito: già il 15 aprile 1919 fascisti e arditi assaltano la sede milanese dell’”Avanti”: è chiara la rottura con le masse proletarie e Mussolini, rivendicando tutta la responsabilità dell’assalto, smaschera il suo opportunismo in vista di imboccare la strada per diventare uomo di Stato.
11fasci_combattimentoSu Il Popolo d’Italia scrive Noi ci permettiamo il lusso di essere legatari e illegalitari, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente. Contava sull’inquieta piccola borghesia – sostanziale pilastro del fascismo secondo De Felice – che viveva grandi contraddizioni. Rivendica il suo possibilismo politico e istituzionale, cerca di lanciare una politica di accordi elettorali, che falliscono, alle elezioni politiche di novembre i Fasci sono isolati o non si presentano: il tracollo elettorale è reso ancora più evidente dal successo dei socialisti, seguiti dai popolari.
Gravi difficoltà economiche e forti polemiche interne ai Fasci favoriscono una decisa conversione a destra del movimento, che accoglie elementi “benpensanti”, privi di una vera e propria ideologia. Mussolini si mosse con duttilità e spregiudicatezza, accettò come “ragion di Stato” l’intervento dell’esercito a Fiume contro i legionari occupanti di D’Annunzio. A dare ai Fasci portata nazionale fu il reazionario fascismo agrario dei ras Farinacci, Balbo, Grandi che nelle campagne di Emilia,Toscana e Umbria facevano aggredire con violenza e uccisioni socialisti e sindacalisti a sostegno dei padroni terrieri, finanziatori delle squadre d’azione fascista formate prevalentemente da giovani borghesi, sottoproletari, veri e propri avventurieri.
Si formò un sindacato fascista che impose con la forza contratti favorevoli agli agrari e ai grandi industriali. Spesso lo squadrismo agiva con la complicità delle forze dell’ordine e dei prefetti perché il re e il governo Giolitti cercarono di usare i Fasci come strumento per frenare le lotte operaie. Un fatto in contro tendenza fu a Sarzana nel luglio 1921: i carabinieri arrestarono il direttorio fascista carrarese guidato da Renato Ricci, che aveva fatto botte e ucciso due persone a Monzone e due a S.Stefano.
Le forze dei fascisti cominciavano a farsi sentire anche in Lunigiana, ma “la gente comune non aveva ben chiari i termini del problema” osserva Giulivo Ricci. Mussolini intendeva almeno frenare le azioni squadristiche, in vista della conquista del potere per via legale e non rivoluzionaria, come accadde.

Maria Luisa Simoncelli

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