Perchè non possiamo fare a meno dell’Europa

La presentazione a Pontremoli del libro di Alessandro Volpi. Il peso del nostro enorme debito pubblico, l’ombrello della UE, le elezioni di maggio

08libro_Volpi_EuropaSi è senza dubbio preso una “brutta gatta pelare” Alessandro Volpi, nel provare a raccontare Perché non possiamo fare a meno dell’ Europa come recita il titolo del suo ultimo libro (edito da Altreconomia) che è stato presentato sabato nelle stanze del teatro della Rosa. Perchè mai come in questi anni l’euroscetticismo ha preso piede nel nostro Paese sovvertendo un sentimento di aspirazione europea che fino a pochi anni fa sembrava molto radicato in Italia. Tanto che, come sottolineato dal nostro redattore Davide Tondani che con il docente di storia contemporanea nonchè ex sindaco di Massa ha intavolato un’interessante discussione-intervista, “fino a pochi anni fa le elezioni europee erano un momento di celebrazione dell’orgoglio europeista, oggi ci si avvia al voto del prossimo maggio con molto timore e paura sul futuro di questa istituzione”.
Ma, rovesciando il ragionamento iniziale, probabilmente è proprio questo il momento storico nel quale è fondamentale tornare a parlare dell’importanza dell’Europa andando “contro la retorica anti-euro di sovranisti e populismi” come recita nel sottotitolo il libro di Volpi il quale è convinto che la storia, la geografia e soprattutto la logica economica affermano, con chiarezza, che l’Europa e la sua moneta sono indispensabili per l’Italia.
Partendo da un punto chiave, l’unico modo per tenere sotto controllo l’enorme debito pubblico italiano è restare all’interno dell’alveo europeo. Un macigno di 2.300 miliardi di euro, che, nonostante le politiche di austerity applicate negli ultimi anni, non è stato minimante intaccato, anzi dal 2008 al 2019 è salito dal 110% al 130% il rapporto deficit-Pil. Insomma “un grande sforzo senza risultato”. Ma questo deficit non ci schiaccia e “riusciamo a rivenderlo, attraverso i titoli (BPT), ad ottimi tassi di interesse (nei periodi più turbolenti si è arrivato ad un massimo del 3%) ma tutto questo è possibile solo potendo contare sulla protezione dell’ombrello dell’Europa”.

General view of plenary session Week 3 2017 in Strasbourg
General view of plenary session Week 3 2017 in Strasbourg

In particolare l’azione della Banca Centrale Europea (BCE) attraverso il “Quantitative Easing” il programma di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale Europea partito nel marzo del 2015 e che ha messo, in questi anni, sul piatto 330 miliardi di euro per acquistare lo stock di debito di cui ha potuto godere in particolare l’Italia. “Uscendo dall’Europa questo non sarebbe più possibile. Saremmo costretti i a vendere i titoli di Stato a tassi di interessi altissimi per riuscire a piazzarli”.
E questa riflessione ha dato il destro a Volpi per evidenziare come sia nato il debito italiano “siamo arrivati agli anni ’80 con rapporto deficit-Pil al 60%. E tutto questo dopo aver avviato importanti riforme dello Stato Sociale come la riforma sanitaria e quella pensionistica”.
12europa_unitaPoi cosa è successo? Che nella seconda metà degli anni ’80, con la possibilità di acquistare anche i titoli esteri, in molti hanno iniziati ad acquistare i titoli americani, “sia per la solidità garantita dal dollaro sia per gli alti interessi applicati dal governo Reagan per attirare capitali. L’Italia dovette applicare allora interessi molto alti sui BPT (fino al 15%) apprendo la strada alla vertiginosa alzata del debito che al 1994 era già schizzato al 120%”. Per questo, sostiene Volpi “è nato l’Euro, per dare un’alternativa altrettanto solida del dollaro per gli investitori ed è per questo che il ritorno alla lira sarebbe un disastro”.
Il professore ha poi smontato un altro miti degli “antieuro”, che il ritorno alla lira, con una conseguente svalutazione (si parla del 40%), farebbe incrementare l’esportazione visto che si potrebbe vendere a prezzi competitivi “è vero, ma l’Italia importa le materie prime che dovrebbe pagare molto di più. Prendendo quindi con una mano e dovendo poi restituire con l’altra. E resterebbe pienamente intatta la questione del debito di cui abbiamo già parlato”.
Ed allora perchè il messaggio antieuro fa tanta presa sulla popolazione e sull’elettorato? “Perchè crea un nemico comodo e ben visibile, l’Europa dei burocrati che impone l’autarchia contro la volontà del popolo. Certo l’Europa non è perfetta ma solo tenendola viva la si può migliorare e renderla sempre più funzionale”. Ma contro gli slogan semplicistici di sovranisti e populisti “che cercano di incuterci paura” non si deve rispondere con una riflessione ottimistica quasi altrettanto semplicistica, ma con un ragionamento ponderato e profondo che non nasconda le difficoltà ma faccia emergere anche le grandi potenzialità.
Un percorso non semplice ma che deve essere compiuto per il bene dell’Europa e nostro visto che dell’Europa non possiamo fare a meno.

(r.s.)

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