Un lunigianese importante alla corte dei Visconti a Milano: Giovanni Manzini

“Misser Francesco Patrarca”. Ritratto a penna sull’ultima carta di un incunabolo stampato a Milano nel 1494 da  Ulderico Scinzenzeler
“Misser Francesco Patrarca”. Ritratto a penna sull’ultima carta di un incunabolo stampato a Milano nel 1494 da Ulderico Scinzenzeler

Giovanni Manzini è stato un umanista di forte rilievo fra gli intellettuali lunigianesi emigrati nelle corti delle signorie italiane. Era nato intorno al 1362 a Motta di Fivizzano, i primi studi lo portano a Sarzana introdotto alle arti del trivio dal grammatico Ippolito da Parma che gli accende anche l’interesse per la figura e l’opera di Francesco Petrarca. Prosegue la sua formazione nella scuola di Bologna, la più importante in Europa per gli studi giuridici.
Entra in imprese di carattere politico e militare: nel 1387 è a fianco del marchese Spinetta Malaspina della Verrucola di Fivizzano e di Fosdinovo, suo compaesano e protettore della sua famiglia,nella spedizione che Gian Galeazzo Visconti di Milano, alleato con Francesco Carrara il Vecchio signore di Padova, aveva organizzato contro Antonio della Scala. Manzini partecipò alla battaglia di Castelbaldo dell’11 marzo 1387 che segnò la rovina del Della Scala.
In una lettera al suo maestro Ippolito da Parma rievoca le violente impressioni suscitate in lui dalla guerra e celebra Gian Galeazzo come signore forte e virtuoso, esempio mirabile di maestà e di prudenza. La venerazione del Petrarca si intensifica, lo spinge a riprendere gli studi letterari. Spinetta Malaspina lo presenta al cancelliere del Visconti signore di Milano che tiene corte a Pavia: lo prende con sé come segretario e maestro del figlio Melchiorre.
Nell’ambiente pavese Manzini trova il terreno adatto ai suoi studi, la ricca biblioteca del cancelliere gli permette di alimentare la passione per il Petrarca, sono di sua mano le postille al codice delle “Epistole familiari” e ricopia il “Saluto all’Italia”, la più nota delle “Epistulae metricae”.
A Giovanni Manzini si deve una versione della morte del Petrarca avvenuta ad Arquà nel 1374 (fu trovato dai servi reclinato sui libri “simile a dormiente”), la descrive in una lettera al bibliofilo bresciano Andreolo de Ochis. Un’edizione a stampa molto raffinata di questa epistola fu curata da Loris Iacopo Bononi nel 1972, riproduce anche un ritratto a penna del poeta aretino, che si trova nell’ultima carta di un incunabolo stampato a Milano nel 1494 da Ulderico Scinzenzeler col quale stampava anche Sebastiano da Pontremoli.
Bononi stampò anche un’Orazione alla Vergine Maria fra le tante composte dal Manzini, autore nel 1401 di “Cronaca dei fatti occorsi in Italia dal XIII al XIV secolo” con elogio appassionato del Petrarca seguito dall’elenco analitico delle opere. Fu ammiratore anche del Boccaccio di cui postillò le “Genealogie”; fra gli autori latini della classicità predilesse Virgilio, Terenzio, Orazio.
Nell’ultima decade del Trecento lascia la corte viscontea di Pavia, lo troviamo a Perugia e poi fa un lungo viaggio in Europa, dove scopre in biblioteche monastiche opere dei Padri della Chiesa, testi di medicina,raccolte di “exempla”. Nel 1406 è capitano del popolo a Pisa, muore prima del 1422, lo si deduce da un atto rogato a Fivizzano, non si conosce il giorno della morte, il luogo e la sepoltura.

(m.l.s.)

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