Dal card. Bassetti un appello ai cattolici: “non disertiamo le sfide impegnative”

La prolusione al primo Consiglio episcopale permanente del 2019

Roma, 14/1-2019 Cei Consiglio Permanente della conferenza Episcopale Italiana Prolusione iniziale  del Cardinale Presidente Gualtiero Bassetti Ph: Cristian Gennari
Roma, 14/1-2019
Cei
Consiglio Permanente della conferenza Episcopale Italiana
Prolusione iniziale del Cardinale Presidente Gualtiero Bassetti
Ph: Cristian Gennari

“Portiamo nel cuore le fatiche e le speranze della nostra gente – dice il card. Bassetti – delle nostre Chiese e dei nostri territori, coinvolti come siamo dalla loro domanda di vita, rispetto alla quale avvertiamo la responsabilità di non far mancare il contributo sostanziale di quell’esperienza cristiana che passa dall’annuncio credente e dalla testimonianza credibile del Vangelo”.
Comincia con questo sguardo di condivisione l’introduzione del presidente della Cei al primo Consiglio episcopale permanente del 2019. Un primo “grazie” è indirizzato agli abitanti di Torre di Melissa, che hanno saputo esprimere una “solidarietà corale” verso quella cinquantina di migranti in balia delle onde, esempio di accoglienza in controtendenza rispetto al dibattito attuale sulle migrazioni.
“Sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione”, il monito di Bassetti: “La stessa posizione geografica del nostro Paese e, ancor più, la nostra storia e la nostra cultura, ci affidano una responsabilità nel Mediterraneo come in Europa”.
Il secondo ringraziamento del presidente della Cei è riservato “a quanti – non da ultimo le testate giornalistiche – si sono adoperati per evitare il raddoppio della tassazione sugli enti che svolgono attività non profit” perché, aggiunge, “più di ieri c’è bisogno di quella sussidiarietà che risponde alle povertà e ai bisogni con la forza dell’esperienza, della creatività, della professionalità”.
Di fronte a “venti che disperdono, provocando in molti confusione, ripiegamento e chiusura, dobbiamo impegnarci a lavorare meglio”, il primo appello ai cattolici. No, allora, allo scoraggiamento e alla sfiducia, a quella forma di male che, travestito da indifferenza, “si impadronisce delle paure per trasformarle in rabbia”. “La relazione cristiana non è un galateo o una lezione di buone maniere”: bisogna “pensare meglio e agire con discernimento e concretezza”, come ci esorta a fare il Papa.
Ai cattolici, il presidente della Cei chiede anche di confrontarsi con franchezza e “assumere con determinazione le scelte necessarie, così da essere non solo più efficienti, ma soprattutto più chiari e uniti”, senza limitarsi alle critiche. “Non possiamo limitarci a rincorrere l’attualità con comunicati e interviste; non possiamo perdere la capacità di costruire autonomamente la nostra agenda, aperti a ciò che accade ma fedeli a un nostro programma pastorale”. Dare più voce alle Conferenze episcopali regionali, una delle proposte: non per “grandi riforme”, ma per renderle maggiormente protagoniste e “maturare quell’arte del governo che rende tutti responsabili e gratifica chi compie al meglio il proprio dovere”. “Governare il Paese significa servirlo e curarlo come se lo si dovesse riconsegnare in ogni momento”, l’appello finale, a 100 anni dall’appello di don Sturzo. “Ai liberi e forti di oggi dico: lavorate insieme per l’unità del Paese, fate rete, condividete esperienza e innovazione”. “Come Chiesa assicuro che faremo la nostra parte con pazienza e coraggio, senza cercare interessi di bottega”.

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