Wantiguera. Una nostra parrocchia in terra d’Africa

È rientrato sabato scorso dal Centrafrica il gruppo di volontari della nostra diocesi. Una realtà da conoscere meglio e alla quale è necessario essere vicini e farsi avanti per dedicare un po’ di tempo all’aiuto concreto e diretto di questa missione

Eccoci di ritorno dalla missione di Wantiguera. Ci dispiace aver detto di mantenere i contatti con voi lettori durante la nostra permanenza a Wantiguera e poi non averlo fatto. Accettate le nostre scuse, con la giustificazione che fin da subito, dal giorno seguente il nostro arrivo a destinazione – mercoledì 7 novembre – ci siamo immersi nelle attività.

L’appello per un aiuto concreto

45wantiguera2018dVorremmo utilizzare le pagine dei nostri settimanali per lanciare un appello a tutti i lettori. Il nostro gruppo era composto, oltre a me che sto scrivendo, da un sacerdote, don Stefano; due medici, Ubaldo e Massimo; da un giovane scout, Francesco; da Massimo e Giulio, esperti e capaci di risolvere tanti problemi pratici.
Mi rivolgo, quindi, ai nostri parroci perché aprano le porte delle loro comunità alla conoscenza di questa realtà missionaria che da oltre vent’anni accompagna la nostra vita di Chiesa: chiamateci per incontrarci, per condividere la nostra testimonianza e mostrarvi cosa è la missione di Wantiguera.
Poi ci appelliamo alla generosità della nostra gente, invitando chi può e ha delle competenze professionali nel campo della sanità, della scuola e della formazione; chi è abile a costruire e a risolvere i problemi della vita pratica quotidiana (meccanica, elettricità, edilizia, idraulica, ecc.) a farsi avanti per dedicare un po’ di tempo all’aiuto concreto e diretto alle diverse attività che richiedono non solo la conduzione giornaliera ma anche un supporto tecnico e professionale a cui le suore del Lieto Messaggio nella parrocchia di Wantiguera, con tutta la loro generosità e buona volontà, non sono in grado di dare risposte.
Noi siamo qua, vi aspettiamo: chiamateci al numero 377 3233015, mandate un messaggio all’indirizzo: giovanni.lazzarotti@tiscali.it.

45wantiguera2018aLa parrocchia di Maria Madre del Buon Consiglio di Wantiguera, diocesi di Bouar, resta una realtà di vita di fede e promozione sociale significativa. Oggi sono presenti due sacerdoti: il parroco, abbé Marek, prete diocesano proveniente dalla Polonia, e un giovane sacerdote della diocesi di Bouar, abbé Flavien. Poi ci sono le suore che, passatemi il termine, sono una potenza, se guardiamo a quello che fanno dalle 6 della mattina alle 18 della sera in rapporto alla loro età media.
“Novembre duemiladiciotto” è stato un mese ricco di anniversari per la diocesi di Bouar e, in particolare, per la parrocchia di Wantiguera. Era il 19 novembre 1978, infatti, quando fu proclamata la diocesi, distaccando quella porzione di territorio dalla diocesi immensa di Berberati, e fu consacrato il suo primo Vescovo, il nostro caro ed amato p. Armando Gianni, frate cappuccino di Gragnola, Fivizzano.
45wantiguera2018cSempre a novembre di 25 anni fa risale l’arrivo in Africa delle suore del Lieto Messaggio di Wantiguera: suor Teresina, suor Nazarena e suor Silvia. Sappiamo che poi a loro si aggiungeranno suor Sylva e suor Liliana. Due anni dopo, alle suore si aggiunge anche don Adriano Filippi: così il pacifico “Africakorps” è al completo. E oggi le suore raccolgono altri frutti della loro testimonianza di vita con le novizie – tra queste anche la giovane Geneviève – presenti nella casa di formazione aperta in Congo.
Infine, vent’anni fa, mons. Eugenio Binini e il Vescovo Gianni, con una solenne e partecipata celebrazione, consacrano la parrocchia a Maria Madre del Buon Consiglio e inaugurano le strutture realizzate: casa delle suore, canonica e posa della prima pietra del futuro Centro di Salute “San Francesco Fogolla”. Noi laggiù abbiamo condiviso con la chiesa di Bouar tutto questo ed è stato veramente bello sia per lo spirito che per gli occhi.
45wantiguera2018bOra siamo ritornati e già immersi nelle nostre attività quotidiane. Tuttavia è sempre forte il ricordo per una realtà che ha bisogno della nostra presenza e del nostro sostegno, che ancora non riesce a chiedere, libera dalla dipendenza di un neocolonialismo economico e politico, di attivare un percorso di sviluppo solidale e autoresponsabile. In questo forse pesa anche il nostro modo di comportarci come il dare loro quanto ci chiedono solo perché ce l’abbiamo e possiamo ricomprarlo una volta tornati a casa.
Lo so, questo, non è un discorso facile, richiede conoscenza, ha bisogno di tempo da dedicare ad un progetto di reciproco auto-aiuto nella condivisione della fede in Gesù Cristo.

(Gianni Lazzarotti)

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